27/02/2021, 08.00
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Iraniani favorevoli al ritorno all’accordo nucleare, crolla il consenso di Rouhani

Un sondaggio mostra che la maggioranza vuole il ripristino del Jcpoa. Ma solo se gli Stati Uniti faranno il primo passo o in contemporanea. All’amministrazione Biden il compito di ricostruire la fiducia negli Usa dopo gli anni di Trump. Il gradimento per il presidente dal 61% del 2015 al 7,6% di oggi. A giugno favorito il conservatore Raisi, in ascesa Ahmadinejad.

Teheran (AsiaNews) - La maggioranza degli iraniani è favorevole a un pieno ritorno all’accordo sul nucleare (Jcpoa) del 2015 sconfessato da Donald Trump a colpi di sanzioni, ma solo nel caso in cui gli Stati Uniti ne rispetteranno tutte le parti “per primi o in contemporanea” a Teheran. È quanto emerge da un sondaggio telefonico realizzato in collaborazione dal Center for International and Security Studies dell’Università del Maryland e dall’agenzia IranPoll, con base a Toronto, in Canada. Gli studiosi hanno interpellato oltre mille cittadini della Repubblica islamica di varie zone del Paese, nell’intervallo fra il 26 gennaio e il 6 febbraio. 

La metà dice di essere “in modo deciso” o “a qualche titolo” favorevole al Jcpoa, con un calo rispetto al 75% di cinque anni fa, all’indomani della firma dell’accordo nucleare. Il 58% è convinto che la nuova amministrazione a Washington ritornerà al patto nucleare, sebbene il 60% ritiene che gli americani non applicheranno tutti i termini previsti. Nancy Gallagher, direttore Cissm, sottolinea che “l’amministrazione Biden deve ricostruire negli iraniani la fiducia che gli Stati Uniti manterranno gli impegni”. 

La ricerca, la 12ma condotta dalle due organizzazioni dal 2014 prendendo in esame l’opinione pubblica iraniana, mostra inoltre un indurimento dell’opinione pubblica, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali di giugno. L’indice di gradimento del presidente uscente, il moderato Hassan Rouhani, passa dal 61% del 2015 all’attuale 7,6%. E le previsioni indicano che sarà un conservatore il prossimo leader della Repubblica islamica, mentre il campo moderato o riformista appare fuori dai giochi a meno di improvvisi colpi di scena.

Dalla sconfitta elettorale di Trump a novembre, il duo Rouhani e e il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif hanno promosso una intensa opera diplomatica per ripristinare l’accordo e allentare le misure punitive. Nel maggio 2018 l’ormai ex inquilino della Casa Bianca aveva ordinato il ritiro dal patto voluto dal predecessore Barack Obama, introducendo le più dure sanzioni della storia. Decisione che ha provocato un crollo nell’economia iraniana e del petrolio, cui si somma l’emergenza Covid-19. In risposta Teheran ha minacciato l’arricchimento dell’uranio per scopi civili e superato le riserve di uranio.

Tornando al sondaggio, se la metà è ancora a favore del Jcpoa, ben l’88% sarebbe disposto al ripristino dell’accordo nucleare nel caso in cui gli Stati Uniti compiano il primo passo. Solo il 31% vuole che sia Teheran a muoversi per prima, mentre il 55% ritiene corretto farlo in contemporanea dalle due nazioni. Fra i passi che dovrebbe compiere l’amministrazione Biden per ritrovare la fiducia degli iraniani, quattro su cinque auspicano l’annullamento della decisione presa da Trump di classificare come organizzazione terrorista la Banca centrale. Questa mossa favorirebbe peraltro l’acquisto di cibo e medicine dall’estero. Sette su 10 vogliono invece una condanna dell’assassinio dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh

Per quanto riguarda il voto alle presidenziali di giugno, in testa con il 28% delle preferenze il capo della magistratura ed esponente conservatore Ebrahim Raisi, seguito dall’ex presidente populista Mahmoud Ahmadinejad con il 12%, che appare in crescita nei sondaggi. Al terzo posto l’ex sindaco di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf con il 6,4% e, da ultimo, l’attuale ministro degli Esteri Zarif con il 5,3% delle preferenze.

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