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» 24/11/2011 12:04
PAKISTAN
Islamabad, vittoria di Paul Bhatti e Apma: Gesù Cristo non è più proibito negli sms
L’impegno del consigliere speciale e le iniziative dei cattolici hanno portato alla cancellazione del nome dall’elenco. Decisiva la collaborazione fra Bhatti, il governo e l’autorità per le Telecomunicazioni. Ad AsiaNews smentisce la ricostruzione di alcuni media, che attribuivano il merito al sottosegretario Akram Gill.

Islamabad (AsiaNews) – L’impegno del Consigliere speciale per le minoranze religiose Paul Bhatti, unito alle manifestazioni dei parlamentari e attivisti di All Pakistan Minority Alliance (Apma) ha raggiunto l’obiettivo: il governo del Pakistan ha deciso di ritirare il nome di Gesù Cristo dall’elenco delle parole sottoposte a censura – una “lista nera” di 1600 termini di natura oscena, pornografica o con riferimenti religiosi – nell’invio di sms telefoni. Fra i gesti “estremi”, ma sempre pacifici e nel rispetto della legalità, la mossa di un parlamentare Ampa della provincia del Sindh: Saleem Khokhar si è seduto sul pavimento durante la riunione dell’Assemblea; la sedia vuota, ha dichiarato, sarebbe stata occupata nuovamente solo previa cancellazione del nome di Cristo dall’elenco dei termini banditi. Paul Bhatti smentisce inoltre quanto circolato ieri su alcuni siti di informazione, secondo cui la cancellazione è legata all’intervento di Akram Gill, ministro di Stato per l’Armonia (una sorta di sottosegretario del dicastero).

Interpellato da AsiaNews Paul Bhatti, fratello di Shahbaz Bhatti, ministro cattolico per le Minoranze religiose assassinato il 2 marzo scorso, conferma l’impegno personale per ottenere la “riabilitazione” del nome “Gesù Cristo”, messo al bando la settimana scorsa insieme a un migliaio di parole considerate “di natura pornografica” o di natura confessionale. Nella lettera inviata il 14 novembre agli operatori telefonici, il Garante delle comunicazioni (Pta) ingiungeva l’istallazione di software in grado di bloccare parole proibite – in urdu e inglese – fra cui “nudo, omosessuale e… Gesù Cristo”.

Il consigliere speciale del premier per le minoranze religiose, con lo status di ministro federale per l’Armonia nazionale, ha sollevato in più riprese la questione sui media pakistani, “con il pieno sostegno” di tutti i parlamentari e attivisti Apma che hanno lanciato una campagna di protesta. In un secondo momento Paul Bhatti ne ha parlato direttamente con il Primo Ministro Gilani e con il presidente dell’Autorità garante per le Telecomunicazioni Mohammed Yaseen. “Avevamo da poco terminato i colloqui – spiega – che è arrivata la notizia della cancellazione del nome Gesù Cristo”.

Paul Bhatti non nasconde la soddisfazione per il lavoro svolto dal suo ministero e dall’Apma, co-fondata e presieduta a lungo da Shahbaz Bhatti; egli ringrazia “il governo pakistano per la buona notizia”, confermando al contempo “l’impegno reciproco di minoranze ed esecutivo” volto a favorire il dialogo interreligioso e la convivenza pacifica delle diverse anime che compongono il Paese.

Nei giorni scorsi la vicenda aveva catturato l’attenzione dei media internazionali, che avevano rilanciato la notizia. Il governo pakistano ha definitivamente chiuso la controversia, restituendo piena legittimità ai diritti dei cristiani. Tuttavia, vi è chi – in Pakistan – si è indebitamente attribuito il merito di aver ottenuto la cancellazione del nome di “Gesù” dall’elenco. Alcuni siti cattolici hanno enfatizzato il ruolo di Akram Gill, sottosegretario del dicastero per l’Armonia, il quale avrebbe “sollevato la questione nel gabinetto dei ministri”. In realtà, spiega Paul Bhatti, Akram Gill (un cattolico) non ha mai partecipato ad alcuna riunione dell’esecutivo e non ha mai avviato “colloqui personali”. È stato decisivo, conclude Bhatti, il “nostro lavoro di collaborazione con il governo”, l’opera di Apma e del parlamentare del Sindh, con la sua protesta “clamorosa”, unite alla “sensibilità” mostrata dall’esecutivo e dalla leadership pakistana in materia.

“Circolano troppe notizie false o imprecisioni sul Pakistan – chiosa il consigliere speciale del premier – soprattutto quando si parla di cristiani, minoranze e problematiche di natura confessionale. Ed è giusto e doveroso promuovere una corretta informazione”.(DS)

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