06/08/2020, 11.21
LIBANO
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Il mondo riabbraccia Beirut: è la fine dell’isolamento

di Pierre Balanian

La catastrofe delle esplosioni (che qui chiamano “Beirutshima”) ha prodotto segni di solidarietà e aiuto dal mondo intero. I libanesi donano sangue, ospitano sfollati, puliscono le strade da detriti e macerie. Russia, Italia, Gran Bretagna, Cina, Iran, Iraq, Emirati, e tanti altri inviano aiuti medici e alimentari. La visita “di solidarietà” del presidente francese Emmanuel Macron. Sale il numero dei morti (137) e dei feriti (oltre 5mila). I bisogni immensi della popolazione.  La campagna di AsiaNews “In aiuto a Beirut devastata”.

Beirut (AsiaNews)- Le terribili esplosioni del 4 agosto - che hanno distrutto metà della capitale – sono avvenute in un Libano in pieno isolamento regionale e mondiale: un governo non apprezzato dalla comunità internazionale; la dilagante corruzione; il Covid-19; le conseguenze locali dell’embargo sulla Siria. A questo si è aggiunta l’inagibilità del porto. Sin dall’antichità il porto di Beirut è stato uno fra i più attivi e più grandi del Mediterraneo. Nessuno a Beirut sperava in alcun aiuto dall’estero.

Superato lo shock iniziale, i libanesi hanno dapprima fatto affidamento su se stessi, quasi nella disperazione, con pochi mezzi ma tanta buona volontà: centinaia di migliaia di persone si sono riversati nelle cliniche per donare sangue; famiglie del povero nord e del sud hanno aperto le proprie case per ospitare i 300 mila rimasti senza tetto; giovani di ogni confessione si sono offerti come volontari per aiutare a liberare le strade dai detriti e vetri e dalle macchine incendiate.

La Beirutshima - come viene chiamata ormai la catastrofe, le cui intensità corrispondono ad un decimo della potenza della bomba di Hiroshima – sembra aver portato al risultato della fine dell’isolamento.

Il mondo che sembrava dimentico del popolo libanese, martire delle politiche e guerre altrui, l’opinione pubblica mondiale la solidarietà internazionale è giunta inaspettata, perfino da Israele, Paese considerato “nemico”.

Ai messaggi di solidarietà e vicinanza espressi da ogni parte del mondo, si aggiungono  gli aiuti concreti ed altamente necessari. Un sollievo per I libanesi ed una nuova speranza per l’umanità: nonostante la crisi mondiale, gli esseri umani continuano a considerarsi un’unica famiglia.

Da ieri pomeriggio, l’aeroporto di Beirut è in pieno traffico e giungono aiuti da tutte le parti del mondo. La Russia ha già inviato tre aerei colmi di aiuti medici; oggi arriva un gruppo di esperti di SAR russo, ed un laboratorio di campo per i malati del Covid 19; l’Italia ha inviato un gruppo di vigili del fuoco; la Gran Bretagna ha donato 5 milioni di sterline per la riparazione delle case danneggiate dalle esplosioni. La Cina si è offerta di ricostruire il porto in tempi record.

L’incubo sperimentato è stato un’occasione unica per recuperare il Paese e salvarlo dal scivolare in uno dei due campi antagonisti della geopolitica mondiale.

Alle 12 (ora di Beirut) è arrivato il presidente francese Macron in visita ufficiale e di solidarietà, la prima di un capo di stato di un Paese amico. Anche questa visita rompe il blocco imposto in modo indiretto sul Libano da ormai quasi un anno. Con il presidente francese sono atterrati anche tre aerei pieni di aiuti.

Intanto si continua a scavare in cerca di vittime rimaste sotto le macerie.  Il numero dei morti fino a stamane è salito a 137; quello dei feriti a oltre 5000.

Il Libano è in lutto per tre giorni e in stato d’emergenza per due settimane con tutte le prerogative in mano alle Forze armate.

La Siria, già disastrata per sé, ha inviato aiuti e per voce del ministro degli Esteri, ha dichiarato che non abbandonerà il Libano; la Protezione civile dei campi profughi palestinesi in Libano si è data da fare, salvando anche un membro della Protezione civile libanese rimasto intrappolato nelle macerie.

I primi voli di aiuti mostrano una solidarietà internazionale senza precedenti verso un Paese mediorientale. Ieri sera il primo aereo colmo di aiuti è arrivato alle 18, proveniente dall’Iran, seguito da un volo dalla Russia, poi dagli Emirati, dal Kuwait, da Qatar (portando due ospedali di campo), dall’Egitto, da Tunisi che ha raccolto 100 feriti gravi da curare a Tunisi nell’ospedale militare.

In seguito è atterrato un aereo di aiuti provenienti dalla Gran Bretagna; dall’Algeria giunge via mare una nave cargo con aiuti diretta a Beirut, mentre sono attesi altri tre aerei algerini con derrate alimentari. La Turchia ha inviato anch’essa medicinali; l’Iraq si è preso l’onere di provvedere subito a inviare il carburante necessario per garantire la corrente elettrica a tutto il Paese per diversi mesi.

Superate le prime 24 ore di emergenza, era chiaro che il Libano non fosse in grado di proseguire da solo ad affrontare un dramma così intenso, molto più grande delle capacità di un Paese già era in ginocchio.

Altri aiuti sono in arrivo, ma le necessità sono immense: il centro di Beirut sembra uscito da uno tsunami, da un terribile terremoto o da un cataclisma. L’aria che si respira nella capitale è velenosa e gli effetti chimici si vedono sulle carrozzerie delle autovetture.

 

A sostegno della popolazione di Beirut e del Libano, in appoggio alla Caritas Libano, AsiaNews ha deciso di lanciare la campagna "In aiuto a Beirut devastata". Coloro che vogliono contribuire possono inviare donazioni a:

- Fondazione PIME - IBAN: IT78C0306909606100000169898 - Codice identificativo istituto (BIC): BCITITMM -

   Causale: “AN04 – IN AIUTO A BEIRUT DEVASTATA”

-  attraverso il sito di AsiaNews alla voce “DONA ORA”

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