08/01/2011, 00.00
TIBET - INDIA - CINA
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Il Tibet al Dalai Lama: "Non abbandonare la politica"

di Nirmala Carvalho
Il leader spirituale del buddismo ha più volte sottolineato la propria intenzione di ritirarsi dalla vita pubblica e assumere un ruolo puramente spirituale. Oggi il suo popolo lo implora: "La democrazia è una vostra battaglia, non lasciateci da soli".
Dharamsala (AsiaNews) - Il popolo tibetano "implora e prega con tutto il cuore, con la maggiore devozione possibile, che il Dalai Lama non decida un ritiro totale o parziale dalla vita pubblica. Sua Santità ha guidato i tibetani sulla strada della democrazia, e questo è stato un viaggio così importante che nessuno vorrebbe vederlo concluso senza la Sua guida". E' questo, sostanzialmente, il testo dell'appello pubblico inviato al leader del buddismo tibetano dai massimi leader politici del governo tibetano in esilio in India.
 
Il testo è stato pubblicato ieri con la firma di Penpa Tsering, presidente del Parlamento tibetano in esilio, e dal suo vice Dolma Gyari. Ma rappresenta l'opinione di tutti coloro che, da Dharamsala e nel Tibet stesso, ritengono che sia sbagliata la decisione presa dal Dalai Lama di sparire dalla vita pubblica della diaspora tibetana. Il capo della "setta gialla" del buddismo, infatti, ha annunciato alcune settimane fa la propria intenzione di delegare del tutto il proprio potere temporale a rappresentanti eletti dalla popolazione e concentrarsi sul lato spirituale.
 
La figura del Dalai Lama è molto particolare nel mondo delle religioni mondiali. Al suo ruolo puramente religioso, infatti, i quattordici leader buddisti che si sono susseguiti alla guida della regione hanno aggiunto un potere politico di tipo assolutistico. Il leader buddista è infatti definito dagli storici della religione "il dio-re", perché nel tempo ha guidato proprio come un monarca il Tibet: diverso è il caso di quest'ultima incarnazione, Tenzin Gyatso, che da sempre ha sostenuto lo sviluppo democratico del sistema politico tibetano.
 
Samdhong Rinpoche, primo ministro del governo in esilio, si unisce a questo appello e ad AsiaNews spiega: "Il Dalai Lama pensa che il popolo tibetano non dovrebbe essere così dipendente dalla sua figura. Negli ultimi 400 anni, in effetti, i tibetani hanno rimesso al leader ogni decisione e si sono mostrati riluttanti all'idea di assumersi le proprie responsabilità. Ma questa incarnazione del Dalai Lama è diversa dalle precedenti, e ha spinto tutti noi verso un sistema democratico di governo".
 
Rinpoche, il primo rappresentante politico eletto dal popolo proprio su iniziativa del Dalai Lama, aggiunge: "Ma la democrazia tibetana è un risultato diretto dell'impegno 'dall'alto' del nostro leader. Lui ci ha incoraggiato senza esitazioni verso la democrazia: è un esempio unico, dato che di solito questo risultato si ottiene dopo un diretto slancio dal basso, dal popolo. Ora, il nostro principale rappresentante teme che - alla sua morte - ci possa essere un vuoto di potere. Ma questo non importa: il suo è stato un esempio troppo importante per tutti noi".
 
Il testo dell'appello inviato al Dalai Lama è simile: "Sua Santità ci ha guidati sul sentiero della democrazia, iniziando dall'introduzione di riforme che hanno cambiato del tutto il funzionamento del nostro governo. Elezioni e rappresentanza diretta sono stati voluti da Voi, che in questo modo avete liberato il nostro popolo dal feudalesimo. Ecco perché non c'è modo per esprimere la nostra gratitudine e perché, allo stesso tempo, vi imploriamo di non lasciare il vostro ruolo politico. Abbiamo bisogno della vostra guida".
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