13/07/2019, 09.00
ARABIA SAUDITA - ISLAM
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Jeddah, l’ira dei giovani sauditi per la cancellazione del concerto di Nicki Minaj

L’artista ha annullato l’esibizione per protesta contro violazioni ai diritti di donne e omosessuali. Giovani fans e appassionati hanno utilizzato la rete per sfogare il malcontento. Soddisfazione nell’ala radicale, che parla di “buona notizia”. Il concerto contrario a “costumi e valori” del Paese.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - La cancellazione improvvisa, e all’ultimo minuto, di un concerto della cantante e modella naturalizzata statunitense Nicki Minaj ha sollevato una vera e propria ondata di indignazione popolare e sul web in Arabia Saudita. Dietro la decisione dell’artista di annullare l’esibizione, in calendario il 18 luglio nel contesto del Jeddah World Fest, il sostegno ai diritti delle donne e degli omosessuali, spesso perseguitati - anche con condanne a morte - nel regno ultraconservatore wahhabita. 

Molti fans e giovani appassionati hanno utilizzato la rete e i social per manifestare il proprio disappunto, chiedendo il rimborso del prezzo del biglietto agli organizzatori. Nelle scorse settimane la notizia di un concerto in terra saudita della celebre rapper aveva scatenato la protesta dell’ala fondamentalista e ultra-conservatrice, che impone una rigida applicazione della sharia (la legge islamica) e non vede di buon occhio le recenti (e timide) aperture dei vertici della monarchia. 

“Sono così dispiaciuto” scrive un fan su twitter. “Mi stavo preparando - aggiunge - per dare una danza di Michael Jackson alla festa”. Gli organizzatori del festival confermano la vendita di migliaia di biglietti per l’evento, che prevede anche una esibizione del musicista britannico Liam Payne e del dj Usa Steve Aoki.

Altri esultano, sottolineando che “la cancellazione della festa è una buona notizia, Inshallah”. 

Minaj è famosa per le sue esibizioni provocatorie, i testi al limite del profano e i video-musicali in cui appare molto poco vestita. Dopo una iniziale adesione, l’artista ha cancellato la partecipazione affermando di non volersi esibire in una nazione in cui “le donne non hanno diritti”, pur senza - con un tortuoso giro di parole - voler per questo “mancare di rispetto” al governo saudita. 

Diversi giornali sauditi vicini all’esecutivo e alle massime autorità, fra cui il quotidiano Okaz, sottolineano che è del regno la decisione di cancellare il concerto perché contrario “ai costumi e ai valori” del Paese. Interpellati da diverse agenzie internazionali, i responsabili del ministero dei Media e del divertimento non hanno voluto commentare la vicenda, scegliendo ill silenzio.

Nel regno saudita vige una monarchia assoluta sunnita, retta da una visione wahhabita e fondamentalista dell’islam, che impone una netta divisione fra i sessi e prevede l’uso della sharia come fonte del diritto. Le riforme introdotte negli ultimi due anni da principe ereditario Mohammed bin Salman (Mbs) hanno toccato la sfera sociale e i diritti, fra cui il via libera alla guida per le donne e l’accesso (controllato e in apposti settori) agli stadi.

Uno degli obiettivi è sviluppare l’industria del turismo e quella dell’intrattenimento con un piano miliardario, senza finire in contrasto con la rigida osservanza dei costumi e della tradizione islamica. Tuttavia, gli arresti di alti funzionati e imprenditori, la repressione di attivisti e voci critiche e, in ultimo, la vicenda Khashoggi gettano un’ombra sulla reale volontà di cambiamento.

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