12/07/2012, 00.00
COREA DEL SUD

Il governo di Seoul dà ragione alla Chiesa: "Aumentiamo la nostra natalità o spariremo"

Joseph Yun Li-sun
Un rapporto dell'Istituto coreano per la Salute e gli affari sociali lancia l'allarme: "Se non arriviamo a un tasso di natalità pari all'1,8 %, siamo destinati a perdere tutto". Sotto accusa il governo, che non sostiene le famiglie e non incentiva la procreazione. Una vittoria per i cattolici, che da sempre combattono contro questi mali.

Seoul (AsiaNews) - Dopo circa due decenni, il governo sudcoreano riconosce che al Paese serve in maniera urgente una nuova politica a favore delle nascite. Se non aumenta il tasso di natalità, uno dei più bassi al mondo, la Corea rischia infatti di perdere il proprio status di potenza internazionale. È quanto afferma, schierandosi al fianco della Chiesa cattolica, l'Istituto coreano per la salute e gli affari sociali.

In un documento pubblicato ieri in occasione della Giornata mondiale delle popolazioni, l'Istituto sottolinea: "Abbiamo bisogno di portare il tasso di natalità almeno all'1,8% entro il prossimo decennio, per mantenere la popolazione intorno ai 50 milioni. Soltanto così saremo in grado di mantenere il nostro potere sociale, economico e militare. In caso contrario, siamo costretti a sparire".

Al momento il tasso di natalità coreano si attesta sull'1,05 %, uno dei più bassi al mondo. Consapevole del rischio insito in questi dati, la Chiesa cattolica è da sempre impegnata in diversi programmi a sostegno della famiglia e della procreazione. Nel Paese i temi legati alla genetica e alla clonazione sono molto sentiti, dato che è qui che sono avvenuti i primi esperimenti legati alla riproduzione di cellule umane.

Secondo l'Istituto, il problema è che "troppe persone evitano il matrimonio e l'idea di fare figli. Il governo deve mettere in atto un nuovo sistema che fornisca assistenza sanitaria e assicurazioni a coloro che decidono di mettere su famiglia. Serve inoltre un cambiamento della mentalità comune, forse il fattore più preoccupante".

In Corea del Sud, infatti, la crescita economica e l'affermazione professionale sono divenute il fulcro della vita di quasi tutti gli abitanti. Anche se in leggero aumento rispetto al 2003, l'anno in cui nel Paese quasi non nacquero bambini, i congedi di maternità lo scorso anno sono stati circa 58mila. Questo perché, conclude il rapporto, "pensiamo che sia un male. Invece è un bene".

 

 

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