16/05/2019, 08.59
PAKISTAN
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Karachi, 15enne cristiana convertita con la forza e data in sposa ad un musulmano

di Shafique Khokhar

Neha aveva resistito anche allo stupro e alle botte, ma poi ha ceduto quando gli aguzzini hanno minacciato di gettare il fratellino giù dal tetto. Il marito carnefice, già sposato in precedenza, la rivuole a casa e ha sporto denuncia per oltraggio alle leggi islamiche. La Chiesa sta aiutando la famiglia.

Karachi (AsiaNews) – “Se non ti converti, gettiamo tuo fratello giù dal tetto”: è sotto questa minaccia che in Pakistan la giovane Neha, cristiana di 15 anni, è stata costretta a convertirsi all’islam e data in moglie a un uomo musulmano di 45 anni, già sposato e con tre figli. La giovane aveva resistito con tutte le sue forze, anche dopo essere stata stuprata e picchiata con violenza. Ma poi ha ceduto di fronte alle minacce di morte verso il fratellino di due anni e mezzo. In seguito è riuscita a scappare con l’aiuto di una delle figlie del marito-carnefice, è tornata dalla famiglia e vive nella paura. Ad AsiaNews p. Saleh Diego, direttore della Commissione nazionale Giustizia e pace, afferma: “Siamo certi che otterremo giustizia. Chiediamo al primo ministro Imran Khan di proteggere le minoranze in tutte queste situazioni e portare la pace nel Paese”.

Neha è la figlia di Parvaiz Masih e Jamila. È nata l’8 ottobre 2003 e vive nella città di Itihad, vicino Karachi. La sua vicenda risale al 28 aprile scorso, quando sua zia Sundas, sorellastra della madre, chiede ai genitori di poter prendere con sé Neha per qualche giorno, per avere un aiuto con il figlio malato e ricoverato al Jinnah Hospital. La famiglia acconsente perché Sundas, che si è convertita all’islam sposando Muhammad Rehan qualche anno fa, è comunque una parente di fiducia.

Sundas, invece di portare Neha in ospedale, la conduce a casa sua insieme al fratellino più piccolo. Lì ad aspettarli ci sono Mohammad Imran e Azra, fratello e sorella di Rehan (marito di Sundas), che torturano la ragazza cristiana e le impongono di sposare Imran. Lei rifiuta, viene portata da Imran in una stanza vicina e violentata; e rifiuta ancora. A quel punto la minaccia: “Se non ti converti e non sposi Imran, gettiamo tuo fratello giù dal tetto”. Alla fine Neha acconsente.

Il giorno dopo la ragazza viene portata davanti al maulana (religioso islamico) dove abbraccia la fede islamica, le viene cambiato il nome in Fatima e vengono celebrate le nozze. Poi il nuovo marito la porta a casa, dove viene costretta a soddisfare i desideri sessuali del coniuge per una settimana. Infine riesce a scappare e torna dai genitori. Di fronte al suo racconto, essi rimangono scioccati perché credevano che la figlia fosse ancora in ospedale ad aiutare il cugino malato.

La famiglia ha tentato di registrare una denuncia, ma la polizia ha rifiutato di ascoltare la loro deposizione. Nel frattempo la famiglia di Imran ha presentato una contro-denuncia accusando i genitori della ragazza di voler nascondere sua moglie Fatima/Neha, cosa che va contro la legge islamica.

Il 13 maggio gli agenti hanno accolto la denuncia grazie al sostegno di attivisti e leader della Chiesa. Il rev. Gazala Shafiq, pastore della Church of Pakistan [protestante, ndr], lamenta che “il matrimonio per le ragazze al di sotto di 18 anni è punibile secondo il Codice penale. Neha è spaventata, si rannicchia in un angolo e ripete solo che se sarà costretta a ritornare a casa, nessuno più la aiuterà. Il suo cuore è infranto. Dobbiamo starle vicino e chiedere giustizia”.

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