11/09/2021, 09.14
ASIA CENTRALE-AFGHANISTAN
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Il nuovo governo talebano preoccupa i Paesi dell’Asia centrale

di Vladimir Rozanskij

Il Tagikistan è tra i più diffidenti. Dušanbe si prepara militarmente e chiede l’intervento della comunità internazionale. Più dialogante l’Uzbekistan, che però conta sull’esercito meglio armato della regione. I talebani parlano di buone relazioni con Taškent.

Mosca (AsiaNews) – Il presidente del Tagikistan Emomali Rakhmon ha lanciato nei giorni scorsi un appello ai suoi connazionali e alla comunità internazionale affinché siano prese misure adeguate per affrontare la crisi in Afghanistan. Il nuovo governo di Kabul è formato solo da rappresentanti dei talebani. I nuovi governanti afghani non hanno mantenuto le promesse di aprirsi alle varie componenti etniche e sociali del Paese (in cui l’etnia tagika è significativa), dimostrandosi poco affidabile. Tutti i paesi dell’Asia centrale condividono le preoccupazioni di Rakhmon, nelle quali si percepisce anche il pensiero del Cremlino.

Il Tagikistan ha appena festeggiato i 30 anni dall’indipendenza post-sovietica. Il 9 settembre le autorità tagike hanno tenuto per le strade di Dušanbe una consistente parata militare. Davanti ai soldati e alle armi spiegate, Rakhmon ha ammonito che “la situazione in Afghanistan influisce sull’intera regione, mettendo a rischio la nostra sicurezza”. Il giorno prima, durante la cerimonia principale del trentennale, il presidente tagiko aveva sottolineato la necessità di formare in Afghanistan un governo con la partecipazione di tutti i gruppi etnici. “Sono scioccato – ha dichiarato Rakhmon – dal fatto che le istituzioni mondiali per la difesa dei diritti umani mantengano il silenzio, e non reagiscano in alcun modo per difendere i diritti degli afghani”.

Di tutt’altro genere è stato invece il messaggio inviato ai talebani dal governo dell’Uzbekistan. In una nota del ministero degli Esteri di Taškent si sostiene “la speranza che le decisioni prese dal nuovo esecutivo possano essere l’inizio di un grande accordo nazionale per il ristabilimento di una pace stabile in tutto il Paese”. I diplomatici uzbeki si sono detti pronti a “sviluppare un dialogo costruttivo e ad attivare una cooperazione efficace con il nuovo governo afghano”.

Il politologo tagiko Parviz Mullodžanov osserva sulla Nezavisimaja Gazeta che “l’approccio dialogante dell’Uzbekistan non sembra più produttivo di quello diffidente del Tagikistan. Negli anni ’90 Dušanbe ha conservato buoni rapporti con i talebani, ma questo non ha impedito le incursioni dei loro complici, i guerriglieri salafiti dell’afghano-uzbeko Juma Namangani”. Secondo Mullodžanov, i talebani non sono capaci di mantenere un accordo. Sarebbe proprio l’esperienza passata a suscitare le perplessità dei tagiki, senza contare la storica ostilità nei confronti dell’etnia pashtun.

Sotto il controllo dei talebani agiscono oltre 30 organizzazioni jihadiste, tra cui proprio i salafiti molto diffusi negli altri Paesi dell’Asia centrale. Il 10 settembre a Taškent è stata effettuata una retata contro una di queste organizzazioni. Molti blogger sono all’opera per diffondere sulle reti social l’ideologia islamista radicale di influenza talebana. Le precarie condizioni economiche delle nazioni centrasiatiche accresce la probabilità di nuovi conflitti, in cui i jihadisti sarebbero nel loro elemento.

La posizione più dialogante dell’Uzbekistan sarebbe dettata da una maggiore sicurezza di Taškent sulle proprie forze in campo. Secondo molti esperti, l’esercito locale è il più potente di tutta l’Asia centrale. Ad oggi le Forze armate uzbeke contano su 70 mila soldati, molti dei quali con esperienza sul campo accumulata in scontri recenti: soprattutto nella città mineraria di Yangiabad e in quella kirghisa di Bakten. Anche le dotazioni di armi e tecnologia bellica sarebbero state completate e modernizzate durante l’ultimo quinquennio, da quando Šavkat Mirziyoyev ha sostituito il primo storico presidente Islam Karimov.

Dopo l’inizio degli attacchi talebani in agosto, l’esercito uzbeko si è disposto in elevato stato di allerta. È noto che dopo la presa di Kabul diversi membri e collaboratori del governo deposto si sono trasferiti nei Paesi vicini. Molti militari afghani riparati in Uzbekistan si sono portati dietro armi ed equipaggiamento militare, tra cui aerei e elicotteri.

Di sicuro i soldati e le armi passate al servizio di Taškent sono molti di più, al di là delle notizie ufficiali. Gli uzbeki non chiariscono quale sarà il loro destino, anche se il 20 agosto è stato dichiarato che dopo alcune trattative con i talebani “150 afghani introdottisi illegalmente in Uzbekistan sono stati rimpatriati”.

Sul confine uzbeko, che si snoda lungo il fiume Amu Darya, i talebani hanno installato attrezzature speciali per la raccolta dei dati biometrici: ora è impossibile attraversarlo nei due sensi senza permessi speciali. I fondamentalisti afghani affermano che con l’Uzbekistan “esistono relazioni di buon vicinato, che favoriscono gli scambi commerciali”, pur senza specificare di quali merci si tratti; di certo generi alimentari e automobili, ma con ogni probabilità anche molto altro.

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