10/08/2007, 00.00
CINA - RUSSIA - ASIA CENTRALE
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In corso i “giochi di Guerra” di Cina, Russia e i loro alleati

Fino al 17 agosto hanno luogo le esercitazioni militari congiunte dei 6 Paesi della Sco, per “combattere terroristi e criminali”. Ma le operazioni permettono incontri di massimo livello. Mosca sta potenziando la flotta e Pechino ha bisogno del suo aiuto per confrontarsi con gli Usa.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Proseguono fino al 17 agosto le esercitazioni militari congiunte di Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. Ieri oltre 6mila uomini e 36 aerei si sono radunati nel settentrionale Xinjiang cinese; domani si sposteranno nella città russa di Chelyabinsk.

Le operazioni sono finalizzate a creare una forza di risposta contro il terrorismo e per combattere il traffico di droga e di armi e i gruppi criminali, in ossequio all’accordo di mutua assistenza contro un attacco armato. Ma la vera finalità è politica, anche considerato che, come annuncia Li Hui, assistente del ministero cinese degli Esteri, “per la prima volta tutti i leader dei 6 Stati membri della Shanghai Cooperation Organisation (Sco) assisteranno alle esercitazioni”.

Le operazioni sono utili – ha rilevato il generale russo Yury Baluyevsky – “per uno scambio di esperienze e per migliorare la cooperazione per possibili azioni congiunte”. Ha aggiunto che sono previste future esercitazioni “su scala maggiore”.

Massiccia la partecipazione dell’esercito cinese, con 1.600 uomini e circa 50 tra aerei caccia Mi-17, da trasporto e da assalto ed elicotteri Z-9. Analisti osservano che i maggiori rapporti diplomatici e politici di alto livello nello Sco sono anche utilizzati da Cina e Russia per espandere l’influenza nell’Asia centrale e contenere la presenza degli Stati Uniti. Attivisti per i diritti umani criticano l’organizzazione perché ha spesso aiutato la repressione dei dissidenti politici negli Stati membri, con una prassi di reciproca estradizione extragiudiziale dei “sospetti”. Ne sono state vittime anzitutto gli islamici uighuri dello Xinjiang, perseguitati da Pechino che li accusa di appartenere a organizzazioni terroriste e secessioniste.

Pechino ha  bisogno di Mosca anche per potenziare la flotta. La Russia possiede una forza navale stimata di circa 300 navi e il presidente Vladimir Putin, che proviene da una famiglia navale, due anni fa ha nominato l’attuale ammiraglio Vladimir Masorin e gli ha dato indicazione di modernizzarla, dopo che era stata trascurata dal collasso sovietico nel 1991. All’esercito ha destinato 192 miliardi di dollari entro il 2015, il 25% per realizzare nuove navi. La Russia ha di recente annunciato che entro 20 anni costruirà 6 nuove portaerei nucleari. Analisti lo considerano un espediente propagandistico, in vista delle vicine elezioni parlamentari, ma osservano che Mosca ricava dall’esportazione di petrolio e gas più di 1 miliardo di dollari ogni 2 giorni, per cui ha le disponibilità economiche per farlo.

Sia India che Cina si rivolgono a Mosca per la costruzione di navi da guerra e New Delhi ha commissionato la costruzione entro 3 anni di una portaerei da 1,5 miliardi di dollari. Per Pechino è fondamentale avere portaerei in grado di confrontarsi con quelle Usa, sia per assicurare i rifornimenti energetici (che passano in gran parte per lo Stretto di Malacca) sia per un possibile intervento militare a Taiwan. Intanto nel 1998 ha comprato la Varyag, portaerei classe Kuznetov, ancora in costruzione al momento del crollo sovietico, ma solo la Russia può aiutare a finirla. Gli Stati Uniti hanno in servizio 12 portaerei, molte nucleari di classe Nimitz lunghe oltre 332 metri e con 85 aerei ciascuna; entro 7-8 anni prevedono di sostituirle con altre più grandi.

Ieri, intanto, si sono incontrati ad Urumqi i capi di Stato maggiore dello Sco.

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