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  • » 04/11/2016, 15.15

    CINA

    Il bluff della democrazia: candidati indipendenti fermati dalla polizia



    Le autorità e la polizia cinese intimidiscono, molestano e arrestano i candidati indipendenti alle elezioni distrettuali. Nonostante per legge sia legittimo candidarsi, il Partito comunista cinese non sembra lasciare – quasi – a nessuno la possibilità di svolgere in autonomia la propria campagna elettorale.

    Pechino (AsiaNews/Chrd) – A partire dal 15 novembre in Cina inizieranno a svolgersi le elezioni distrettuali dei rappresentanti del popolo. La Repubblica popolare cinese “autorizza” chiunque oltre i 18 anni di età a candidarsi in modo indipendente per concorrere alla carica di rappresentate popolare. Nonostante questa libertà apparente, lo Stato impedisce anche tramite il ricorso alla violenza e alla detenzione preventiva, le candidature dei cittadini. Qui di seguito sono riportati alcuni fatti accaduti da giugno che spiegano la realtà pratica della legge elettorale.

    Le autorità cinesi hanno intimidito, molestato e arrestato cittadini che avevano dichiarato la loro “candidatura indipendente” alle elezioni di quest’anno nei congressi locali dei delegati popolari. Di seguito sono riportati alcuni fatti accaduti da giugno:

    1 Novembre, Yao Lifa (姚立法), un noto esperto di elezioni e già rappresentante del proprio congresso locale a Qianjiang (Hubei), è stato costretto a salire su un veicolo dalle autorità e portato via dalla scuola dove lavora. Yao è stato sequestrato lo stesso giorno insieme a 57 persone che avevano avanzato la loro candidatura indipendente per le elezioni a Qianjiang. Pare che le autorità gli abbiano detto di aver ricevuto ordini dai superiori per condurlo fuori dell’Hubei “per qualche giorno”.  Dalla metà di ottobre, le autorità hanno anche limitato i movimenti di svariati altri candidati in città. Il 16 ottobre, le autorità hanno chiuso il blog di Yao, dal nome: “China Election Watch” (中国选举观察). Il blog, usato da anni dall’aspirante candidato per pubblicare informazioni su leggi e norme elettorali cinesi, forniva guide pratiche ai cittadini che volessero candidarsi alle elezioni regionali. Yao Lifa è rimasto in stato di semi-detenzione domiciliare per diversi anni; la polizia sorveglia la sua residenza e le autorità gli ordinano di presentarsi al lavoro a scuola, in modo da poter restringere i suoi movimenti.

    A Pechino, i candidati indipendenti hanno subito le violenze e le intimidazioni della polizia per impedir loro di tenere incontri con votanti o giornalisti e svolgere campagne elettorali. Il 24 ottobre, la polizia ha bloccato 18 candidati indipendenti che si stavano incontrando presso la casa di Yang Lingyun (杨凌云), anche lui candidato. In tale occasione sarebbero dovuti essere intervistati da alcuni giornalisti di una televisione giapponese e prendere parte ad attività della campagna elettorale. Il giorno prima, la polizia aveva avvertito Yang che gli agenti avrebbero sorvegliato la sua abitazione in caso di “disordini”, e che le interviste con media stranieri non sarebbero state ammesse. Il 24 ottobre un gruppo di agenti di polizia e membri del comitato di quartiere hanno vigilato sull’ingresso della casa del candidato Ye Jinghuan (野靖环), e hanno impedito a Ye di uscire per raggiungere casa di Yang. Il 14 ottobre la polizia ha impedito ai giornalisti giapponesi di incontrare Ye, nello stesso giorno a Pechino, i 18 aspiranti candidati avevano espresso all’unanimità la decisione di prendere parte all’elezione. Il primo novembre diversi candidati hanno testimoniato che la polizia a impedito a Fan Sujun (范素君), una candidata di 80 anni, di lasciare casa propria per prendere parte a un evento elettorale. Due giorni dopo, la polizia si è recata a casa della candidata Liu Huizhen (刘惠珍), impedendole di svolgere la propria campagna elettorale e bloccando all’esterno le persone venute per partecipare.

