05/06/2009, 00.00
TURKMENISTAN
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Il Turkmenistan discute di energia con l’Europa per sottrarsi al monopolio russo

E’ scoppiata di recente una disputa tra Russia e Turkmenistan sulle condizioni di una grossa fornitura di gas. Come risultato, Ashgabat ha perso circa 2 miliardi di dollari ad aprile e a maggio e ha chiuso 195 giacimenti. Appare intanto accantonato il problema del rispetto dei diritti umani.

Ashgabat (AsiaNews/Agenzie) – Il Turkmenistan cerca una nuova collaborazione con l’Unione europea in campo energetico, dopo che la Russia non ha rispettato gli accordi per l’acquisto di miliardi di metri cubi (mmc) di gas turkmeno. Analisti ritengono che il ministro turkmeno degli Esteri Rashid Meredov abbia approfondito la questione, durante gli incontri con i leader Ue a Bruxelles nei giorni scorsi.

Meredov si è incontrato, tra gli altri, con il Commissario Ue all’Energia Andris Piebalgs, con quello per le Relazione esterne Benita Ferrero-Waldner e con il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso.

Mancano commenti ufficiali e Ferran Tarradellas, portavoce di Piebalgs, ha dichiarato che “è del tutto logico che il ministro turkmeno degl Esteri visiti la capitale dell’Ue ogni tanto”. Fra l’altro era prevista da tempo la sua presenza all’incontro del 4 giugno, insieme con i ministri turkmeni per le Comunicazioni e per il Commercio, nell’ambito dell’Accordo per il commercio e la cooperazione.

Ma c’è forte contrasto tra Turkmenistan e Russia dopo che Mosca si è rifiutata di rispettare un accordo per l’acquisto del gas turkmeno. Nel 2008 la statale russa Gazprom si era impegnata ad acquistare 50 mmc annui di gas turkmeno pagando i “prezzi europei”, al fine di sbarrare la strada alle offerte dell’Ue. Ma il costo dell’energia è sceso molto da allora. Il Turkmenistan chiede il prezzo “europeo” dell’epoca, pari a oltre 300 dollari per 1.000 metri cubi di gas. Ma la Gazprom ha detto che pagherà solo il prezzo attuale, pari a circa 200 dollari.

Le tensioni sono aumentate dopo l’esplosione di una parte chiave del gasdotto che porta l’energia dal Turkmenistan alla Russia, per cause ancora non chiarite. Fonti turkmene accusano la Gazprom di avere così voluto interrompere le forniture per non pagare il maggior prezzo. Di fatto, Ashgabat ha perso almeno 2 miliardi di dollari di incassi previsti ad aprile e a maggio e ha dovuto fermare l’estrazione da 195 giacimenti.

Nei colloqui a Bruxelles era comunque già in agenda la richiesta Ue di accordi energetici. Già nel 2008 le due parti hanno discusso la possibilità di vendere 10 mmc annui attraverso il progettato oleodotto Nabucco, che correrà dalla Turchia all’Austria.

Ambienti Ue hanno confermato che il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhammedov è “furioso” verso Mosca. Ma hanno anche commentato che ogni sviluppo concreto deve attendere la costruzione del Nabucco.

Il presidente di turno della Ue ha anche detto che Ashgabat ha rinviato “a tempo indefinito” i colloqui sul rispetto dei diritti umani. Tra gli Stati dell’Asia centrale, il Turkmenistan e l’Uzbekistan sono sempre stati più ritrosi ad aprirsi all’Occidente, anche perché i due Paesi hanno sempre rifiutato le richieste dei governi occidentali per un maggior rispetto dei diritti umani. Ciò ha favorito il loro mantenimento di stretti rapporti con la Russia ma anche con la Cina. Ma ora l’Ue appare meno desiderosa di mettere il rispetto dei diritti umani avanti a tutto.

A sua volta Ashgabat vuole diminuire l’attuale completa dipendenza dai gasdotti russi, che portano circa 50 mmc l’anno. Altri 8 mmc sono addotti in un condotto verso l’Iran. Dalla fine del 2009 entrerà in funzione un nuovo gasdotto fino in Cina per 30 mmc annui.

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