17/06/2020, 09.11
ASIA CENTRALE
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Il ‘triangolo mongolo’ nell’onda della pandemia

di Vladimir Rozanskij

Kazakistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Tagikistan e Turkmenistan sono stati per mesi dei Paesi “negazionisti”, che rifiutavano di ammettere la gravità dell’epidemia. In Kazakistan vi sono almeno 20mila casi; in Kyrgyzstan vi sono manifestazioni per rovesciare il regime; in Uzbekistan vi sono 5mila infetti; in Turkmenistan si dic che non vi sono casi, ma ospedali e cimiteri sono pieni.

Mosca (AsiaNews) - I Paesi dell’Asia centrale che si ritenevano immuni dall’infezione del coronavirus (Kazakistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Tagikistan e Turkmenistan) stanno ora affrontando il picco della pandemia. Le politiche negazioniste delle dirigenze politiche del cosiddetto “triangolo mongolo” non aiutano le popolazioni ad affrontare adeguatamente la situazione.

Il numero di casi positivi in Kazakistan ha superato la soglia dei 20 mila casi, distribuiti in tutte le regioni: 15 mila sono i casi riconosciuti ufficialmente (400 solo nelle ultime 24 ore); oltre 5 mila sono casi asintomatici che non vengono conteggiati dalle statistiche governative. Quasi 100 i decessi, la maggior parte sono concentrati nelle città principali: la capitale Nur-Sultan, Karaganda e Almaty. Il direttore dell’ufficio sanitario centrale di Nur-Sultan, Kamalzhan Nadyrov (foto 2), ha già fatto notare che una progressione ulteriore potrebbe portare alla saturazione delle postazioni di terapia intensiva degli ospedali della capitale, fino a giungere a “situazioni simili all’Italia o agli Stati Uniti”. Il 15 giugno scorso, il protocollo di cura dei malati di Covid-19 in Kazakistan è stato modificato per la nona volta, prevedendo l’applicazione di terapie eziotropiche con uso di Idroxiclorochina e Clorochina, sconsigliate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo stesso ministro della Salute kazaco, Elzhan Birtanov (foto 3), si è ammalato di coronavirus è si è messo in auto-isolamento; in seguito a questo, anche altri ministri hanno deciso di mettersi in quarantena, e le attività del Consiglio dei Ministri sono state rinviate a data da destinarsi.

In Kyrgyzstan la lotta alla pandemia continua ad associarsi ai tentativi di rovesciare l’attuale regime, con varie proteste di piazza iniziate prima del periodo di quarantena. Il 15 giugno si è infine dimesso il primo ministro Muhammetkaliy Abulgaziyev. Dopo reiterate accuse di corruzione, il premier dimissionario ha dichiarato di dimettersi “nell’interesse della conduzione di un’inchiesta obiettiva a tutto campo… Ancora una volta desidero ribadire di essere totalmente estraneo alle accuse che mi vengono rivolte”. Nel frattempo aumentano i casi positivi al coronavirus nel Paese: quasi 100 nelle ultime 24 ore. Il vice-ministro della Salute, Nurbolot Usenbaev (foto 4), ha osservato che “la popolazione non osserva le esigenze sanitarie, e si registrano molti casi in cui i cittadini non sanno dove e quando si sono infettati… la situazione rischia di diventare incontrollabile”.

Anche in Uzbekistan il numero degli infetti da Covid-19 è in forte aumento, e ha superato la cifra di 5 mila persone. Le misure di quarantena (a 3 livelli: rosso, giallo e verde) nel Paese sono state prolungate fino al 1° agosto. Per ora i decessi dichiarati sono solo 20, e 30mila le persone in isolamento di livello “rosso”. Alle aziende a cui è stato comunque permesso di proseguire le proprie attività, verrà però attribuita la responsabilità penale e civile degli infetti che venissero identificati tra i propri dipendenti, compreso l’obbligo di compensazione economica.

Il Turkmenistan continua a negare ufficialmente la presenza del coronavirus sul proprio territorio, dove peraltro si affollano ospedali e cimiteri (da una settimana i medici dei reparti di infettivologia non possono tornare a casa), e ha dovuto in questi giorni affrontare anche una serie di inondazioni. Alcuni villaggi situati al confine tra le velayati (regioni) di Marijsk e Lebapsk sono stati sommersi dall’esondazione del Karakumskij Kanal, provocata forse dal cedimento della diga Soltan Bend, sul fiume Murgab. Circa un centinaio di abitazioni sono state sommerse, e finora le autorità non sono state in grado di organizzare efficaci soccorsi per la popolazione. Il presidente Gurbangul Berdymukhamedov si è peraltro recato in visita a Mosca nei giorni scorsi, e ha garantito la sua presenza alla parata russa della Vittoria il prossimo 25 giugno. Il presidente Vladimir Putin ha ringraziato la “lealtà” dei turkmeni e ha promesso aiuti per fronteggiare l’epidemia e le inondazioni.

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