18/09/2021, 08.00
ARABIA SAUDITA
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Il ‘camel site’ saudita più antico delle piramidi di Giza e Stonehenge

Al momento della scoperta il sito di di al-Jawf era considerato antico di duemila anni. Un nuovo studio afferma che i cammelli a grandezza naturale in pietra rossa risalgono a 8mila anni fa. Riyadh punta sempre più sul turismo e a sviluppare un sito nella regione di al-Baha da 50mila metri quadri. L’obiettivo è arrivare al 10% del Pil. 

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Per rilanciare il turismo al tempo del Covid Riyadh guarda, anzi scava nel passato e scopre che i cammelli a grandezza naturale scolpiti nella pietra rossa, nella provincia nord-occidentale di al-Jawf, sono più antichi delle piramidi di Giza o di Stonehenge. È quanto è emerso da una ricerca pubblicata in questi giorni secondo cui gli animali del celebre “camel site” risalgono a circa 8mila anni fa, ben oltre i 2mila anni fa fissati nel 2018 al momento della scoperta. I sauditi possono dunque vantare un sito millenario, che andrà ad arricchire la vetrina di bellezze antiche e sviluppo tecnologico parte del piano di sviluppo “Vision 2030” voluto dal principe ereditario Mohammed bin Salman (Mbs) per affrancare il regno dal petrolio. 

I risultati degli ultimi studi, pubblicati sul Journal of Archaeological Science: Reports, suggeriscono che il cosiddetto sito dei cammelli risale in realtà ad un periodo fra i 7 e gli 8mila anni fa. I ricercatori hanno datato le incisioni attraverso un’analisi chimica e un esame dei segni degli strumenti trovati nel sito.

“Sono - sottolinea Maria Guagnin, archeologa presso il Max Planck Institute, fra le esperte che hanno partecipato alla ricerca - assolutamente sbalorditivi e, tenendo presente che li vediamo ora in uno stato pesantemente eroso con molti pannelli caduti, il sito originale deve essere stato assolutamente strabiliante”. “Vi erano - prosegue - cammelli ed equidi a grandezza naturale due o tre strati uno sopra l’altro”.

Gli artisti antichi hanno scolpito le immagini in tre speroni rocciosi, osserva Ewelina Lepionko per Albawaba. Oltre a una dozzina di cammelli, l’opera raffigura due animali che possono essere asini, muli o cavalli. Alcuni dei cammelli raffigurati nei rilievi hanno scollature sporgenti e ventri rotondi, caratteristiche tipiche degli animali durante la stagione degli amori. Ciò suggerisce che il sito fosse legato alla fertilità o a un periodo specifico dell'anno. “Le comunità di cacciatori e pastori - conclude Maria Guagnin ad Haaretz - tendono ad essere molto disperse e mobili, ed è importante che si incontrino a intervalli regolari durante l’anno, per scambiare informazioni, sposi e così via. Quindi, qualunque sia il simbolismo delle sculture, questo potrebbe essere stato un luogo in cui riunire l'intera comunità”.

Intanto il Fondo saudita di Sviluppo del Turismo (Tdf) ha firmato in questi giorni un accordo col tour operator Seera Group per lo sviluppo di un sito turistico nella regione di al-Baha, fra le destinazioni più apprezzate del Paese. Il piano prevede la realizzazione di un’area di 50mila metri quadri, con un resort di lusso da 200 appartamenti, ristoranti, negozi e strutture per le attività esterne e che permetterà di ampliare ancor più l’offerta turistica. 

In passato il regno wahhabita era meta di pellegrinaggio religioso esclusivamente per i fedeli dell’islam, ma dal 2019 il governo - su impulso di Mbs - ha tracciato una visione di innovazione e sviluppo che punta al 2030. Essa prevede la costruzione di una città futuristica (Neom) da mezzo miliardo sul mar Rosso, che unisce riserva naturale, barriere coralline e siti archeologici, uniti a mega-impianti per lo sport e lo spettacolo. L’obiettivo è coprire grazie al turismo il 10% del Prodotto interno lordo (Pil), ben oltre l’attuale 3%, con la creazione di un milione di posti di lavoro.

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