    Il 19 settembre nell’Hunan, nella città di Hengyang, la polizia ha arrestato Guan Guilin (管桂林), accusandolo di “ostacolare le elezioni”. Guan stava cercando di registrarsi come candidato indipendente nella contea di Qidong. Dopo aver scontato una detenzione amministrativa di 10 giorni, le autorità lo hanno imprigionato con l’accusa di “usare una setta per ostacolare l’applicazione della legge”. Guan è stato rilasciato il 29 ottobre. La polizia di Hengyang lo ha detenuto anche quando si è candidato alle elezioni regionali del 2012, perché sospettato di “lesioni intenzionali”.

    Nella provincia del Jianxi, l’attivista Yang Wei (杨微) ha scontato una detenzione amministrativa di 10 giorni dopo essere stato sequestrato il 23 agosto dagli addetti alla sicurezza presso l’ufficio governativo della città di Fuzhou. Egli aveva tentato di compilare un modulo per la candidatura. Yang (aka 杨霆剑, Yang Yanjian) aveva già attirato l’attenzione della polizia per aver creato in rete dei forum per discutere idee democratiche e sostenere i diritti degli attivisti detenuti. Nel 2013 la polizia ha preso in custodia più volte Yang Wei per il suo ruolo nelle manifestazioni di protesta a Guangzhou, incluse quelle in nome della libertà di stampa e i comizi tenuti in solidarietà del Movimento di occupazione centrale di Hong Kong. 

    A giugno, la polizia del Gansu ha imprigionato Qu Mingxue (瞿明学), operaio di una fabbrica nella contea di Yongjing dopo aver presentato un reclamo perché una persona da lui nominata per un’elezione, Liu Mingxue (刘明学), non era presente sulla lista finale dei candidati. Le autorità hanno arrestato in via ufficiale Qu il 2 luglio, con l’accusa di “ostacolare le elezioni”. Il 28 luglio, il procuratorato locale ha deciso di non incriminare Qu e concedergli la libertà. Dopo che Liu, presentatosi al comitato elettorale per un “esame”, è stato bocciato, rendendo impossibile la sua candidatura.

    La Cina ha elezioni dirette solo per delegati del congresso del popolo nelle città, contee, distretti municipali e città non suddivise in distretti. Al di sopra di questi livelli, incluso il livello nazionale, non esistono elezioni dirette; i delegati del congresso (nazionale) sono scelti dai congressi del popolo di livello più basso. La legge elettorale cinese dell’Assemblea nazionale del popolo e i congressi popolari locali (2015) stabilisce che oltre i 18 anni può votare o partecipare ad elezioni regionali se non è stato privato dei diritti elettorali (Art. 3).

    La realtà, tuttavia, è che il governo e i funzionari del partito interferiscono con le elezioni; le autorità vagliano potenziali candidati quando provano a registrarsi e quando concorrono per la carica. I candidati indipendenti sono spesso “tagliati fuori” e tenuti lontano dai seggi, se vengono eletti sono perfino ostacolati ad assumere l’incarico. La legge elettorale cinese, che è stata riveduta nel 2015, prevede addirittura un “esame del comitato” che ha l’autorità di “vagliare” i candidati eletti prima di entrare in carica (Art. 46); i criteri usati, in ogni caso, non sono resi pubblici, e sono al di sopra e oltre gli standard espressi dall’art. 2 della legge. Durante le precedenti elezioni regionali del 2011, in Cina, molti candidati indipendenti non ce sono riusciti a presentarsi. Nel 2014, il Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne ha espresso (p. 7) la propria profonda preoccupazione per le notizie riguardo a donne che presentatesi come candidate indipendenti alle elezioni, “hanno subito abusi e violenze”.

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