31/10/2018, 14.40
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Il card. Bo contro ‘l’ingiustizia economica’ delle sanzioni Ue

“L'esperienza insegna che questo tipo di provvedimenti danneggia solo le fasce più povere della popolazione”. Le sanzioni rischiano di devastare alcuni dei settori chiave dell’economia birmana, che già attraversa un periodo di forte incertezza. Esperti stimano che almeno 400mila operai del settore tessile perderebbero il lavoro.

Yangon (AsiaNews) – Le sanzioni commerciali che l'Unione europea (Ue) minaccia di emanare “sarebbero senz'altro un'ingiustizia economica per il popolo del Myanmar”. Lo dichiara ad AsiaNews il card. Charles Maung Bo (foto), arcivescovo di Yangon e primo porporato birmano.

Una delegazione dell’Ue, giunta nel Paese per valutare se imporre a Naypyidaw una misura punitiva per le violazioni dei diritti umani ai danni dei Rohingya, ieri ha incontrato industriali e lavoratori locali a Yangon. Cecilia Malmstrom, commissario di Bruxelles per il Commercio, lo scorso 5 ottobre ne aveva annunciato la possibilità, denunciando il fallimento del governo nel risolvere la crisi umanitaria nello Stato occidentale di Rakhine.

“Sono del tutto contrario – afferma il card. Bo – a qualsiasi forma di sanzione o embargo contro il Myanmar. L'esperienza insegna che questo tipo di provvedimenti danneggia solo le fasce più povere della popolazione. Saranno loro a soffrirne le conseguenze, certo non chi è ricco e potente. I giudizi e le critiche provenienti dall'Occidente non tengono conto che governo e militari, in particolare Aung San Suu Kyi, stanno lavorando sodo insieme per costruire un futuro di pace per il Paese. Posso assicurare che, dopo sessant'anni di giunta militare, la Signora sta tentando di unire la nazione coinvolgendo l'esercito nel processo. È un cammino lungo, ma le priorità sono la pace e l'unità del Myanmar. Queste sono più importanti di qualunque interferenza esterna”.

Le sanzioni rischiano di devastare alcuni dei settori chiave dell’economia birmana, che già attraversa un periodo di forte incertezza. La Banca mondiale ha di recente rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica per il 2018, portando al 6,2% la precedente stima del 6,8%. Imprenditori e leader sindacali birmani chiedono all’Ue di sostenere la crescita del Paese in via di sviluppo. Escludendo il Myanmar dai vantaggi commerciali del Sistema delle preferenze generalizzate (Spg), esperti stimano che almeno 400mila operai del settore tessile perderebbero il lavoro.

Per sfruttare il privilegiato status commerciale del Myanmar con l’Ue, dal 2013 Pechino ha disposto vasti investimenti nel Paese. William Zaw Naing Oo, di Mandalay RVA (Radio Veritas Asia), sottolinea il rischio che le “sanzioni spingano il Paese verso la Cina, allontanandolo dall’Occidente”. “Il governo civile si troverebbe di fronte a gravi difficoltà – prosegue – e per questo i comuni cittadini incolperebbero Aung San Suu Kyi”. L’imprenditore Stephen Seng Ja dichiara: “Le sanzioni economiche avrebbero ripercussioni negative per entrambe le parti. Il Myanmar ha subito subito penalità dall'Ue dal 2004 fino al 2012. Gli scambi commerciali, culturali e accademici sono ripresi solo nel 2014. È importante esaminare le cause alla radice della crisi Rohingya e applicare una soluzione diversa, piuttosto che nuove sanzioni”.

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