26/06/2009, 00.00
MYANMAR – ONU
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Inviato Onu incontra la giunta militare, forse Aung San Suu Kyi

La visita potrebbe preparare il terreno per un prossimo viaggio del segretario generale Onu Ban Ki-moon. Oggi il tribunale ha rimandato di una settimana la nuova udienza nel processo a carico della leader dell’opposizione. Membri della Nld chiedono più “efficienza” alle missioni Onu.
Yangon (AsiaNews/Agenzie) – Ibhraim Gambari, inviato speciale delle Nazioni unite per il Myanmar, è arrivato questa mattina a Yangon per una serie di incontri con la leadership militare birmana. Non è chiaro se Gambari vedrà anche Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione attualmente agli arresti. Oggi si doveva svolgere la nuova udienza nel processo a suo carico, ma la Corte ha aggiornato la seduta al prossimo 3 luglio.
 
L’inviato Onu è atterrato in mattinata a Yangon, il principale centro economico del Myanmar, ed è ripartito alla volta della capitale, Naypyidaw. In base all’esito dei colloqui fra Gambari e la giunta militare birmana, il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon deciderà se compiere una visita ufficiale nel Paese. Egli vorrebbe esercitare pressioni sulla dittatura per ottenere il rilascio di Aung San Suu Kyi – in carcere per aver violato i termini degli arresti domiciliari – e degli altri prigionieri politici.
 
Attivisti e organizzazioni per i diritti umani invitano il segretario generale Onu a non recarsi in Myanmar, perché un suo viaggio potrebbe essere manipolato dalla propaganda di regime. I leader del partito di opposizione, la Lega nazionale per la democrazia (Nld), sono invece favorevoli a una visita di Ban Ki-moon, il quale nei giorni scorsi aveva detto di aspettare il “momento appropriato”. Nyan Win, portavoce della Nld, afferma che il partito “sostiene e accoglie con favore” una eventuale presenza del segretario generale Onu nel Paese, così come “dell’inviato speciale Onu”. In riferimento a Gambari, egli “spera” che possa portare a termine la sua missione “in modo più efficiente”, lasciando trasparire critiche sugli scarsi risultati ottenuti nei sette precedenti viaggi in Myanmar.
 
Il tribunale di Yangon ha posticipato al 3 luglio la nuova udienza – prevista in origine per oggi – a carico di Aung San Suu Kyi, in carcere dal maggio scorso per aver violato i termini degli arresti domiciliari, ospitando nella sua abitazione l’americano John Yettaw. Accuse respinte al mittente da Aung San Suu Kyi, che chiarisce di aver accolto l’uomo per “motivi umanitari” e il suo ingresso è da addebitare a una “falla nel sistema di controllo predisposto dalla giunta”. La donna rischia cinque anni di carcere, un provvedimento che le impedirebbe di partecipare alle elezioni politiche in programma nel 2010.
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