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» 19/06/2009 12:47
IRAN
Khamenei: Le elezioni sono state oneste. Ahmadinejad vicino al mio modo di sentire
Un discorso commovente e astuto. Khamenei esige la fine delle manifestazioni. La partecipazione al voto mostra “la fiducia del popolo” nella Repubblica islamica. Non vi sono state frodi e le critiche devono essere incanalate con vie legali e non con moti di piazza.

Teheran (AsiaNews) – Con un discorso pieno di emozione e di enorme astuzia politica, il grande ayatollah Alì Khamenei ha riaffermato la bontà delle elezioni presidenziali che in questi giorni sono state contestate da centinaia di migliaia di iraniani. Egli ha elogiato tutti i candidati, ma ha pure sottolineato che il vincente Mahmoud Ahmadinejad è vicino al suo modo di sentire e vedere la situazione del paese e la politica internazionale.

Khamenei ha svolto il suo discorso alla moschea dell’università di Teheran, alla presenza di decine di migliaia di fedeli che hanno interrotto le sue parole diverse volte con slogan, pianti, pugni levati, sventolii di ritratti di Khomeini e Khamenei. Al raduno erano stati invitati tutti i candidati alle elezioni, ma solo Ahmadinejad e Mohsen Rizai erano presenti. I maggiori contestatori delle elezioni, Mir Hossein Moussavi e Mehdi Kharroubi non si sono visti. È probabile che la loro assenza sia dovuta alla loro opposizione verso quanto ha espresso Khamenei.

Il discorso del supremo leader è iniziato con una preghiera e col richiamo ad approfondire il rapporto con Dio. Con una velata allusione alle manifestazioni e ai disordini dei giorni scorsi egli ha rivolto un invito soprattutto ai giovani, che rischiano – in un modo simile a quanto avviene nel mondo occidentale - di essere strappati dalla pace e dalla calma che dà la fede.

Dopo una pausa, egli ha affrontato il tema delle elezioni. Egli ha citato per nome le persone e gli attori della scena di questi giorni: Hashemi Rafsanjani, Moussavi, Kharroubi, Ahmadinejad. Egli ha avuto parole di elogio per tutti, ma ha anche sottolineato che tutti i leader sono responsabili se avvengono violenze. Per questo egli esige che tutte le manifestazioni finiscano, che “le due parti” rifiutino la violenza (sebbene la violenza sia apparsa solo in una fazione, quella dei volontari della rivoluzione, legati ad Ahmadinejad) e che chiunque ha critiche da fare sulle elezioni deve farlo “attraverso le vie legali”. I risultati, egli ha detto, vengono decisi “dalle urne, non dai moti di piazza”. Il grande ayatollah ha affermato che la grande partecipazione di votanti (l’85% degli aventi diritto) mostra “la fiducia del popolo nel governo islamico”.

Khamenei ha gettato tutta la sua autorità sulle avvenute elezioni e sui risultati affermando che è impossibile che “la Repubblica islamica inganni” e che siano stati manipolati “11 milioni di voti” (la distanza fra i voti di Ahmadinejad e quelli di Moussavi).

Egli ha poi accusato “nemici” di voler distruggere il Paese. Essi sono stati all’opera prima e durante le elezioni e ha invitato la popolazione e i media a non offrire il fianco ai loro disegni.

Domani il Consiglio dei Guardiani, che sovrintende alla verifica dei risultati elettorali incontra tutti i candidati per discutere con loro le obiezioni presentate. Secondo gli sconfitti vi sono state almeno 646 violazioni alle regole elettorali.


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