10/06/2019, 16.08
VATICANO
Invia ad un amico

Il gender, una impostazione ideologica di fronte a una realtà naturale e antropologica

Documento del dicastero vaticano per l’educazione cattolica. In una realtà di “emergenza educativa” il documento “vuole promuovere una metodologia articolata nei tre atteggiamenti dell’ascoltare, del ragionare e del proporre, che favoriscono l’incontro con le esigenze delle persone e delle comunità”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La teoria del “gender” è una impostazione ideologica a fronte a una realtà ad un tempo naturale e antropologica, ossia la differenza tra maschio e femmina, con la conseguente negazione del valore famiglia. E’ quanto afferma un lungo documento della Congregazione per l’educazione cattolica, pubblicato oggi, intitolato “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione”.

Il documento esamina il tema gender sotto il profilo della proposta educativa, con una sottolineatura sui compiti della scuola cattolica, e con la dichiarata volontà di cercare il dialogo, nella consapevolezza che “è sempre più diffusa la consapevolezza che ci troviamo di fronte a una vera e propria emergenza educativa, in particolare per quanto riguarda i temi dell’affettività e della sessualità”. E’ una ideologia che “nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia”.

A fronte di questo, il documento vaticano “vuole promuovere una metodologia articolata nei tre atteggiamenti dell’ascoltare, del ragionare e del proporre, che favoriscono l’incontro con le esigenze delle persone e delle comunità”.

L’ascolto comporta l’esame della evoluzione della teoria del gender e delle sue conseguenza anche politiche. “Ciò che vale è l’assoluta libertà di autodeterminazione e la scelta circostanziata di ciascun individuo nel contesto di una qualsiasi relazione affettiva. In questo modo, ci si appella al riconoscimento pubblico della libertà di scelta del genere nonché della pluralità di unioni in contrapposizione al matrimonio tra uomo e donna, considerato retaggio della società patriarcale. Si vorrebbe, pertanto, che ogni individuo possa scegliere la propria condizione e che la società debba limitarsi a garantire tale diritto, anche mediante un sostegno materiale, altrimenti si realizzerebbero forme di discriminazione sociale nei confronti delle minoranze”.

Proprio in tale prospettiva, però, emergono “alcuni possibili punti di incontro per crescere nella comprensione reciproca. Non di rado, infatti, i progetti educativi hanno la condivisibile e apprezzabile esigenza di lottare contro ogni espressione di ingiusta discriminazione. Essi perseguono un’azione pedagogica, anzitutto con il riconoscimento dei ritardi e delle mancanze”. In concreto, “un punto di incontro è l’educazione dei bambini e dei giovani a rispettare ogni persona nella sua peculiare e differente condizione, affinché nessuno, a causa delle proprie condizioni personali (disabilità, razza, religione, tendenze affettive, ecc.), possa diventare oggetto di bullismo, violenze, insulti e discriminazioni ingiuste”.

Peraltro, nelle teoria gender, specialmente in quelle più radicali, il processo di allontanamento dalla natura verso una opzione totale per la decisione del soggetto emotivo “assume particolare importanza in ordine alla differenza sessuale: spesso, infatti, il concetto generico di ‘non discriminazione’ nasconde un’ideologia che nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Invece di contrastare le interpretazioni negative della differenza sessuale, che mortificano la sua irriducibile valenza per la dignità umana, si vuole cancellare di fatto tale differenza, proponendo tecniche e pratiche che la rendano irrilevante per lo sviluppo della persona e per le relazioni umane”.

“Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla differenza biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutabile nel tempo, espressione del modo di pensare e agire, assai diffuso oggi, che confonde la genuina libertà con l’idea che ognuno giudica come gli pare, come se al di là degli individui non ci fossero verità, valori, principi che ci orientino, come se tutto fosse uguale e si dovesse permettere qualsiasi cosa”.

Sul piano del “Ragionare”, il documento rileva che “ci sono argomenti razionali che chiariscono la centralità del corpo come elemento integrante dell’identità personale e dei rapporti familiari. Il corpo è soggettività che comunica l’identità dell’essere.23 In questa luce si comprende il dato delle scienze biologiche e mediche, secondo cui il “dimorfismo sessuale” (ovvero la differenza sessuale tra uomini e donne) è comprovato dalle scienze, quali, ad esempio, la genetica, l’endocrinologia e la neurologia”. E “le teorie psicoanalitiche mostrano il valore tripolare del rapporto genitori/ figlio, asserendo che l’identità sessuale emerge pienamente soltanto nel confronto sinergico della differenziazione sessuale”.

