04/12/2009, 00.00
NEPAL
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Il governo nepalese firma la Dichiarazione dell’Everest a 5 mila metri

di Kalpit Parajuli
Il Consiglio dei ministri esprime preoccupazione per i cambiamenti climatici in Himalaya. Decisa l’estensione delle aree protette al 25% del territorio nazionale; stanziamento di fondi per la popolazione che vive sulle pendici della catena montuosa e per la protezione del patrimonio naturale.
Syanboche (AsiaNews) – La più alta vetta del mondo ha accolto oggi una insolita spedizione composta dai 24 dei 27 membri  del Consiglio dei ministri nepalesi. Il gabinetto ha siglato sul plateau di Kalapatthar, a 5146 metri, un documento di dieci punti, battezzato Dichiarazione dell’Everest 2009. Il premier Madhav Kumar sintetizza così lo “storico consiglio dei ministri”: “Con la Dichiarazione dell’Everest 2009 vogliamo esprimere il nostro impegno comune sul cambiamento climatico ed iniziare ad investire fondi in questo settore”. 
 
Con questo documento, il governo del Nepal sollecita la comunità internazionale a prendere iniziativa contro i cambiamenti climatici, amplia l’estensione delle aree protette al 25% del territorio nazionale e annuncia lo stanziamento di fondi a favore della popolazione che vive sulle pendici dell’Himalaya e a protezione del patrimonio naturale della catena montuosa.
 
Nella conferenza stampa tenutasi a Syangboche, a quota 3780, Madhav Kumar ha spiegato che la riunione sul "tetto del mondo" è servita anche per definire le linee del suo intervento al prossimo summit Onu sul clima, in programma a Copenhagen dal 7 all'8 dicembre prossimi.
 
Per il premier il consiglio dei ministri sull’Everest segna una svolta per il Nepal che ha stabilito “iniziative a livello locale per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici”.  L’innalzamento delle temperature sta generando apprensione tra la popolazione dei villaggi himalaiani per l’innalzamento del livello delle acque dei laghi glaciali ed il crescente rischio di smottamenti. Dawa Sherpa, 45enne madre di quattro bambini che lavora nell’hotel di Syangboche, dice ad AsiaNews: “Il lago più vicino dista diversi chilometri da qui, ma viviamo nella paura costante di una sua esondazione. Restiamo svegli la notte ed io temo per il futuro dei miei figli”.
 
Gli abitanti di Syangboche da tempo lamentano la mancanza di iniziative del governo di Kathmandu per scongiurare la tracimazione dei laghi più a rischio e monitorare le frequenti frane.  La Dichiarazione dell’Everest 2009 fa ben sperare, ma ora essi attendono che si passi dalle parole ai fatti.
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