27/11/2008, 00.00
KAZAKISTAN

Il parlamento kazako approva grandi restrizioni alla libertà religiosa

Proibita qualsiasi attività non autorizzata, anche solo riunirsi per pregare o fare attività di carità. Severe pene per i trasgressori. “Disappunto” nell’Ocse, che aveva chiesto ulteriori consultazioni. I commenti e le preoccupazioni di vari gruppi religiosi.

Astana (AsiaNews/F18) – Il Parlamento kazako ha approvato ieri la nuova legge sulla libertà religiosa, nonostante l’Organizzazioe per la sicurezza e la cooperazione in Europa ne avesse chiesto una revisione. Ora c’è grande preoccupazione tra le minoranze religiose (cattolici, cristiani di varie confessioni, ma anche islamici ahmadi).

Janez Lenarcic, capo dell’ufficio Ocse per le Istituzioni democratiche e i diritti umani, esprime il suo “disappunto” per una legge approvata “senza adeguate consultazioni con la società civile e con esperti internazionali”. Ora la speranza è “che il presidente Nursultan Nazarbayev faccia uso del suo potere costituzionale” fermando la legge per un riesame. Cosa che sarebbe considerata “un segnale positivo” per la presidenza Ocse 2010 da parte del Kazakistan.

L’attivista per i diritti umani Yevgeny Zhovtis commenta all’agenzia Forum 18 che “è davvero strano che il ministro della Giustizia chieda all’Ocse di rivedere la proposta di legge e il parlamento invece la approvi. Sono davvero dispiaciuto, perché questa legge non corrisponde alle norme internazionali” e “darà un terribile potere di controllo, di tipo sovietico, sui gruppi religiosi”.

La nuova normativa, approvata dalla Camera bassa all’unanimità, proibisce qualsiasi attività religiosa non approvata, come pure qualsiasi manifestazione di credo religiosi non autorizzati. Necessaria l’autorizzazione per ogni attività missionaria, come pure per l’importazione di testi religiosi. I “piccoli gruppi religiosi” potranno svolgere attività religiosa solo per i loro fedeli, ma non mantenere luoghi di devozione “aperti a tutti”. I gruppi già registrati dovranno chiedere una nuova autorizzazione.

Questo sarebbe mortale per le chiese battiste, che rifiutano per principio di chiedere l’autorizzazione dello Stato e che per questo già subiscono gravi condanne: a ottobre il pastore Andrei Blok è stato condannato a 150 ore di lavoro obbligatorio nella regione di Akmola, perché si è rifiutato di pagare multe irrogategli per avere tenuto servizi per gruppi non registrati.

Sono aggravate le pene per chi svolge qualsiasi attività religiosa non autorizzata, persino sotto forma di missione o di attività di carità.

Il pastore battista Yaroslav Senyushkevich dice che “sarà come sotto Stalin”.

Più contenuto, nella forma, il commento dell’arcivescovo cattolico Tomasz Peta di Astana (nella foto): “Speriamo che il presidente non permetta che il Kazakistan ritorni, dopo 17 anni, a restringere la libertà religiosa”.

Con più durezza l’ahmadi Nurym Taibek dice che “questa legge viola la Costituzione, la linea politica del nostro presidente, i principi dell’Ocse e gli accordi sui diritti umani”.

All’opposto Absattar Derbisail, leader tra i Mufti islamici, la considera una legge “molto positiva”, che può colpire “le molte sette che hanno causato problemi in parecchie famiglie”.

Padre Aleksandr Ivlev della Chiesa ortodossa russa di Almaty rinvia ogni commento a “dopo la promulgazione” presidenziale della legge, per “conoscerla meglio”.

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