12/06/2008, 00.00
CINA
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In Cina rallenta l’inflazione, ma continua la corsa dei prezzi

Piccola frenata dell’aumento dei prezzi al consumo a maggio. Ma accelera la crescita dei prezzi delle materie per le industrie e si teme che ciò poi si rifletta anche sui prezzi al consumo. Cambia il mercato, con sempre meno esportazioni verso gli Usa, ma in rapido aumento verso i Paesi emergenti.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Piccola frenata nell’inflazione, con l’indice dei prezzi al consumo che sale “solo” del 7,7% a maggio (rispetto al +8,5% di aprile).

L’allarme resta alto, perché il risultato è stato ottenuto grazie a una politica rigorosa difficile da continuare a lungo: prezzi imposti per carburante e molti generi, ripetuti aumenti del costo del denaro e delle riserve monetarie obbligatorie delle banche (aumentate ancora il 7 giugno). Con tutto ciò, i generi alimentari sono cresciuti del 19,9% (+22,1% ad aprile). Nonostante il controllo statale sul prezzo dell’energia, il carbone è aumentato del 24,1% a maggio (+20,9% ad aprile), il petrolio dell’11,8% e i metalli ferrosi del 26,7%. Questa politica di prezzi imposti causa gravi perdite alle ditte petrolifere statali. Soprattutto, questo dato contrasta con l’indice del prezzo delle materie prime per le industrie, invece in aumento dell’8,2% (dopo il +8,1% di aprile), a conferma che è ancora prematuro parlare di un’inversione di tendenza. Il governo, per prevenire aumenti collegati alla domanda di materiali per le ricostruzioni post-terremoto, ha ieri ordinato alle autorità locali di vigilare contro “irrazionali” crescite dei prezzi.

Shi Lei, economista della Tianxiang Investment Consulting di Pechino, commenta al South China Morning Post “la preoccupazione che gli aumenti dei prezzi alla produzione si riflettano sui prezzi al consumo”. E’ certo che questi aumenti e quello del costo dell’energia erodono in modo progressivo i profitti delle imprese, specie quelle che consumano molta energia.

E’ comunque epoca di cambiamenti, con le esportazioni che diminuiscono verso gli Stati Uniti ma aumentano verso i Paesi in via di sviluppo e crescono del 28,1% a maggio (dopo il +21,9% di aprile). Washington preme per un rapido apprezzamento dello yuan, come ancora ieri ha ripetuto il segretario Usa al Tesoro Henry Paulson, ma Pechino lo consente in modo solo graduale.

Il surplus negli scambi commerciali è stato di 20,2 miliardi di dollari a maggio, superiore ai 16,7 miliardi di aprile, ma comunque risente del costo del petrolio, la cui importazione è cresciuta del 25% dal maggio 2007. (PB)

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