02/02/2017, 08.52
USA-COREA-GIAPPONE

Il capo del Pentagono alla guerra contro Kim Jong-un e per migliorare l’economia Usa

La Corea del Nord è all’ultimo stadio nella capacità di lanciare missili intercontinentali che potrebbero colpire anche gli Stati Uniti. Corea del Sud e Giappone sono già sotto la minaccia dei missili nordcoreani. Trump ha minacciato di abbandonare l’alleanza con Tokyo e Seoul se essi non pagano di più per la difesa. Mattis e Trump per una crescita dell’arsenale militare Usa. La difesa statunitense, la più potente e costosa al mondo, un bilancio annuale di oltre 600 miliardi di dollari e circa 1,3 milioni di soldati attivi.

Washington (AsiaNews) – Il capo del Pentagono, Jim Mattis, ha scelto Corea del Sud e Giappone come destinazioni del suo primo viaggio ufficiale. Partito ieri alla volta di Seoul e poi Tokyo, egli vuole rafforzare l’alleanza con i due Paesi estremo-orientali nella lotta contro la Corea del Nord.

Pyongyang e il suo leader Kim Jong-un sono divenuti un tema molto dibattuto negli Usa, dopo che all’inizio dell’anno, nel suo discorso ufficiale, Kim ha dichiarato che il Paese è all’ultimo stadio nella capacità di lanciare missili intercontinentali che potrebbero colpire anche gli Stati Uniti.

Non è ancora chiaro quanto la minaccia nordcoreana sia reale. Alcuni esperti affermano che Pyongyang sarà capace di avere un’arma nucleare che possa colpire gli Usa entro 10 anni.

Durante la sua campagna elettorale, il presidente Donald Trump ha spesso accennato alla possibilità di colpire Pyongyang, ma ha anche espresso l’idea di un possibile colloquio con Kim davanti a un piatto di hamburger. Per Trump, la Cina, che è il maggior alleato della Corea del Nord, dovrebbe fare molto di più per convincere Kim a desistere dal suo programma nucleare.

Il viaggio di Mattis vuole rassicurare i due Paesi alleati, che sono già sotto la minaccia dei missili nordcoreani. Essi ospitano da decenni 80mila truppe statunitensi. Ma è probabile che essi dovranno “rassicurare” gli Stati Uniti nel sostenere in misura maggiore le spese militari. Durante la sua campagna, Trump si è lamentato che i trattati di difesa con loro sono svantaggiosi per gli Usa e che il suo Paese avrebbe abbandonato l’alleanza se Tokyo e Seoul non avessero pagato di più.

La dimensione economica del viaggio e della difesa statunitense è al primo posto. Proprio ieri Mattis ha messo in luce i piani iniziali per una crescita dell’arsenale militare Usa. Anche Trump ha promesso una “grande ricostruzione” dei servizi militari Usa e la scorsa settimana ha firmato ordini esecutivi per accrescere il numero di aerei, navi e risorse per il Pentagono.

La difesa americana è già la più potente e la più costosa del mondo, con basi su tutto il pianeta, un bilancio annuale di oltre 600 miliardi di dollari e circa 1,3 milioni di soldati attivi.

Dopo il ritiro della maggior parte delle truppe Usa da Iraq e Afghanistan, l’amministrazione Obama aveva ridotto il budget del Pentagono, ma i repubblicani hanno spesso sottolineato che i tagli sono stati troppo forti e rischiano di indebolire la difesa Usa, soprattutto davanti alle escalation militari di Russia e Cina.

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