05/12/2009, 00.00
INDIA
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Indù e musulmani marciano insieme a 17 anni dalla distruzione della moschea di Ayodhya

La marcia interreligiosa è per “lanciare un messaggio di pace ed armonia”, ricordando la morte di oltre 2 mila persone. L’obiettivo degli organizzatori è anche spingere la popolazione ad affrontare problemi decisivi come lo sviluppo”.

Lucknow (AsiaNews/Agenzie) – Indù e musulmani sfileranno insieme ad Ayodhya nel 17mo anniversario della distruzione della moschea Babri Masjid, rasa al suolo da migliaia di militanti indù il 6 dicembre del 1992.

 La città dell’Uttar Pradesh è uno dei luoghi santi dell’induismo, ma anche un simbolo della violenza dell’estremismo religioso e politico. Nel 1992 Ayodhya è stata teatro di uno degli attacchi più cruenti alla presenza musulmana in India. Circa 150mila militanti dell’organizzazione indù Sangh Parivar hanno raso al suolo il luogo di culto islamico. Fu l’apice di una campagna indù che rivendicava la proprietà secolare del terreno su cui sorgeva la Babri Masjid. Dall’assalto scaturirono disordini in cui morirono oltre 2mila persone, per la stragrande maggioranza musulmani.

 I fatti di Ayodhya sono ancora oggi motivo di discussione e scontro. Il rapporto della commissione governativa sulla vicenda – presentato di recente -  ha scatenato accese polemiche politiche  (vedi AsiaNews.it, 25/11/2009, “Leader del Bjp accusati per la distruzione della moschea di Ayodhya”). Per molti l’anniversario è un dhikkar diwas, un giorno di condanna, o addirittura un kalank diwas, giorno di protesta.

 Ma domani rappresentanti delle comunità musulmana e indù ricorderanno insieme i fatti di 17 anni fa. M A Siddiqui, presidente dell’All India United Muslim Morcha (Aiumm) spiega che la marcia vuole “lanciare un messaggio di pace e armonia”. Ad essa verranno affiancati momenti di discussione e di preghiera interreligiosa per una serie di iniziative che si concluderanno il 12 dicembre ad Ajmer Shareef.

 I promotori  rappresentano diverse sigle del mondo musulmano e indù che intendono manifestare contro l’estremismo mascherato da motivi religiosi. “L’obiettivo di base -  dice Siddiqui - è dire alla popolazione che questo è il momento giusto per prendere iniziativa e affrontare problemi decisivi come lo sviluppo”.

 

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