La proposta della Chiesa si sviluppa, naturalmente, nell’ambito dell’antropologia cristiana. “E il primo passo di questo chiarimento antropologico consiste nel riconoscere che « anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere ».È questo il fulcro di quella ecologia dell’uomo che muove dal «riconoscimento della peculiare dignità dell’essere umano» e dalla necessaria relazione della sua vita « con la legge morale inscritta nella sua propria natura »”. “Uomo e donna, infatti, sono le due modalità in cui si esprime e realizza la realtà ontologica della persona umana. Questa è la risposta antropologica alla negazione della dualità maschio e femmina da cui si genera la famiglia. Il rifiuto di tale dualità non solo cancella la visione creaturale, ma disegna una persona astratta che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura”.

La famiglia è, quindi, “un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura, altrimenti qualificarla con concetti di natura ideologica che hanno forza soltanto in un momento della storia, e poi decadono significa tradirne il valore. La famiglia, in quanto società naturale in cui reciprocità e complementarità tra uomo e donna si realizzano pienamente, precede lo stesso ordinamento socio-politico dello Stato, la cui libera attività legiferante deve tenerne conto e darne il giusto riconoscimento”. E la scuola è chiamata a interagire con la famiglia in modo sussidiario e a dialogare rispettandone la cultura. In questo processo educativo, centrale è a anche ricostruire un’alleanza fra scuola, famiglia e società, che possono articolare “percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità finalizzati al rispetto del corpo altrui”.

E “uno Stato democratico non può ridurre la proposta educativa ad un pensiero unico specialmente in una materia così delicata che tocca la visione fondamentale della natura umana ed il diritto naturale da parte dei genitori di una libera scelta educativa, sempre secondo la dignità della persona umana. Ogni istituzione scolastica deve, quindi, dotarsi di strumenti organizzativi e programmi didattici che rendano reale e concreto questo diritto dei genitori”.

In conclusione la scelta è per il dialogo al quale la Chiesa partecipa con la convinzione che ciascun interlocutore “abbia qualcosa di buono da dire” e che, pertanto, sia necessario “fare spazio al suo punto di vista”. “La via del dialogo – che ascolta, ragiona e propone – appare come il percorso più efficace per una trasformazione positiva delle inquietudini e delle incomprensioni in una risorsa per lo sviluppo di un ambiente relazionale più aperto e umano” mentre “l’approccio ideologizzato alle delicate questioni del genere, pur dichiarando il rispetto delle diversità, rischia di considerare le differenze stesse in modo statico, lasciandole isolate e impermeabili l’una dall’altra”.

Il documento afferma poi l’importanza per i centri educativi cattolici, di “un percorso di accompagnamento discreto e riservato”, con cui si vada incontro anche “a chi si trova a vivere una situazione complessa e dolorosa”.

E infine “questo Dicastero esprime, altresì, viva gratitudine e – con le parole di Papa Francesco – incoraggia « gli insegnanti cristiani, sia che operino in scuole cattoliche sia in scuole statali, […] a stimolare negli alunni l’apertura all’altro come volto, come persona, come fratello e sorella da conoscere e rispettare, con la sua storia, i suoi pregi e difetti, ricchezze e limiti. La scommessa è quella di cooperare a formare ragazzi aperti e interessati alla realtà che li circonda, capaci di cura e di tenerezza”. (FP)

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Mass media: imparare dalla famiglia a comunicare in modo più autentico e umano
23/01/2015
Papa a Cuba: “le famiglie non sono un problema”, sono un’opportunità da curare, proteggere, accompagnare
22/09/2015
Papa: la famiglia, “gioia dell’amore”, luogo di crescita, espressione di misericordia
08/04/2016 13:10
Simposio di AsiaNews: Giovani cattolici in Cina, soffocati dal lavoro e dallo studio in una società atea
16/10/2018 08:28
Insegnanti cattolici: il vangelo della famiglia nell’era digitale
18/04/2015