21/12/2006, 00.00
CINA - TIBET
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Il governo costringe i tibetani a indebitarsi per costruire nuove case

A chi non lo fa è demolita la casa. Pesante il costo per una popolazione povera. Le nuove case sono belle a vedersi per i turisti, ma spesso non hanno luce né acqua né un cortile dove allevare animali. Hrw: un ulteriore passo per distruggere la cultura locale.

Pechino (AsiaNews/Hrw) – La Cina costringe i tibetani a lasciare le vecchie case e indebitarsi per costruirne di nuove. Un'operazione che  Human Rights Watch denuncia come un ulteriore tentativo di sradicare i tibetani dal loro Paese.

 

Dal 2005 il governo ha lanciato il programma chiamato in tibetano Namdrang Rangdrik (programma fai-da-te). Entro 2 o 3 anni gli abitanti dei villaggi, soprattutto chi abita presso una via principale, debbono costruire nuove case secondo precise indicazioni. Sono così diventate frequenti file di case di blocchi uguali con una bandiera rossa su ogni tetto, specie intorno alle grandi città come Lhasa e nelle vicinanze degli edifici pubblici. L’impegno economico è gravoso per persone già  in gravi ristrettezze.

 

La ong per la tutela dei diritti Human Rigths Watch dice che una casa conforme agli standard del governo costa 5-6mila dollari Usa e il governo non presta più di 1.200 dollari. Le famiglie debbono chiedere il resto a banche, ma se non lo restituiscono perdono il diritto sulla nuova casa. Non è loro possibile rifiutarsi: Hrw dice che alcuni che lo hanno fatto, hanno visto la loro casa abbattuta dai bulldozer del governo.

Sophie Richardson, vice direttore per l’Asia di Hrw, dice che “questa politica sta costando a molti tibetani le case e il tenore di vita”. “I tibetani debbono poter rifiutare programmi che aggravano la loro povertà”. “Costringerli a contrarre prestiti per costruire nuove case che non vogliono, certo non costituisce un aiuto alla loro sussistenza”.

 

Già nel 2000 Pechino, sostenendo di voler alleviare la povertà in Tibet, ha previsto che nei villaggi le famiglie più povere sarebbero state spostate in case lungo le strade principali costruite con denaro sia del governo che delle famiglie. Ma i tibetani hanno denunciato a Hrw che funzionari locali con frequenza si appropriano di questi fondi pubblici e dicono loro di  contribuire all’opera prestando lavoro gratuito. Inoltre i beneficiari di questi fondi in genere non sono famiglie povere ma benestanti, così che quando appaiono in tv danno l’idea di una diffusa prosperità.

 

Le moderne nuove case – dicono i funzionari – danno una migliore impressione ai sempre più numerosi turisti. Ma poche sono dotate di acqua  ed elettricità, in genere sono più piccole delle vecchie e mancano di un cortile per allevare animali e venderli, attività che qui è un’importante fonte di reddito.

La Richardson denuncia “un evidente intento di separare la popolazione rurale tibetana dal suo modo di vita, nel nome dello sviluppo economico”. Ma senza che poi ottenga effettivi vantaggi.

 

Pechino proclama di operare per lo sviluppo del Tibet. In realtà ha favorito l’immigrazione di popolazione di etnia Han, cui riconosce varie facilitazioni, e agisce per sradicare la cultura e l’economia tibetana. (PB)

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