07/02/2020, 11.05
RUSSIA
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Il virus cinese infetta la Russia e la sua economia

di Vladimir Rozanskij

Rimpatriati turisti russi dalla Cina. La loro odissea si è conclusa in un sanatorio in Siberia. La discesa del prezzo del petrolio. Le importazioni cinesi ridotte; le infrastrutture (gasdotti e oleodotti) a rischio; perdite per i pagamenti in yuan. Le prospettive apocalittiche e le ipotesi di complotto. Il silenzio sul numero di malati.

Mosca (AsiaNews) - La diffusione del coronavirus dalla Cina rischia di portare a preoccupanti conseguenze anche in Russia, dove l’immigrazione cinese è consistente. Anche il numero dei turisti russi in Cina è elevato, e il loro rimpatrio fino all’aeroporto di Tjumen, nella Siberia occidentale, è stato organizzato in fretta e furia su aerei militari, non riscaldati e senza servizi igienici. Sul sito Znak.com alcuni passeggeri hanno raccontato la loro umiliante avventura: trasportati per tragitti anche di 10-13 ore, fatti sedere sul pavimento in file parallele, come servizi igienici solo secchi sotto tende improvvisate. Dall’aeroporto i passeggeri sono stati trasferiti in un sanatorio della zona, attrezzato per l’occasione e completamente isolato dal mondo esterno.

Un’emergenza più pesante riguarda le conseguenze del virus sull’economia russa. Essendo la Cina il massimo acquirente di energia al mondo, il crollo dell’acquisto di petrolio equivale alla riduzione di enormi quantità di importazioni dai paesi Opec e dalla Russia stessa. Il valore del barile Brent a inizio 2020 era di 70 $ circa, ora è attorno ai 55 $, e ogni calo dei prezzi petroliferi significa grossi guai per l’economia russa, insieme a quella degli altri vicini della Repubblica popolare Cinese, dal Vietnam al Giappone.

Il panico per la crisi non riguarda solo i prodotti energetici, ma anche molti altri prodotti, come i metalli, il carbone, l’olio combustibile, il legno e altri elementi a bassa elaborazione industriale. Le zone più a rischio sono anzitutto la Siberia e l’estremo oriente, dove si interrompono gli scambi e i viaggi nelle due direzioni: la Cina esporta tradizionalmente in questi territori grandi quantità di frutta e verdura, che ora sta scomparendo da mercati e negozi.

Dal 2014, anno dell’inizio del conflitto con l’Ucraina e delle sanzioni occidentali, la Russia ha cercato di orientare sempre più i propri scambi economici verso Oriente. Ora i russi devono ringraziare che la Cina abbia risposto a questa svolta in modo piuttosto limitato; se si fosse realizzata in pieno la “svolta orientale” che Putin agognava, il Paese oggi precipiterebbe nel disastro economico più completo.

Nel 2019 il commercio estero russo si è sviluppato per il 17% in direzione cinese, molto più che negli anni passati, ma ancora molto meno che verso l’intera Unione Europea, che impegna il mercato russo per oltre il 40%. Eppure, ingenti finanziamenti sono stati impegnati negli ultimi anni per sviluppare gasdotti e oleodotti, e altre forme di trasporto energetico verso la Cina; perfino le riserve monetarie russe in dollari sono state in buona parte trasformate in moneta cinese. Lo yuan non era già prima una divisa di grande prospettiva, e oggi le perdite sono di entità notevole.

L’informazione sul coronavirus sui media russi sta evolvendosi in veri e propri scenari apocalittici. Perfino sui canali statali si moltiplicano le ipotesi di complotto, sia esso una fuga casuale o programmata dai laboratori cinesi, o addirittura un’operazione segreta americana contro i nemici orientali. Molto diffuse sono le congetture su chi potrebbe trarre vantaggio dall’epidemia, dalle industrie farmaceutiche a vasti comparti dell’economia.

Il ministero russo della salute si sta organizzando “per affrontare una possibile diffusione di massa del virus” nel Paese, in attesa delle prognosi sui sospetti di infezione, circa i quali non esistono ancora dati pubblicati. I primi casi di sospetta infezione sono stati segnalati una settimana fa, dopo di che non sono state diffuse liste successive e aggiornate.

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