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    » 03/08/2012, 00.00

    EGITTO

    Il nuovo governo egiziano non ha nessun membro della Rivoluzione dei Gelsomini



    Il nuovo esecutivo guidato dal Premier Hisham Qandil ha prestato giuramento ieri pomeriggio. Fra i ministri due donne, di cui una cristiana. Ma sotto Mubarak erano almeno due. Esclusi i leader della Rivoluzione araba e i salafiti. Portavoce della Chiesa egiziana sottolinea la durata limitata del nuovo esecutivo (6 mesi) e critica la nomina di un solo cristiano copto. L'apparente pluralismo mossa dei Fratelli musulmani per tranquillizzare l'opinione pubblica e preparare una nuova ascesa alla prossime elezioni parlamentari.

    Il Cairo (AsiaNews) - "Nel governo nominato dal neo-Primo ministro Hisham Qandil, vi è un solo cristiano, nessun membro della Rivoluzione dei gelsomini, troppi uomini dell'ex regime. L'esecutivo avrà una durata di soli sei mesi e questo suscita molte domande sul futuro dell'Egitto guidato dagli islamisti". È quanto afferma ad AsiaNews p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa, sulla recente scelta dei membri del nuovo gabinetto di governo, il secondo nominato dopo la caduta di Mubarak e il primo dell'era Morsi. Secondo il sacerdote il nuovo esecutivo mostra più ombre che luci. Gli aspetti positivi sono la nomina di due donne, la giovane età dei suoi componenti (45 - 55 anni) e la presenza di pochi esponenti dei Fratelli musulmani e nessun salafita. I dubbi sono invece molti.

    Il nuovo governo egiziano guidato da Hisham Qandil ha giurato ieri pomeriggio davanti al presidente Mohammed Morsi. In totale sono 31 i ministri nominati dal Premier e approvati dalla presidenza. Quattro, fra cui il Ministro dell'aviazione civile, saranno scelti da Morsi nei prossimi giorni. Il gabinetto di governo include due donne Nadia Zakhary e Nagwa Khalil. La prima è una biologa cristiana copta proveniente dalla staff dell'ex Premier Ganzhouri e servirà come  ministro della ricerca scientifica. La seconda è il giudice incaricato di investigare sulle violenze compiute dall'esercito durante le rivolte di piazza Tahrir e ricoprirà la carica di Ministro per la previdenza e le politiche sociali. 

    P. Greiche nota che questa è la prima volta che vi è un solo cristiano all'interno di un esecutivo. "Fin dai tempi del presidente Nasser - afferma - i ministri cristiani erano almeno due. In alcuni casi si è giunti anche a tre".

    Poco dopo la sua nomina a premier, Qandil aveva promesso un governo che fosse rappresentativo di tutte le componenti della società egiziana, cristiani compresi. Secondo il sacerdote la nomina della Zakhary potrebbe essere un modo per tranquillizzare l'opinione pubblica.

    Per evitare critiche e speculazione il premier ha scelto soprattutto tecnici, lasciando però fuori i leader politici dei partiti nati dalla Rivoluzione dei Gelsomini. "I Fratelli Musulmani, non hanno mai creduto nella Rivoluzione dei Gelsomini - spiega il sacerdote - l'esclusione dei giovani leader politici protagonisti delle manifestazioni è un segno delle false dichiarazioni degli islamisti, che hanno cavalcato l'onda delle proteste solo per guadagnare voti e salire al potere. Agli esponenti dei partiti laici hanno preferito i vecchi membri del regime".

    Qandil ha confermato alcune figure chiave del passato regime di Mubarak, fra esse il gen. Hussein Tantawi, attuale capo del Consiglio superiore dei militari che mantiene la carica di ministro della Difesa. Sette ministri provengono invece dal precedente governo di transizione nominato dallo Scaf. Fra essi vi sono Mumtaz al-Said, che servirà come ministro delle Finanze, e Mohammed Kamal Amr, che resta il ministro degli Esteri. L'ex primo ministro Kamal Ganzouri è stato nominato consigliere presidenziale.

    La scelta di tecnocrati non schierati ha limitato però il ruolo degli islamisti e la totale esclusione dei salafiti.  Infatti, solo quattro ministeri saranno retti da membri di Giustizia e Libertà (Fratelli Musulmani), partito del presidente e vincitore delle elezioni parlamentari di novembre annullate in giugno. Dopo le polemiche sulla nomina di un solo ministro del loro schieramento, i membri di al-Nour, partito dei salafiti, hanno abbandonato il governo. Tale comportamento suscita diverse domande sul legame fra Fratelli Musulmani e i loro "ex alleati".

    Secondo p. Greiche i salafiti potrebbero essere inclusi nel nuovo governo che sarà eletto in febbraio, dopo le elezioni parlamentari. La mossa di escluderli pare un modo per evitare di terrorizzare la popolazione egiziana e soprattutto la comunità internazionale. Vi è però un'altra considerazione. Il sacerdote spiega che i salafiti professano un islam dogmaticamente diverso da quello dei Fratelli Musulmani. La loro esclusione è un segno di tale differenza, che in futuro potrebbe emergere con forza. "In Egitto - afferma - tutti sono consapevoli che la loro alleanza alle elezioni del 2011 era solo una soluzione per raccogliere voti".      

    Il portavoce della Chiesa cattolica egiziana si chiede quali saranno le mosse del nuovo governo: "In questi sei mesi verificheremo se il nuovo esecutivo ha un reale intento di cambiare il  Paese. Che scelte faranno i nuovi ministri? Saranno espressione del pluralismo sbandierato da Morsi o del volere dei Fratelli musulmani?".  (S.C.)  

     

     

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