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» 30/12/2008 13:26
IRAQ
Iraq: in un anno, ridotte del 75% le vittime di attentati
A Baghdad quasi la metà delle uccisioni. Fonti non ufficiali contestano le cifre fornite dal governo e parlano di 8mila e le 9mila persone: 25 morti al giorno. Nel dicembre di quest’anno le vittime sono 299, nel 2006 erano state oltre 1700.

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Le vittime di attentati in Iraq nel 2008 sono state 5714, meno di un terzo rispetto ai 16252 dello scorso anno. Il governo iracheno afferma che quasi la metà delle uccisioni (2300 persone) si sono verificate nella capitale.
 
Alla cifra dei morti iracheni, resa nota da fonti ufficiali di Baghdad, si aggiunge quella non ufficiale dei decessi tra le file dei soldati statunitensi: dai 900 circa dello scorso anno, il peggiore per numero di morti dal 2003, si è passati ai poco più di 300 del 2008.
 
Nel computo complessivo delle vittime sono incluse anche le decine di cristiani rimasti uccisi da attentati soprattutto nella capitale e nell'area di Mosul. Per le comunità dei fedeli iracheni il 2008 è stato un anno caratterizzato dall’esodo continuo dal loro Paese e segnato da violenze costanti in cui hanno perso la vita anche sacerdoti e religiosi tra cui il vescovo caldeo dell’antica Ninive, mons. Faraj Raho, rapito e poi trovato morto prima di Pasqua.
 
Il sito indipendente Usa icasualties.org, che fornisce statistiche sulle vittime di attentati in Iraq, calcola che nel solo mese di dicembre sono state uccise 299 persone tra civili e forze di sicurezza di Baghdad. La cifra rimane elevata, sebbene vi sia un progresso rispetto al dicembre 2008 ( 500 morti ) e al  del dicembre 2006 (1752).
 
L’organizzazione Usa Iraq Body Count contesta i dati affermando che il numero delle vittime degli attentati è in realtà tra le 8mila e le 9mila persone e include nel computo complessivo oltre ai civili anche il personale della polizia iracheno. Per l’organizzazione di attivisti, nota per la sua avversione alla politica del presidente uscente Bush, si tratta di 25 persone uccise ogni giorno.
 
La notizia della diminuzione delle vittime giunge comunque come un segnale positivo. In materia di sicurezza il Paese è appena reduce dalle polemiche in parlamento sulla permanenza delle truppe straniere non americane sul territorio iracheno - circa 6mila soldati di cui 4mila britannici - che rischiavano di trovarsi privi di copertura legale dopo il 31 dicembre.
Le statistiche fornite da Baghdad precedono inoltre di pochi giorni un passaggio delicato per la sicurezza del Paese nella provincia di Diyala. Il 1° gennaio gli 8mila miliziani sunniti dei Figli dell’Iraq, fino ad oggi coinvolti dai militari Usa nell’attività contro al Qaida, confluiranno tra le file delle forze governative. Sull’ingresso dei sunniti di Diyala nell’esercito regolare gravano la particolare sfiducia e le forti proteste espresse a più riprese da questi ultimi nei confronti del governo centrale.

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