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  • » 20/11/2008, 00.00

    PAKISTAN

    Islamabad, al parlamento una legge per dare “uguali” diritti alle donne

    Qaiser Felix

    Oggi nel diritto di famiglia sono molto maggiori i diritti del marito. Il Consiglio per l’ideologia islamica propone innovazioni per consentire alla moglie di chiedere il divorzio e preservare le sue proprietà. Ma ambienti estremisti lo accusano di “creare confusione”.

    Islamabad (AsiaNews) – Creano scompiglio le proposte del Consiglio per l’ideologia islamica (Cii) di riforma del diritto islamico della famiglia, che prevedono maggiori diritti per la moglie in caso di divorzio. L’attuale legge riconosce il divorzio pronunciato dal marito “a voce” e in privato e dà scarsi diritti economici alla moglie.

    Il Cii (gruppo di rilievo costituzionale con funzioni di consigliere giuridico per parlamento e governo, costituito nel 1962), propone che anche la moglie possa chiedere il divorzio, per iscritto, con obbligo del marito di accettarlo entro 90 giorni. Passato il termine, il matrimonio sarà comunque sciolto, a meno che la donna non ritiri la domanda. Consigliato, pure, che la donna dichiari i beni di sua proprietà, al momento del matrimonio, perché oggi molti mariti tolgono alle mogli, a seguito del divorzio, persino questi beni.

    Asma Jahangir, presidente della Commissione pakistana per i diritti  umani, spiega ad AsiaNews che, comunque, la donna ha già il diritto legale al divorzio, ma il vero problema è che spesso il marito non fornisce alcun  sostegno economico a lei e ai figli. Ricorda che molti mariti cacciano moglie e figli di casa senza nemmeno divorziare né dar loro nulla.

    L’avvocato islamico Hifza Aziz aggiunge che oggi l’uomo può risposarsi senza nemmeno dire alla nuova moglie del precedente divorzio.

    La proposta ha suscitato ampie opposizioni nel mondo islamico e il mufti Munibor Rehman, ascoltato leader religioso, accusa il Cii di “voler inventare una nuova sharia” e “creare anarchia e caos nel Paese”.

    Anche Hanif Jalandhry, segretario generale dell’Alleanza delle organizzazioni delle scuole islamiche, accusa il Cii di “avere superato le sue competenze costituzionali, con la proposta di riforme non-islamiche nella legge”. Maulana Sami-ul-Haq, presidente del Jamiat Ulema-i-Islam-Sami, dice che il Consiglio “semina confusione tra la gente, con interpretazioni sbagliate della sharia”.

    Accuse rifiutate da SM Zafar, presidente della Società pakistana per i diritti umani, che ripete che “il diritto della donna a domandare il divorzio è già praticato sotto il principio del Khula, il Cii vuole solo formalizzare questa prassi”.

    Il Cii non ritira la proposta di legge, che sarà esaminata dal parlamento. Hamid Saeed Kazmi ha già detto, il 18 novembre all’Assemblea nazionale, che il governo “non sostiene” queste proposte, operate dal Cii a titolo personale. Il ministro per la Legge e la Giustizia, Farooq H. Naek, ha specificato che il parlamento non approverà  una legge in contrasto con il santo Corano e la Sunnah.

    Altro punto controverso è la proposta del Cii di consentire alle donne di fare il pellegrinaggio dell’Hajj (obbligatorio per gli islamici almeno una volta nella vita), senza un Mahram (“guardiano”), nel rispetto del diritto costituzionale a viaggiare senza limitazioni.

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