22/07/2019, 08.47
ISRAELE - PALESTINA
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Israele inizia la demolizione di decine di case palestinesi a sud di Gerusalemme

Le operazioni riguardano l’area di Sur Baher, nella periferia sud della città santa, conquistata nella guerra del 1967. Gli edifici sorgono nei pressi del muro di protezione che circonda la Cisgiordania. Per i palestinesi Israele continua a usare il pretesto della sicurezza per espropriare terreni ed espandersi. 

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Nelle prime ore della mattinata di oggi, Israele ha iniziato le operazioni di demolizione di numerose case palestinesi di un sobborgo [che la stessa Israele considera illegale] a sud di Gerusalemme. Le abitazioni sorgono nei pressi di una barriera militare nella prima periferia della città santa; gli abbattimenti hanno sollevato la protesta dei palestinesi e di diversi organismi internazionali. 

Fonti local riferiscono che fin dall’alba centinaia di poliziotti e militari dell’esercito israeliano hanno sigillato almeno quattro edifici nell’area di Sur Baher, poco distante dal muro che circonda la Cisgiordania. Concluse le operazioni, uno scavatore ha iniziato le operazioni di abbattimento di due palazzi ancora in costruzione. 

Sur Baher è un piccolo villaggio palestinese ai margini di Gerusalemme est, in un’area conquistata e occupata da Israele nella guerra del 1967. I palestinesi temono che le operazioni di rastrellamento di case ed edifici lungo la barriera [il muro dell’Apartheid, per i palestinesi] costituirà un precedente per altre cittadine e villaggi lungo il percorso della recinzione, che si snoda per centinaia di chilometri nella Cisgiordania occupata.

Le autorità israeliane hanno impedito l’accesso ai giornalisti, mentre residenti e attivisti locali venivano trascinati con la forza all’esterno delle abitazioni. Un uomo veniva prelevato mentre gridava “voglio morire qui”. 

Per i palestinesi, Israele continua a usare il pretesto della sicurezza per espropriare terreni e perseguire la politica di espansione degli insediamenti lungo le strade che li collegano, impedendo di fatto la nascita di un futuro Stato unito. Essi sottolineano inoltre che la maggior parte degli edifici sorge in aree destinate al controllo dell’Autorità civile palestinese, in base agli accordi fra i due governi. 

Secondo quanto riferisce l’agenzia Onu per gli Affari umanitari (Ocha), l’avviso di sfratto e demolizione - comunicato da Israele il 18 giugno scorso dopo la decisione del tribunale - riguarda almeno 10 edifici già ultimati o in costruzione, per un totale di circa 70 appartamenti. In seguito alle operazioni di abbattimento almeno 17 persone resteranno senza casa e altre 350 potranno essere colpite a vario titolo. 

Secondo fonti locali, a rischio abbattimento vi sarebbero altri 100 edifici nella zona. Per i palestinesi è sempre più difficile ottenere dalle autorità israeliane i permessi di costruzione; attivisti e operatori umanitari affermano che il risultato di queste politiche è una grave mancanza di alloggi per i palestinesi, che rischiano di restare senza casa.

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