01/02/2019, 11.41
FILIPPINE
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Jolo, caccia ad Abu Sayyaf. Faida, non è stata una vendetta l’attacco alla moschea di Zamboanga

Escluso un possibile collegamento con l’attentato alla cattedrale di Jolo. Le esplosioni nella chiesa di Nostra Signora del Monte Carmelo forse opera dell’artificiere jihadista Kamah. I leader religiosi musulmani di Zamboanga: “Impedire che la situazione degeneri in un conflitto religioso”.

Zamboanga (AsiaNews/Agenzie) – I militanti di Ajang-Ajang, fazione del gruppo islamista Abu Sayyaf, restano i principali sospettati per l’attentato alla cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo a Jolo (provincia di Sulu), rivendicato dallo Stato islamico (Is). A confermare la pista, seguita dagli inquirenti sin dalle prime ore successive all’attacco del 27 gennaio scorso, sono la polizia nazionale (Pnp) e le Forze armate filippine (Afp). Le autorità escludono un possibile collegamento tra le esplosioni di Jolo, costate la vita a 21 persone, e la granata lanciata tre giorni dopo contro una moschea di Zamboanga City, che ha causato la morte di due predicatori. Secondo gli inquirenti, il movente dell’attacco al luogo di culto islamico non è la brama di vendetta dei cristiani, bensì un ancestrale metodo di risoluzione delle faide tra clan islamici, il “rido”. Per evitare il rischio di nuove tensioni settarie, i leader religiosi musulmani (ulama) locali invocano calma e unità tra persone di ogni fede.

Nel frattempo, proseguono le indagini e le operazioni militari contro la rete terrorista dietro l’attentato alla comunità cattolica di Jolo. Oscar Albayalde, direttore generale della Pnp, rivela che dietro le esplosioni potrebbe esserci la mano di Kamah, famigerato artificiere islamista. Secondo i resoconti delle forze di sicurezza, questi ha minacciato azioni contro la cattedrale sin dal suo ritorno da Sabah (nel Borneo malaysiano). Kamah, dichiara Albayalde, è uno dei fratelli di un defunto comandante di Abu Sayyaf. Shellamie Chang, portavoce della polizia di Zamboanga City, afferma che l'inchiesta sull’attacco alla moschea di Kamahaldikaan, nel quartiere Talon-Talon, si concentra su due possibili motivi: il rido, una delle principali cause di violenza tra le famiglie della zona; e la politica, in quanto una delle vittime era un consigliere del villaggio di Basilan. Il col. Gerry Besana, portavoce del Comando militare di Mindanao occidentale, riferisce che al vaglio degli inquirenti vi sono le posizioni di due “persone di interesse”.

Ieri sera, il Consiglio degli ulema della penisola di Zamboanga ha condannato l'attacco e ribadito il suo appello a “vigilanza e sobrietà, in questi tempi turbolenti e instabili”. “Chiediamo a tutti, musulmani e cristiani allo stesso modo, di mantenere solidarietà e armonia come sostenitori della pace e di fare il massimo per impedire che la situazione degeneri in un conflitto religioso”, si legge nel comunicato dei religiosi. Entrambe le vittime dell’attentato in moschea erano membri di Jamaah Tableegh, movimento islamico missionario d’ispirazione sunnita. Haji Ridwan Julpali, esponente anziano dell’organizzazione, sottolinea che musulmani e cristiani devono “far fronte comune contro ogni minaccia alla libertà religiosa”. “Non dobbiamo restare aggrappati all’odio. Musulmani e cristiani devono restare uniti, alimentare l'amore tra loro e rafforzare la devozione a Dio”, conclude Julpali.

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