02/05/2008, 00.00
INDIA
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Il Premier indiano accusa l’Occidente per l'inflazione record

Inflazione record in India: +7,57%. Singh critica la comunità internazionale perché non è intervenuta per tempo contro l’impennata dei prezzi. Esperti: New Delhi ha troppo trascurato l’agricoltura per privilegiare industria e servizi.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – Inflazione al 7,57% in India a metà aprile, record degli ultimi 3 anni. Il premier Manmohan Singh accusa che “la conduzione del settore finanziario nelle economie sviluppate, specie negli Stati Uniti, è stata del tutto insoddisfacente”.

Singh, durante un incontro il 29 aprile della Confederazione dell’industria indiana, ha osservato che la domanda mondiale di petrolio è cresciuta solo dell’1% in 2 anni, mentre il prezzo è salito di oltre il 90% in dollari e del 40% in euro e non c’è stato alcun valido intervento della comunità internazionale. In vista delle elezioni generali del 2009, il governo cerca di contenere i prezzi, specie dei generi alimentari. Il 29 aprila la Banca centrale ha disposto un aumento delle riserve finanziare degli istituti di credito, dall’8 all’8,25%, per togliere liquidità dal mercato.

I critici interni accomunano però nella contestazione il governo indiano. Osservano che nel Paese l’indice generale dei prezzi al consumo è cresciuto del 7% in un anno, ma gli aumenti al dettaglio sono molto maggiori: a New Delhi, secondo i prezzi ufficiali, l’olio è cresciuto del 40%, il riso del 20% e le lenticchie del 18%; ma in realtà alimenti e altri generi di prima necessità sono quasi raddoppiati in 5 mesi. L’India è cresciuta in media dell’8,5% negli ultimi 5 anni, ma lo sviluppo riguarda soprattutto le manifatture e i servizi, mentre l’agricoltura è cresciuta intorno al 2,5% e costituisce appena il 18% del Prodotto interno lordo, sebbene sia l’occupazione del 60% degli abitanti. I forti aumenti dei prezzi sono anche causati dal crescente costo di acciaio, cemento e altre materie essenziali per la crescita di industrie e servizi.

S.P. Shukla, ex segretario alle Finanze, accusa New Delhi di “avere lasciato deteriore il sistema di distribuzione pubblica di alimenti e altri generi essenziali, a danno soprattutto dei poveri”. Sotto accusa “investimenti pubblici inadeguati nelle campagne, specie per il sistema d’irrigazione, che hanno contribuito a diminuire la produttività agricola”, colpita pure dall’elevato inquinamento. Il 60% delle coltivazioni non hanno alcuna irrigazione e dipendono dai 4 mesi di piogge monsoniche.

Gli esperti notano che nel Paese non c’è mai stata una vera scarsità di cibo, neanche durante la carestia del Bengala nel 1943 che ha causato 1,5 milioni di morti d’inedia, ma il problema è sempre stata la distribuzione dei cibi a un prezzo adeguato. Per contenere i prezzi l’India ha anche intaccato le sue riserve di cereali, ma con esito inferiore al previsto, si ritiene soprattutto per fenomeni di corruzione e per le diffuse sottrazioni. Nel 2006 e 2007 ha così dovuto addirittura importare cereali, poi venduti sul mercato a un prezzo circa doppio di quello imposto dal governo ai contadini indiani per acquisire cibo a basso costo.

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