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» 29/09/2006 09:13
TURCHIA - VATICANO
Il Papa in Turchia, "peserà" su ecumenismo, rapporti con l'islam e diritti umani
di Franco Pisano

Per il patriarca ecumenico Bartolomeo I, la visita potrebbe spingere il governo turco a rispettare i diritti delle minoranza, etniche e religiose. Il dialogo tra cattolici e ortodossi al "punto cruciale" del primato del vescovo di Roma.



Istanbul (AsiaNews) – E' una visita "così importante e l'aspettiamo con grande amore fraterno": Nella "Sala del trono" del Fanar, sede del Patriarcato ecumenico di Costatinopoli, il patriarca Bartolomeo spiega che la venuta di Benedetto XVI in Turchia "peserà", naturalmente sui rapporti tra cattolici ed ortodossi – c'è attesa per una annunciata dichiarazione comune - e su quelli tra cattolici e musulmani. Ma anche sul rispetto della libertà di religione e sul riconoscimento dei diritti delle minoranze in Turchia. Lo Stato ignora l'una e gli altri, malgrado impegni internazionali e le pressioni che l'Europa continua a fare, fino alla risoluzione di ieri con la quale il Parlamento europeo chiede di dare i loro diritti al Patriarcato e alle minoranze.

Il patriarca incontra un gruppo di giornalisti di varie nazionalità, subito dopo la conclusione di una riunione sinodale dedicate alla ripresa, a Belgrado, dei lavori della Commissione mista tra cattolici ed ortodossi, ferma da sei anni, ed ora "ad un punto cruciale".

"Sarà – dice una visita importante per la Turchia e per i rapporti ed il dialogo tra religioni. In genere – aggiunge - qui da noi il Papa è aspettato con gioia e disponibilità: i turchi sono ospitali e cordiali con gli stranieri. Già Paolo VI  e Giovanni Paolo II sono venuti qui, senza problemi: se ora ce ne sono a causa del discorso di Regensburg, è una occasione di dialogo, per togliere i malintesi. E' significativo ed importante che, malgrado le reazioni a quel discorso, né il governo turco, né il Papa hanno voluto posticipare la visita".

"Abbiamo seguito – dice ancora Bartolomeo - la sua visita in Germania e avuta l'eco della sua conferenza di Ratisbona. Sono cose ben conosciute e noi tutti non vogliamo in nessun modo avere una tensione tra le religioni monoteiste. Il Patriarcato lavora da anni per il miglioramento dei rapporti e continueremo a farlo per un ideale di amicizie e collaborazione e per il bene dell'umanità e lo stabilimento di una pace permanente sulla terra. Sono sicuro che il Papa non aveva intenzione di offendere i nostri fratelli musulmani. Del resto, lo stesso Benedetto XVI l'ha sostenuto lunedì scorso, ricevendo gli ambasciatori dei Paesi islamici accreditati in Vaticano. Dobbiamo rispettare l'uno le convinzioni dell'altro, dobbiamo collaborare ricordando che su questo pianeta c'è posto per tutti e non c'è bisogno di coltivare il confronto e l'inimicizia. Noi non vogliamo offendere il profeta, così come non vogliamo che si offenda Cristo".

Nei giorni della permanenza di Benedetto XVI in Turchia, il Papa avrà tre incontri con Bartolomeo: per i Vespri, nella piccola cattedrale del patriarcato, dedicata a San Giorgio, per la "Divina liturgia" che sarà celebrata nella stessa chiesa e alla messa che il Papa celebrerà per i cattolici.

Si vedranno, dunque, ben tre volte, a sottolineare il momento importante per il dialogo ecumenico. "Dopo quasi sei anni – dice Bartolomeo - abbiamo potuto riprenderlo, a Belgrado. Non posso prevedere ora cosa potrà accadere nei prossimi anni, ma sono convinto che dipenderà dalla buona volontà, dal coraggio cristiano e dalla sincerità di ambedue le parti. Con Giovanni Paolo II abbiamo fatto numerosi progressi, e Benedetto XVI ha già dimostrato affetto per l'ortodossia".

Presente all'incontro dei giornalisti col patriarca, il metropolita Giovanni di Pergamo co-presidente di parte ortodossa della Commissione mista di dialogo con i cattolici spiega che "abbiamo preso in mano l'agenda teologica ed ecclesiologica ed in particolare la questione del primato di Pietro. Nessuno nega che nella Chiesa unita il vescovo di Roma fosse il primo, ma bisogna intendersi, non c'è omogeneità neppure all'interno delle due Chiese. Cattolici ed ortodossi debbono chiedersi cosa possono concedere sul primato. Ed è ciò di cui stiamo discutendo. Siamo ad un punto cruciale".

"Ognuno dei due – interviene Bartolomeo - deve fare degli sforzi per conservare le proprie tradizioni e al tempo stesso cercare il riavvicinamento.

E' lungo, per gli ortodossi, il capitolo sul mancato rispetto delle minoranze, previsto fin dal Trattato di Losanna, che la Turchia ha firmato nel 1923 e successivamente ignorato. A premere in tal senso, ora è l'Europa. "Il Patriarcato ha sempre favorito il cammino europeo del nostro Paese, fin dall'inizio. Non posso nascondere, però, l'esistenza di problemi che riguardano le minoranza. Per esempio, per il trattato di Losanna, le minoranze hanno il diritto di aprire scuole per l'istruzione religiosa. Noi ce l'avevamo, una scuola, sull'isola di Chalki. E' fiorita durante l'Impero ottomano e la Repubblica turca. Fino al 1971, quando è stato deciso di chiuderla. Così, il primo dei patriarcati ortodossi non ha il diritto di formare i suoi giovani. E' inaccettabile".

Non basta. "C'è anche un problema economico. Noi siamo qui dal 17 secoli e non ci viene riconosciuta personalità giuridica. Abbiamo perso diversi beni. E anche a proposito della scuola, l'abbiamo fondata nel 1844. Abbiamo i titoli che lo provano, ma non ci è garantita la proprietà. Lo stesso è per l'orfanotrofio che sorge sull'isola di Buiukata: abbiamo un titolo di proprietà ottomano ed un altro dell'inizio della Repubblica, ma ce l'hanno tolto, Ora abbiamo fatto ricorso alla Corte europea".

E c'è anche una questione religiosa: il patriarca ecumenico, per la legge, deve essere cittadino turco. Ma gli ortodossi turchi sono pochi e così le possibilitò di scelta poche. "Abbiamo chiesto di poter scegliere un ortodosso di qualunque cittadinanza, al quale poi il governo potrebbe poi concedere la cittadinanza, come accade in Egitto per il patriarca di Alessandria. Ma per ora niente. Aspettiamo con gioia la prossima visita del cancelliere tedesco Angela Merkel, il 5 e 6 ottobre. Si è parlato di una specie di protezione nei nostri confronti, ma non è così. E' che la Germania è una grande democrazia laica, che rispetta le minoranze. E ci sono grandi e buoni rapporti tra Germania e Turchia e la signora Merkel incontrerà anche me". "Dalle nostre autorità ci aspettiamo il rispetto dei nostri diritti per poter svolgere la nostra missione a servizio dell'umanità. Nel 1923 – è il commiato del patriarca – in Turchia c'erano 280mila ortodossi, ora sono poco più di duemila. Perché?"


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pp. 176
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