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  • » 14/08/2008, 00.00

    INDONESIA

    Indonesia, tribale ucciso dalla polizia durante la festa dei popoli indigeni



    Lo scorso 9 agosto nel West Papua le forze dell’ordine hanno aperto il fuoco contro la folla che celebrava la Giornata internazionale dei Popoli Indigeni, ammazzando un tribale. Il governo di Jakarta e la polizia respingono le accuse e parlano di manifestazione “illegale”.

    Jayapura (AsiaNews) – Lo scorso 9 agosto, in concomitanza con la Giornata internazionale dei Popoli Indigeni, la polizia indonesiana ha ferito a morte un nativo della provincia di West Papua.

    L’incidente è avvenuto nella città di Wamena, capitale del distretto di Jayawijaya, nel corso delle celebrazioni previste per la giornata dei popoli indigeni; sino a quel momento non si erano registrati momenti di tensione e la festa si svolgeva in maniera pacifica. La situazione è precipitata verso la fine del discorso tenuto da Forkorus Yaboisembut, presidente del Consiglio per i costumi e le tradizioni di Papua, quando la folla ha cominciato a issare quattro bandiere: quella delle Nazioni Unite, la bandiera del West Papua indipendente, il simbolo dell’S.O.S. – a sottolineare la situazione d’emergenza che si vive nella zona – e la bandiera nazionale indonesiana.

    Appena alzati gli stendardi, la polizia ha aperto il fuoco ad altezza uomo. Nella foto pubblicata – tratta dal sito internet FreeWestPapua – si vedono gli agenti indonesiani pochi istanti prima di aprire il fuoco contro la folla. Uno dei proiettili vaganti ha colpito in pieno Opius Tabuni, un tribale che al momento della sparatoria si trovava nella zona per prendere parte ai festeggiamenti.

    Il governo di Jakarta e la polizia respingono ogni accusa e negano vi siano stati degli spari da parte delle forze dell’ordine. Essi cercano inoltre di imputare ai nativi del West Papua le responsabilità in merito all’incidente, sottolineando che la loro manifestazione era “illegale” perchè priva delle necessarie autorizzazioni.

    Una accusa respinta al mittente dal reverendo Socrates Sofyan Yoman, pastore protestante della Chiesa battista, secondo cui i nativi avevano tutti i diritti di “manifestare”, anche perchè essi sono gli abitanti “originari” della zona e gli unici a “vantare un diritto di proprietà” sul territorio.  

     

     

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