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  • » 03/08/2011, 00.00

    SRI LANKA

    Il governo centrale accusato per l’aggressione contro il giornalista tamil

    Melani Manel Perera

    Manifestazioni di condanna per il pestaggio di Ganasundaram, ricoverato in prognosi riservato, ma anche per invitare il governo di Rajapaksa a rispettare la vittoria Tamil nelle recenti elezioni. Le dure accuse dei partecipanti.
    Colombo (AsiaNews) – Si è svolta ieri mattina a Colombo una manifestazione di protesta per condannare la grave aggressione del giornalista tamil Ganasundaram Kuhanathan, ricoverato in ospedale con prognosi riservata. Circa 250 persone, tra cui giornalisti, politici dell'opposizione, attivisti per i diritti umani, sacerdoti e rappresentanti di organizzazioni sociali, hanno chiesto alle autorità di arrestare i responsabili e gridato slogan come: “Aggressione alla verità”, “Aggredito perché avete perso le elezioni”, “Fermare la repressione dei media”, con cartelli scritti in 3 lingue.

    Ieri sera 5 organizzazioni dei media hanno pure protestato al Lipton Circus a Colombo e hanno chiesto al governo di accettare la vittoria del partito Tamil nel nord.

    Il 29 luglio il giornalista Ganasundaram è stato aggredito e colpito alla testa con una sbarra di ferro a Jaffna, 390 chilometri a nord di Colombo, mentre lasciava la redazione del quotidiano Uthayan molto diffuso nel nord del Paese.

    Durante la manifestazione il politico di sinistra Wickremabahu Karunaratne ha dichiarato che l’aggressione dimostra che “non è finita la guerra del governo di Mahinda Rajapaksa per calpestare i diritti e la libertà del popolo Tamil. Il governo si è impegnato molto e ha usato tutto il suo potere per vincere le elezioni locali, ma il popolo e i media Tamil non si sono piegati e hanno detto la verità e sconfitto questo governo. Mahinda e Gotabhaya Rajapaksa [il presidente e suo fratello segretario alla Difesa] non lo possono tollerare e hanno colpito con una sbarra di ferro un giornalista che dice la verità per cercare di ucciderlo”.

    Anche se il governo ha condannato l’aggressione, egli ha osservato che “costoro hanno assicurato che c’era una grande sicurezza nella penisola di Jaffna e che nemmeno un topo poteva passare. Allora, come può un estraneo essere entrato e avere colpito un giornalista?”. “E’ chiaro e semplice – si è risposto – che il governo, con questa aggressione, ha cercato di tramutare la vittoria del popolo Tamil in un funerale”.

    Anche p. Terrence Fernando, cappellano per i Diritti Umani nell’arcidiocesi di Colombo, ha espresso una ferma “condanna per simili aggressioni contro i diritti dei Tamil” e contro un giornalista che dice la verità.

    “Kuhanathan – ha spiegato ad AsiaNews Mano Ganeshan, politico Tamil all’opposizione – è una persona davvero indipendente e mi aveva confidato che temeva [aggressioni] perché lui e il giornale Uthayan lavorano per la verità e per il popolo Tamil. Jaffna è sotto il totale controllo militare. Questo attacco colpisce tutti i Tamil, il loro sentimento e idea nazionale”. “Per questo chiediamo al governo di prendersi la completa responsabilità dell’aggressione”.

    Secondo fonti di stampa, lo Uthayan ha subito oltre 10 attacchi dal 2000; sono stati uccisi almeno 6 suoi collaboratori tra cui 2 giornalisti; le macchine per la stampa sono state incendiate. Dal 1987 al 1990 il giornale ha lavorato in un bunker, per evitare i bombardamenti. In quel periodo fu stampato su cartone, per la mancanza di carta.

    Il suo proprietario E. Sarayanapawan è parlamentare del partito d’opposizione Alleanza Nazionale Tamil, che ha avuto la maggioranza nelle elezioni locali del 23 luglio per la penisola di Jaffna, sconfiggendo il partito di governo guidato dal presidente Rajapaksa.

    Ganasiri Koththigoda, presidente esecutivo dell’Associazione dei Lavoratori Giornalisti dello Sri Lanka, parlando ad AsiaNews ha pure accusato il governo di “tentare di distruggere la vittoria del popolo Tamil nel voto al nord”.

    Il presidente Rajapaksa ha ordinato un’indagine, ma i media hanno osservato che nel Paese ci sono state frequenti aggressioni e uccisioni di giornalisti e che simili indagini spesso non hanno dato risultati.
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