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» 20/09/2007 10:56
NEPAL
Il governo cerca un accordo con i maoisti
di Kalpit Parajuli
Si cerca di garantire le regolari elezioni fissate il 22 novembre. Per ora i leader maoisti assicurano che faranno proteste “pacifiche”, ma già le loro milizie scendono in piazza e i leader non escludono “rappresaglie”.

Kathmandu (AsiaNews) – Sono ritenuti “positivi” i colloqui svoltisi ieri tra governo e Partito comunista del Nepal (Maoista) (Pcn-m), dopo che questo il 18 settembre è uscito dal governo protestando che non è stato accettato di assegnare i seggi con un criterio proporzionale e di dichiarare il Nepal repubblica prima del voto previsto per il 22 novembre. Madhav Kumar, leader del Partito comunista nepalese, ha ribadito che il governo continua a cercare un accordo con i maoisti e ha assicurato che tutti vogliono uno Stato repubblicano ma che sarà deciso nel primo incontro del nuovo parlamento.

I ministri maoisti (alle Comunicazione, allo Sviluppo del territorio e costruzioni, alla Sicurezza sociale e sostegno delle donne) hanno subito presentato le dimissioni e abbandonato i lavori: dimissioni respinte dal governo, che chiede un ripensamento. Per ora il Pcn-m ha annunciato una serie di manifestazioni pacifiche, ma Baburam Bhattarai, n. 2 del partito, ha ammonito che “se il nostro programma sarà soppresso, faremo rappresaglie”.

Il 18 settembre a Kathmandu, durante una manifestazione di massa, Bhattarai ha anche annunciato che non rispetteranno il “codice di condotta” stabilito dalla Commissione elettorale e faranno forti proteste perché sia subito dichiarata la repubblica. Ha indetto dimostrazioni dal 22 settembre negli organi di governo di villaggi e città e uno sciopero nazionale dal 4 al 6 ottobre con la chiusura di scuole e uffici e il blocco dei trasporti. Ha denunciato che “l’espansionismo dell’India e l’imperialismo americano minacciano di trasformare il Nepal in un nuovo Iraq”, invitando i cittadini ad impedirlo tramite il voto.

Subito dopo l’uscita dal governo, i guerriglieri maoisti sono usciti dai campi dove risiedono sotto la supervisione delle Nazioni Unite e sono scesi in piazza con l’uniforme gridando slogan contro il governo e bruciando l’effige del premier Girjia Prasad Koirala.

Ieri Bhattarai ha detto ad AsiaNews che “i maoisti non torneranno a prendere le armi per primi”. Chandra Prakash Gajurel, ministro per gli Affari esteri del partito, ha confermato il rispetto degli impegni presi con le Nazioni Unite per la pace e precisato che “i nostri combattenti possono scendere in piazza per manifestazioni pacifiche, ma poi torneranno nei rispettivi comandi”. Ma il locale Ufficio dell'Onu ha comunque condannato la discesa in piazza delle milizie maoiste, che ritiene violare gli accordi di pace. “Preoccupazione” hanno manifestato anche India e Stati Uniti, ripetendo che è comunque importante che le elezioni siano tenute come previsto.

I maoisti hanno 83 dei 329 seggi dell’assemblea parlamentare attuale. In precedenza hanno sostenuto oltre 10 anni di rivolta armata contro il re Gyanendra, giungendo a controllare intere regioni. Esperti dicono che la vera ragione dell’iniziativa è il timore di prendere pochi voti nelle elezioni e la volontà di mantenere comunque i loro armati.


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