21/10/2014, 00.00
INDIA
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India, cattolici e indù "lavorino insieme contro la globalizzazione dell'indifferenza"

di Nirmala Carvalho
Il presidente dell'Ufficio per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo della Conferenza episcopale cattolica indiana, mons. Felix Machado, commenta ad AsiaNews il messaggio vaticano per la festa indù di Diwali: "Non dobbiamo ignorare le differenze che ci separano, ma comprenderle e accettarle. Sulle orme di papa Francesco, impegniamoci per il benessere comune".

Mumbai (AsiaNews) - Cristiani e indù "devono approfondire il rispetto e l'amicizia reciproca. Questo non vuol dire che si debbano ignorare le differenze essenziali che esistono fra le due tradizioni religiose, ma al contrario che proprio queste differenze vanno comprese, accettate e rispettate. La Chiesa cattolica non impone mai la propria fede agli altri, e da sempre è al servizio dei poveri e degli emarginati. Possa il nostro rapporto migliorare sempre, per il benessere comune". È il commento rilasciato ad AsiaNews da mons. Felix Machado, presidente dell'Ufficio per il dialogo interreligioso e l'ecumenismo della Conferenza episcopale cattolica indiana, al messaggio inviato ieri al mondo indù dal Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.

Secondo il presule, che guida lo stesso Ufficio anche all'interno della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche, l'India "è una società pluralista e multi-religiosa, dove lo spirito dell'inclusione è sempre stato promosso dai cattolici. La Chiesa incoraggia al dialogo e alla collaborazione con le altre fedi, per il benessere comune. Dobbiamo affrontare insieme le tante sfide che si presentano, perché insieme possiamo prosperare".

Il messaggio di Diwali, prosegue mons. Machado, "riflette il pensiero di papa Francesco: la globalizzazione dell'indifferenza crea una cultura dell'esclusione in cui i poveri, i vulnerabili e gli emarginati vedono i propri diritti calpestati. Mentre opportunità e risorse vengono destinate ad altri. Chi vive ai margini viene usato e scartato, come fosse un oggetto. E questo danneggia tutti quanti".

Al contrario, "la Chiesa cattolica indiana lavora da sempre per i poveri e gli emarginati. Per i dalit e i tribali, per le donne e le ragazze delle aree più remote del Paese, per gli infelici: e lo fa senza dare peso all'identità religiosa, con un impegno che vuole sconfiggere proprio questa globalizzazione dell'indifferenza. Siamo impegnati con forza nel dialogo interreligioso e non discriminatorio, e continueremo a collaborare con lo Stato e con la società per il bene comune. Il dialogo fra indù e cristiani può divenire un modello per le altre religioni".

 

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