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    » 27/03/2006, 00.00

    libano

    Il futuro di Lahoud e di Hezbollah blocca il dialogo inter-libanese

    Youssef Hourany

    Domani il vertice della Lega araba parlerà dei rapporti tra Siria e Libano. Siniora, al termine di una visita in Arabia Saudita, afferma la volontà di andare a Damasco per affrontare le questioni che dividono i due Paesi.

    Beirut (AsiaNews) – Il futuro del presidente della Repubblica, il filosiriano Emile Lahoud, che ha provocato il rinvio a lunedì della quarta fase del dialogo inter-libanese, il disarmo di Hezbollah ed i rapporti tra Libano e Siria, alla vigilia del vertice della Lega araba, sono al centro della giornata politica a Beirut. Oggi è stato aperto e subito rinviato, per la seconda volta nell'ultima settimana, il "Dialogo" tra i 14 leader politici libanesi. La questione principale all'ordine del giorno era la presidenza della Repubblica. "Non abbiamo raggiunto un risultato – ha dichiarato il presidente del parlamento, Nabih Berri - e rimarrà all'ordine del giorno della prossima riunione".

    Lahoud intanto ha confermato la sua presenza all'annuale vertice della Lega Araba, in programma nella capitale sudanese Khartoum, durante il quale dovrebbe essere discussa anche la questione dei rapporti tra Libano e Siria. Al vertice parteciperà anche il premier libanese Fuad Siniora, che, al termine di una visita di due giorni in Arabia Saudita, ha oggi dichiarato che oggetto del suo incontro con re Abdullah sono stati i rapporti tra il suo Paese e Damasco. "Sulla questione – ha detto ai giornalisti - abbiamo gli stessi punti di vista e gli stessi principi". Siniora ha aggiunto di "avere la volontà e di essere pronto" ad andare in Siria "per costruire buoni rapporti e risolvere i problemi pendenti tra noi". Ma ha sostenuto di voler ben studiare e preparare la visita, prima di annunciarla.

    Quanto al futuro di Lahoud, il generale Michel Aoun, candidatosi ala successione e schierato su posizioni vicine all'attuale capo dello Stato, ha sostenuto che sono solo due le strade percorribili per la maggioranza parlamentare: "accettare la Costituzione vigente e quindi la permanenza del presidente Lahoud a capo della Repubblica libanese, con la necessità di cambiare il governo attuale, oppure mettersi d'accordo sul nome del futuro presidente, che dovrebbe essere rappresentativo". Il nuovo presidente, a suo avviso, "dovrebbe possedere un patrimonio popolare, nazionale e umano-etico, che lo renda capace di dirigere il Paese in questo momento critico".

    Dal canto suo, il capo delle forze libanesi, Samir Geagea, in una dichiarazione ha espresso "fiducia nel dialogo svolto" ed ha ribadito la necessità di proseguire gli sforzi per costringere il presidente Lahoud a presentare le sue dimissioni. Egli ha detto di temere un risultato "grigio, che significa il prolungamento del periodo della crisi" ed ha rinnovato il suo appello per un sit-in popolare. Sul profilo del nuovo presidente, Geagea si è detto favorevole ad un "presidente di prima classe, uomo politico per eccellenza".

    Secondo fonti giornalistiche, ci sarebbe un contrasto sul nome del nuovo presidente tra Geagea ed il suo alleato Saad Hariri, che rifiuta categoricamente l'elezione di un uomo delle Forze libanesi, come Georges Adwan, vice comandante delle stesse Forze, accusato di massacri durante la guerra civile, e tra Geagea e Cornet Chehwan, che vuole uno dei suoi uomini, come il deputato Boutros Harb.

    Accanto al problema del futuro di Lahoud, il Dialogo si è bloccato per la ricerca di una soluzione del problema del disarmo dei movimenti armati, in primo luogo il filosiriano Hezbollah, come richiede la risoluzione 1559 del Consiglio di sicurezza, del settembre 2004. Al riguardo l'inviato speciale dell'Onu Terje Roed-Larsen, ieri, al momento di lasciare Beirut ha escluso un possibile uso della forza. "Il nostro obiettivo – ha spiegato - e' integrare Hezbollah nell'esercito libanese".

     

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