24/01/2011, 00.00
IRAN
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Iran, altre 2 impiccagioni: muoiono i leader dell’Onda Verde

Questa mattina all’alba sono stati impiccati due attivisti politici coinvolti nelle proteste successive alle elezioni presidenziali del 2009. In un mese Teheran ha mandato al patibolo 99 persone, ma il numero delle esecuzioni extra-giudiziarie potrebbe essere molto più alto.
Teheran (AsiaNews) – Il regime iraniano continua, nel silenzio quasi totale del mondo, a eliminare i protagonisti delle proteste sociali del 2009 note come “Onda Verde”. Le autorità hanno confermato questa mattina l’avvenuta impiccagione di due attivisti politici – Jafar Kazemi e Mohammad Ali Hajaghaei – arrestati durante le manifestazioni contro la rielezione del presidente Ahmadinejad. L’esecuzione è stata resa pubblica dall’Ufficio del procuratore: Hillary Clinton, Segretario di Stato americano, si era appellata per la grazia ma inutilmente.
 
Nel Paese continua comunque la repressione contro i manifestanti. Il custode del santuario dell’imam Reza, l’ayatollah Vaez Tabasi, è tornato ad attaccare i leader dell’Onda Verde, definiti “leader sediziosi che combattono contro l’islam per promuovere l’ignoranza e opporsi al leader supremo dell’Iran”. Parlando alla cerimonia che commemorava la fondazione del santuario, l’ayatollah ha chiesto “misure severe” contro i manifestanti.
 
Con queste due impiccagioni sale a 99 il numero totale di coloro che sono stati uccisi dal regime soltanto in quest’ultimo mese. Secondo dati ufficiali, tra il 19 dicembre e il 24 gennaio l’autorità giudiziaria iraniana ha mandato al patibolo presunti terroristi, trafficanti di droga e “leader sediziosi”. Con 22 esecuzioni in un giorno singolo, il 20 dicembre 2010 è stato il giorno più sanguinoso nella storia moderna del Paese.
 
Tuttavia cresce la paura che, al di là delle statistiche del governo, si verifichino quasi quotidianamente esecuzioni extra-giudiziarie. I giudici iraniani, spiega una fonte ad AsiaNews, “trovano molto difficile produrre elementi legali per condannare a morte i leader della protesta studentesca non coinvolti in atti di violenza. Per questo si affidano a guardie carcerarie senza scrupoli, che li uccidono mentre si trovano in galera”.
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