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    » 03/06/2012, 00.00

    VATICANO - ITALIA

    Il papa alla Festa delle Famiglie al Parco Nord di Bresso

    Bernardo Cervellera

    Benedetto XVI risponde a braccio alle domande di alcune famiglie in difficoltà: sulla fedeltà, sulla crisi economica, sui divorziati, sul tempo del lavoro e del riposo. Il papa ricorda la sua infanzia: "Il paradiso sarà come tornare a casa e avrà la stessa gioia della mia infanzia". I politici dovrebbero essere più responsabili e non promettere cose che non possono mantenere. Ai divorziati: la Chiesa vi ama; nessuno vi vuole dimenticare.

    Bresso (AsiaNews) - Una grande piazza di paese: così si può definire l'enorme spianata del Parco Nord che accoglie le oltre 350 mila persone venute a partecipare alla Veglia dell'Incontro delle famiglie, insieme al papa. Ci sono i bambini che giocano coi clown e che sdraiati per terra si danno alla pittura; i giovani che danzano alla musica di qualche gruppo rock; le famiglie e i vescovi che si salutano con amicizia mentre passeggiano da un settore all'altro. Questa Veglia è anche definita "Festa delle Testimonianze". E in effetti ogni famiglia presente è testimone e protagonista di impressionanti storie di amore. Incontro un ex pastore anglicano, convertito al cattolicesimo, che - con la sua stessa esperienza di prete sposato -  aiuta le coppie alla fedeltà, frenando i divorzi. Il suo metodo è così apprezzato, da essere insegnato anche nella Cina comunista, dove il divorzio è divenuto una piaga abissale. Vi è anche un missionario italiano della Sierra Leone, che ha portato con sé una giovane famiglia di ex musulmani. Il padre di lui, sempre contrario alla conversione del figlio, in fin di vita lo ha benedetto: "Vorrei che tutti i miei figli fossero come te e tua moglie: non litigate mai; siete sempre pronti ad aiutare gli altri; avete cura dei vostri figli. Vorrei che tutti loro si convertissero al cattolicesimo".

    C'è poi la testimonianza di una famiglia italiana che, con quattro figli naturali, ha adottato altri quattro bambini; il gruppo vietnamita che educa le coppie a Ho Chi Minh City; la famiglia dell'Angola che fa bene i calcoli di quante bottigliette d'acqua può comprare perché non ha soldi a sufficienza.

    La stessa atmosfera, distesa e intensa, si diffonde quando arriva il papa sul grande palco, un immensa cupola con spicchi trasparenti e colorati, dove si intuiscono le vetrate del duomo di Milano. Benedetto XVI intrattiene con alcune famiglie che giungono via via sul palco una conversazione a braccio.

    La piccola Cat Tian, vietnamita di circa 6 anni, dopo aver presentato un mazzo di fiori davanti all'icona della Madonna, va ad abbracciare il papa, al quale presenta i suoi genitori, Dang e Thao e il fratellino Binh.. Cat Tian vuole sapere qualcosa della famiglia del papa, "di quando eri piccolo come me" (v. foto).

    Benedetto XVI spiega che i ricordi più importanti della vita della sua famiglia sono la festa, la domenica e la messa; il tempo passato insieme a cantare con il fratello, divenuto poi maestro di cappella. Anche durante la guerra, l'amore familiare è riuscito a prevalere "con le gioie semplici". Siamo cresciuti - dice il papa - nella certezza che era bene essere uomini'' "Il paradiso - conclude poi - , dovrebbe darmi le stesse gioie che avevo in gioventù. Per questo spero di 'andare a casa' andando verso l'altra parte del mondo".

    È poi la volta di Fara e Serge, del Madagascar, entrambi studenti in Italia, fidanzati, che si presentano con costumi coloratissimi. Non sono convinti dei modelli familiari dell'occidente, ma nemmeno del tradizionalismo presente in Africa. E pur essendo cattolici,  esprimono "attrazione" e "spavento" per il "per sempre" incluso nel matrimonio cristiano. Il papa sottolinea che ormai il matrimonio non si può più "combinare", ma occorre la responsabilità dei due sposi. È importante "la ragione e la volontà". E il "per sempre" matura giorno per giorno, dall'innamoramento al fidanzamento, fino al matrimonio e "il secondo vino è migliore del primo", aggiunge, ricordando il miracolo di Cana (Giov. 2). E grida. "Auguri! Auguri!".

