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» 12/12/2008 13:16
VATICANO
Il Vaticano chiede alla bioetica “rispetto incondizionato” per ogni essere umano
In base a tale principio, un documento della Congregazione per la dottrina della fede definisce moralmente illecite la fecondazione artificiale, la distruzione ed il congelamento di embrioni, la clonazione umana e la produzione di staminali con tecniche che comportano la soppressione di vite umane.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Tutelare il “rispetto incondizionato” dovuto ad ogni essere umano fin dal suo concepimento, in quanto, da quel momento in poi, non avviene alcun “cambiamento di natura”, né può affermarsi una “gradualità di valore morale”. E’ la ragione di fondo della “Dignitas personae”, il documento del dicastero vaticano per la dottrina della fede, espressamente approvato da Benedetto XVI, presentato oggi, che vuole “proporre risposte ad alcune nuove questioni di bioetica, che provocano attese e perplessità in vasti settori della società”.
 
Le questioni concrete, come le tecniche di aiuto alla fertilità, il congelamento di embrioni, la diagnosi pre-impiantatoria, la terapia genica, la clonazione umana, l’uso terapeutico delle cellule staminali, i tentativi di ibridazione sono dunque tutte esaminate alla luce di tali principi, dai quali discendono i giudizi morali. Spesso negativi, anche se la Chiesa “guarda con speranza alla ricerca scientifica, augurando che siano molti i cristiani a dedicarsi al progresso della biomedicina e a testimoniare la propria fede in tale ambito” ed “intende portare una parola di incoraggiamento e di fiducia nei confronti di una prospettiva culturale che vede la scienza come prezioso servizio al bene integrale della vita e della dignità di ogni essere umano”.
 
Rivolta “ai fedeli e a tutti coloro che cercano la verità”, l’Istruzione – di 37 pagine - è divisa in tre parti: la prima richiama alcuni aspetti antropologici, teologici ed etici di importanza fondamentale; la seconda affronta nuovi problemi riguardanti la procreazione; la terza prende in esame alcune nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano.
 
Nella prima parte si affermano due principi: che “l’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, “da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona” (n. 4); e che “l’origine della vita umana… ha il suo autentico contesto nel matrimonio e nella famiglia, in cui viene generata attraverso un atto che esprime l’amore reciproco tra l’uomo e la donna. Una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro deve essere il frutto del matrimonio” (n. 6). La Chiesa, infine, “non interviene nell’ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato” (n. 10). “Nessuna invasione di campo”, ha commentato mons. Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita. “La Chiesa – ha aggiunto - non entra nell'ambito della scienza”, ma “richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato”.
 
La seconda parte dell’Istruzione è dedicata alle tecniche di aiuto alla fertilità. Il principio è che “sono lecite tutte le tecniche che rispettano il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano”, “l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro” e “i valori specificamente umani della sessualità, che esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale” (n. 12).
 
Sono quindi “ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità” e sono “certamente leciti gli interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale”. No invece alla fecondazione “in vitro”, in quanto comporta l’eliminazione di embrioni. Essa in realtà viene accettata “perché si presuppone che l'embrione non meriti un pieno rispetto, per il fatto che entra in concorrenza con un desiderio da soddisfare”. Ma questo “è del tutto deprecabile”. Ma “di fronte alla strumentalizzazione dell’essere umano allo stadio embrionale, occorre ripetere che l’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l’uomo maturo o l’anziano” (n. 16).
 
La fecondazione in vitro - ma anche la diagnosi pre-impiantatoria e alcune forme di ingegneria genetica - presenta inoltre il rischio della eugenetica, ossia della “scelta” delle caratteristiche – dal sesso in poi - di un figlio. “Moralmente illecita” anche la”Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI)”, in quanto “è una variante della fecondazione in vitro” (n. 17).
 
No anche al congelamento di embrioni, in quanto “incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un’alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell’accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni” (n. 18)
 
Quanto al gran numero di embrioni congelati già esistenti il documento ricorda l’appello lanciato da Giovanni Paolo II “alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico ed in modo particolare ai medici perché venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non si intravede una via d’uscita moralmente lecita” per loro.
 
E’ illecita anche la “riduzione embrionale”, che serve a ridurre il numero di embrioni o feti presenti nel seno materno mediante la loro “diretta soppressione” e che, dal punto di vista etico, “è un aborto intenzionale selettivo” (n. 21). Analoga considerazione per la diagnosi pre-impiantatoria, in quanto ad essa “segue ordinariamente l’eliminazione dell’embrione designato come ‘sospetto’ di difetti genetici o cromosomici, o portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate”. Inoltre, essa, “trattando l’embrione umano come semplice "materiale di laboratorio", si opera un’alterazione e una discriminazione anche per quanto riguarda il concetto stesso di dignità umana… Tale discriminazione è immorale e perciò dovrebbe essere considerata giuridicamente inaccettabile» (n. 22).
 
“Intrinsecamente illecita”, poi, ogni forma di clonazione umana, compresa quella terapeutica, in quanto “creare embrioni con il proposito di distruggerli, anche se con l’intenzione di aiutare i malati, è del tutto incompatibile con la dignità umana, perché fa dell’esistenza di un essere umano, pur allo stadio embrionale, niente di più che uno strumento da usare e distruggere. È gravemente immorale sacrificare una vita umana per una finalità terapeutica” (n. 30).
 
Le staminali, infine. Anche in questo caso sono “lecite quelle metodiche che non procurano un grave danno al soggetto da cui si estraggono le cellule staminali” (n.32). Sì, quindi al “prelievo a) dai tessuti di un organismo adulto; b) dal sangue del cordone ombelicale, al momento del parto; c) dai tessuti di feti morti di morte naturale” (n. 32).mentre no a quelle tecniche che comportano la soppressione di vite umane. “Si rileva comunque che numerosi studi tendono ad accreditare alle cellule staminali adulte dei risultati più positivi se confrontati con quelle embrionali”. (FP)
 

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