31/03/2009, 00.00
AFGHANISTAN
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Investire in istruzione, sanità e assistenza sociale per combattere il terrorismo

Si svolge oggi l’ennesima Conferenza mondiale per discutere dei problemi dell’Afghanistan e della lotta al terrorismo. Grandi attese per la presenza dell’Iran. Ma esperti locali dicono ad AsiaNews che occorre combattere bisogno e povertà, invece che aumentare le spese militari.

Kabul (AsiaNews) – “Per costruire un nuovo Afghanistan occorre affrontare i problemi essenziali di una democrazia e investire in istruzione, sanità, assistenza sociale, costruire una nuova classe politica, piuttosto che concentrarsi sulla lotta militare contro il terrorismo”. Esperti parlano ad AsiaNews della difficile situazione nel Paese, mentre all’Aja si svolge l’ennesima conferenza mondiale sul futuro dell’Afghanistan.

In Olanda si incontrano oggi i rappresentanti di 72 Nazioni (assente solo l’Uzbekistan) per discutere come “stabilizzare” le regioni “senza legge” presso il confine occidentale di Afghanistan e Pakistan. Gli intervenuti esprimono grande attesa e interesse per la nuova strategia del presidente Usa Barack Obama, che ha auspicato migliori rapporti e collaborazione con l’Iran e con i talebani “moderati”. Intanto Obama ha annunciato l’invio di altri 17mila soldati e 4mila consiglieri per addestrare polizia ed esercito afgani e centinaia di operatori sociali. Il delegato Usa Richard Holbrooke ha detto che è un grande successo già solo il fatto che tante Nazioni partecipino, cosa che può indicare che non si attendono risultati effettivi immediati.

Fonti locali di AsiaNews sottolineano che se davvero Afghanistan e Pakistan sono la centrale del terrorismo internazionale, non si spiega perché il massiccio dispiego di forze militari non abbia potuto debellarlo.

Un esperto locale osserva che “da anni si ripetono simili conferenze: a Bonn, a Londra, a Madrid, qualche giorno fa a Mosca e tante altre. E ancora  si discute cosa fare. Occorre affrontare i problemi essenziali di una democrazia: scuola, sanità, assistenza sociale. I direttori delle scuole spesso debbono affrontare i mullah locali che non vogliono che le ragazze vadano a scuola: succede anche nei villaggi vicini a Kabul. Per la sanità mancano strutture sul territorio: negli anni ’90 c’era meno di un medico per ogni 200mila abitanti, ora mancano dati sicuri ma ho paura che ci sia meno di un medico ogni 50mila persone. Le malattie sono molto diffuse, si muore persino per una dissenteria, la mortalità infantile e di parto sono elevatissime. E poi occorre pagarsi le cure e le medicine e la popolazione è povera”.

Il costo della guerra al terrorismo è immenso: fonti Nato dicono che ogni anno ci sono spese militari di circa 42 miliardi di dollari. Senza contare il grande costo in vite umane: oltre 1100 militari stranieri morti dal 2001 a oggi.

Un’altra fonte concorda che “occorre fare una mappa di Kabul e istituire le scuole necessarie, con insegnanti preparati. In ogni distretto deve esserci un’assistenza sanitaria adeguata. Occorre tutelare i lavoratori: oggi non esistono sindacati, né vi è diritto alla pensione. Gli stipendi sono miseri rispetto al continuo aumento del costo della vita. Il terrorismo si combatte creando nella società quelle basi si cui si radica la democrazia. Allora la stessa popolazione rigetterà il terrorismo. Ma se la gente non vede migliorare la sua vita quotidiana, dopo anni di interventi degli Stati esteri, allora rimane scettica e non si fida. Il terrorismo trova un terreno fertilissimo nella povertà e nel bisogno. Ma non può essere una politica marcatamente assistenzialista, occorre creare strutture in grado poi di funzionare con le forze locali”.

“Più che mandare 4mila istruttori per polizie ed esercito – come vuole Obama - sarebbe utile mandare chi aiuta a costruire queste strutture civili. E’ anche necessario creare una classe politica preparata. E combattere il cancro della corruzione, come dice Holbrooke”.

La decisione di coinvolgere l’Iran nei colloqui è ritenuta dai locali “del tutto ovvia. L’Iran confina con l’Afghanistan per migliaia di chilometri, ha ospitato migliaia di profughi, ci sono forti collegamenti tra gli sciiti dei due Paesi. Non è pensabile che Teheran sia estranea a quanto avviene in Afghanistan”.

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