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» 24/05/2005 13:37
CINA – GIAPPONE
Il rapporto tra Cina e Giappone è al punto più basso dal 1972

Lo dice il vice premier cinese Wu Yi, che ieri ha annulla all'ultimo momento l'incontro con il primo ministro giapponese Koizumi.



Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Sempre più tesi i rapporti fra le due potenze asiatiche dopo "lo schiaffo"  di ieri, provocato dal vice premier cinese Wu Yi che, all'ultimo momento, ha annullato l'incontro a Tokyo con il primo ministro giapponese Junichiro Koizumi, per "ragioni di lavoro". La "scortesia" arriva dopo che il 22 maggio lo stesso presidente cinese Hu Jintao aveva "avvertito" che la visita del leader giapponese al tempio Yasukuni, a Tokyo, poteva danneggiare "in un istante" i rapporti tra le 2 nazioni.

Ieri notte Kong Quan, portavoce del ministero cinese degli esteri, ha detto che la cancellazione dell'incontro è collegata al "ripetuto riferimento" in questi giorni da parte di Koizumi alla visita al tempio. "Riteniamo sia non corretto fare questi riferimenti durante la visita del vice premier Wu Yi", aggiunge Shen Guofang, assistente del Ministro degli esteri, sebbene egli abbia insistito che Wu ha dovuto annullare l'incontro per "improvvisi impegni interni".

Da parte nipponica il ministro degli esteri Nobutaka Machimura ha detto che questa condotta "va contro l'etichetta internazionale" e che non c'è stata "alcuna parola di scusa". Il ministro degli interni Taro Aso paventa che "ciò contribuirà a peggiorare i sentimenti dei giapponesi verso la Cina". Ma la posizione ufficiale è cauta: Hiroyuki Hosoda, segretario capo di gabinetto, dice che la cancellazione è avvenuta in modo normale e che Tokyo non ha necessità di ulteriori spiegazioni. Il ministro dell'economia Heizo Takenaka sottolinea la necessità di migliorare i rapporti tra i due stati, che hanno rapporti commerciali e finanziari vitali per entrambi. 

Nel tempio Yasukuni ("paese pacifico"), fondato nel 1869, sono onorati i 2,5 milioni di persone morte in guerra per il Giappone da tale data. Ci rientrano le infermiere e i civili, ma anche 14 riconosciuti criminali di guerra "di classe A", come il primo ministro generale Hideki Tojo. Per la religione shintoista le persone quando muoiono si trasformano in "kami", o deità. Centinaia di migliaia di visitatori recano loro omaggio ogni anno. Dal 2000,da quando ha assunto la carica di primo ministro, Koizumi vi si è recato 4 volte. Le sue visite hanno sempre suscitato l'ira degli stati asiatici che hanno subito aggressioni dal Giappone nella prima metà del 20mo secolo, specie Cina e Corea.

L'incontro fra Koizumi e Wu Yi era visto come un modo per migliorare i rapporti tra le 2 nazioni, deteriorati nelle scorse settimane per le proteste cinesi contro i libri di storia delle scuole giapponesi e per l'opposizione di Pechino alla richiesta di Tokyo di un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell'Onu.

Prima di partire, Wu ha detto che i rapporti tra i 2 stati sono al loro punto più basso dalla ripresa delle relazioni diplomatiche nel 1972 e che occorre "realizzare quanto i 2 leader hanno concordato  durante il summit di Jakarta, piuttosto che parlare senza compiere azioni concrete".

Sempre ieri Koizumi ha commentato che la richiesta dell'incontro veniva dalla Cina e che sarebbe stata "una buona opportunità". "Incontrerò loro in ogni momento, se lo chiedono", ha aggiunto, "ma se non desiderano un incontro, non è necessario farlo". Koizumi ha anche rivendicato che le sue visite al tempio hanno carattere privato e che ci si reca allo Yasukuni a pregare per la memoria dei caduti e per la pace.

In Giappone la mossa di Pechino ha causato forti critiche. In Cina i siti internet sono pieni di apprezzamenti e commenti favorevoli. Anche autorevoli personalità commentano in positivo la decisione di Wu Yi. Ye Zicheng, direttore dell'istituto di diplomazia all'università di Pechino, dice che si tratta di un "passo ben fatto" per dimostrare l'insoddisfazione di Pechino per come Tokyo tratta le questioni della storia recente.

Alcuni analisti osservano che gli altri stati dell'area vedono con preoccupazione questo contrasto tra le principali potenze della zona. Il timore è che si crei un clima da "guerra fredda" che potrebbe degenerare in divisioni, danneggiando il commercio e gli investimenti. (PB)

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