28/02/2007, 00.00
CINA
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In ripresa la borsa cinese dopo il martedì nero

Parziale ripresa delle borse di Shanghai e Shenzhen, mentre continuano a scendere le altre piazze asiatiche ed europee. Ieri bruciato un trilione di yuan. Il crollo di ieri ritenuto conseguenza di una eccessiva valutazione dei titoli, ma anche degli interventi del governo per frenare le speculazioni e combattere la corruzione.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - In lieve recupero la borsa di Shanghai che, dopo avere perso ieri l’8,84%, oggi ha riaperto con una crescita dello 0,25%. Ieri sono crollate le borse dell’intero mondo e per la Cina è stata la peggior caduta in un solo giorno da 10 anni.

A Shanghai oggi la borsa ha chiuso a 2.881,073 punti, con un recupero del 3,94%. A Shenzhen si è avuto un +3,8%. “Sembra che oggi molti investitori non siano in preda al panico come ieri”, ha commentato Cao Yan, esperto del settore. 

Ma negli altri Stati della regione è continuata la caduta dei titoli, causata dalla volontà degli investitori di limitare le perdite. A Hong Kong oggi la perdita è stata del 3,58% e a Tokyo la borsa ha aperto con una perdita del 3,5%. Prosegue la caduta, anche se contenuta, pure nelle borse di Malaysia, Singapore, India e Corea del Sud, mentre a Taiwan oggi è festa e la borsa è chiusa.

In Cina negli ultimi 12 mesi il mercato azionario era salito di oltre il 130%, suscitando l’allarme degli esperti per l’esistenza di una bolla speculativa e per un sopravvalutazione dei titoli. In un solo giorno a Shanghai oltre 900 compagnie (i due terzi del listino, specie quelle bancarie, immobiliari, automobilistiche e metallurgiche) hanno perso il 10% del loro valore, per una cifra stimata di 1 trilione di yuan (107,8 miliardi di dollari). Nel più piccolo mercato azionario di Shenzhen, ieri la perdita è stata dell’8,5%.

Analoga la situazione nell’intero mondo: a Tokyo l’indice Nikkei ha perso ieri il 2,9%, a Hong Kong l’indice Hang Seng è sceso del 2,5%. Masayoshi Yano, analista di Tokyo, ha osservato che la caduta non significa una sfiducia verso i titoli giapponesi, ma è conseguenza delle vendite azionarie iniziate in Cina che hanno avuto ricadute anche su Stati Uniti e Giappone.

Le borse europee e americane hanno seguito la tendenza: a New York l’indice Dow Jones è sceso del 3,3%, la peggiore performance dall’11 settembre 2001. Negli Usa ha contribuito la previsione di Alan Greenspan, ex presidente della Federal Reserve, che l’economia nazionale rischia la recessione. Molto colpiti i titoli relativi ai metalli e alle attività minerarie, settori dove la domanda cinese aveva fatto molto salire i costi negli ultimi anni.

Alcuni analisti, come ad esempio Lu Fangxing, ritengono che il crollo di ieri dipenda da grandi vendite di titoli operate da azionisti istituzionali per monetizzare questo surplus. Questo avrebbe innescato una reazione di panico tra molti investitori, che sono corsi a vendere i titoli.

Ma altri esperti parlano di una prima conseguenza dell'annuncio fatto del governo di voler lottare contro le speculazioni di ogni tipo, per evitare bolle speculative che aumentino l’inflazione e frenare la liquidità monetaria. Notano che ieri si è diffusa la voce che il governo stesse per introdurre una tassa 20% sugli incrementi di valore dei titoli, che ha accelerato le vendite, mentre oggi il ministro delle Finanze ha smentito la possibilità. Prima del Nuovo anno lunare la banca centrale della Cina ha aumentato i fondi di riserva che le banche debbono tenere, al fine di diminuire la liquidità monetaria.

C’è anche chi parla di una conseguenza della lotta alla corruzione, con decine di migliaia di funzionari governativi denunciati ogni anno, che comporta anche minori flussi di denaro da investire in modo poco appariscente. (PB)

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