    La conversazione abbraccia poi la crisi economica e soprattutto la Grecia. La famiglia Paleologos, Nikos e Pania, con i loro due figli Pavlos e Lydia, imprenditori informatici, racconta di aver dovuto ridimensionare impegni, stipendi, e dice che la loro esperienza è simile a quella di milioni di altre persone che tante notti si domandano "come fare a non perdere la speranza". Cosa può dire la Chiesa a queste persone senza prospettive?

    Il Papa, visibilmente colpito esclama che davanti a queste sofferenze, "tutte le parole sono insufficienti". E propone dei piccoli passi in cui "ognuno faccia il possibile": parrocchie e famiglie di una nazione potrebbero prendersi a carico le famiglie di un'altra nazione, in una specie di adozione a distanza, formando una rete di solidarietà. A un certo punto, il pontefice dice che i politici dovrebbero essere "più responsabili", "non devono promettere cose che non possono realizzare. Non cerchino solo voti per sé e siano responsabili per il bene di tutti. La responsabilità' davanti a Dio e agli uomini'': l'assemblea accoglie le sue parole con un caloroso applauso.

    Dopo un intermezzo musicale, Jay e Anna, che vivono a New York , si presentano con i loro sei figli da 2 a 12 anni. Per conservare l'impiego, devono lavorare anche per lunghe ore, non riuscendo a conciliare tempi di lavoro e famiglia. Chiedono al papa come trovare la "necessaria armonia" e poter vivere "la festa secondo il cuore di Dio". E qui il papa si rivolge ai datori di lavoro perché pensino a come conciliare il bene dell'azienda e il tempo per le famiglie. "Ci sono compagnie - dice - che si accorgono che concedere più libertà alle madri e alle famiglie fa bene all'azienda". E difende la domenica, giorno di riposo, "giorno della libertà, il giorno in cui si è liberi per Dio". E conclude dicendo: "Difendiamo la libertà dell'uomo difendendo la domenica".

    L'ultima domanda è fatta da una coppia brasiliana, Maria Marta e Manoel Angelo, che mettono il dito sui fallimenti matrimoniali, sui divorziati e sui risposati. I due raccontano delle ferite portate da chi è coinvolto, dal marchio da cui sono segnati, dal rifiuto dei sacramenti. "Queste persone stanno molto a cuore alla Chiesa; quali parole e quali segni di speranza possiamo dare loro?"

    "Questo problema - risponde il papa - è una delle grandi sofferenze grandi delle famiglie di oggi. Occorre aiutare ed essere vicini a questa sofferenza. E' molto importante la prevenzione, durante l'innamoramento e durante il fidanzamento per comprender meglio la profondità della decisione". Poi il pontefice domanda a parrocchie e comunità di "testimoniare che essi [i divorziati] sono amati anche se non possono ricevere i sacramenti"; domanda alle coppie divorziate di farsi aiutare da un sacerdote. E aggiunge. "Questa sofferenza non è solo un tormento, ma ha un grande valore. Se la sofferenza è interiormente accettata, essi fanno un dono fondamentale alla Chiesa". E rivolgendosi idealmente a questi "falliti" del matrimonio, conclude: "Cari amici, sentiamo profondamente nostra la vostra sofferenza e tutti vogliamo collaborare per aiutarvi. Ognuno vuole aiutarvi sia nella preghiera sia in concreto. Nessuno vi vuole dimenticare".

    Alla fine, giunge sul palco anche una famiglia dei terremotati dall'Emilia. Si tratta della famiglia Govoni, che da giorni vive in una tendopoli. Insieme a loro il papa guida la preghiera del Padre Nostro. Un corteo multicolore e multirazziale sfila poi per ricevere la benedizione del papa: nessun Onu e nessun partito sarebbe capace di fare questo. Genitori e figli sorridono mentre il papa fa loro il segno di croce sulla loro fronte.

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