Il Cairo
(AsiaNews) - "Nel governo nominato dal neo-Primo ministro Hisham Qandil, vi è
un solo cristiano, nessun membro della Rivoluzione dei gelsomini, troppi uomini
dell'ex regime. L'esecutivo avrà una durata di soli sei mesi e questo suscita molte domande sul
futuro dell'Egitto guidato dagli islamisti". È quanto afferma ad AsiaNews p.
Rafic Greiche, portavoce della Chiesa, sulla recente scelta dei membri del
nuovo gabinetto di governo, il secondo nominato dopo la caduta di Mubarak e il
primo dell'era Morsi. Secondo il sacerdote il nuovo esecutivo mostra più ombre
che luci. Gli aspetti positivi sono la nomina di due donne, la giovane età dei
suoi componenti (45 - 55 anni) e la presenza di pochi esponenti dei Fratelli musulmani
e nessun salafita. I dubbi sono invece molti.
Il nuovo
governo egiziano guidato da Hisham Qandil ha giurato ieri pomeriggio davanti al
presidente Mohammed Morsi. In totale sono 31 i ministri nominati dal Premier e
approvati dalla presidenza. Quattro, fra cui il Ministro dell'aviazione civile,
saranno scelti da Morsi nei prossimi giorni. Il gabinetto di governo include
due donne Nadia Zakhary e Nagwa Khalil. La prima è una biologa cristiana copta proveniente
dalla staff dell'ex Premier Ganzhouri e servirà come ministro della ricerca scientifica. La
seconda è il giudice incaricato di investigare sulle violenze compiute
dall'esercito durante le rivolte di piazza Tahrir e ricoprirà la carica di Ministro
per la previdenza e le politiche sociali.
P. Greiche nota che questa è la prima volta che vi è un solo
cristiano all'interno di un esecutivo. "Fin dai tempi del presidente Nasser -
afferma - i ministri cristiani erano almeno due. In alcuni casi si è giunti
anche a tre".
Poco dopo la
sua nomina a premier, Qandil aveva promesso un governo che fosse
rappresentativo di tutte le componenti della società egiziana, cristiani
compresi. Secondo il sacerdote la nomina della Zakhary potrebbe essere
un modo per tranquillizzare l'opinione pubblica.
Per evitare
critiche e speculazione il premier ha scelto soprattutto tecnici, lasciando
però fuori i leader politici dei partiti nati dalla Rivoluzione dei Gelsomini.
"I Fratelli Musulmani, non hanno mai creduto nella Rivoluzione dei Gelsomini -
spiega il sacerdote - l'esclusione dei giovani leader politici protagonisti
delle manifestazioni è un segno delle false dichiarazioni degli islamisti, che
hanno cavalcato l'onda delle proteste solo per guadagnare voti e salire al
potere. Agli esponenti dei partiti laici hanno preferito i vecchi membri del
regime".
Qandil ha confermato alcune figure
chiave del passato regime di Mubarak, fra esse il gen. Hussein Tantawi, attuale capo del Consiglio superiore
dei militari che mantiene la carica di ministro della Difesa. Sette
ministri provengono invece dal precedente governo di transizione nominato dallo
Scaf. Fra essi vi sono Mumtaz al-Said, che servirà come ministro delle Finanze,
e Mohammed Kamal Amr, che resta il ministro degli Esteri. L'ex primo ministro
Kamal Ganzouri è stato nominato consigliere presidenziale.
La scelta di
tecnocrati non schierati ha limitato però il ruolo degli islamisti e la totale
esclusione dei salafiti. Infatti, solo
quattro ministeri saranno retti da membri di Giustizia e Libertà (Fratelli
Musulmani), partito del presidente e vincitore delle elezioni parlamentari di
novembre annullate in giugno. Dopo le polemiche sulla nomina di un solo
ministro del loro schieramento, i membri di al-Nour, partito dei salafiti, hanno
abbandonato il governo. Tale comportamento suscita diverse domande sul legame
fra Fratelli Musulmani e i loro "ex alleati".
Secondo p.
Greiche i salafiti potrebbero essere inclusi nel nuovo governo che sarà eletto
in febbraio, dopo le elezioni parlamentari. La mossa di escluderli pare un modo
per evitare di terrorizzare la popolazione egiziana e soprattutto la comunità
internazionale. Vi è però un'altra considerazione. Il sacerdote spiega che i
salafiti professano un islam dogmaticamente diverso da quello dei Fratelli
Musulmani. La loro esclusione è un segno di tale differenza, che in futuro
potrebbe emergere con forza. "In Egitto - afferma - tutti sono consapevoli che
la loro alleanza alle elezioni del 2011 era solo una soluzione per raccogliere
voti".
Il portavoce
della Chiesa cattolica egiziana si chiede quali saranno le mosse del nuovo
governo: "In questi sei mesi verificheremo se il nuovo esecutivo ha un reale
intento di cambiare il Paese. Che scelte
faranno i nuovi ministri? Saranno espressione del pluralismo sbandierato da
Morsi o del volere dei Fratelli musulmani?".
(S.C.)