25/02/2020, 15.10
MALAYSIA
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Kuala Lumpur, il re cerca una nuova maggioranza dopo le dimissioni di Mahathir

Per formare un esecutivo, servono almeno 112 deputati. È la prima volta che il re ne deciderà la guida. La crisi politica segue indiscrezioni sulla formazione di una nuova alleanza. Il primo ministro aveva promesso di cedere i poteri all’alleato Anwar. La fine anticipata del governo getta ombre sulla transizione.

Kuala Lumpur (AsiaNews) – Stamane la Malaysia si è svegliata senza governo, ma “nonostante le tensioni politiche il clima generale nel Paese è molto disteso”. Lo dichiara ad AsiaNews l’editorialista Anil Netto, commentato la confusione successiva alle dimissioni di Mahathir Mohamad (foto) da primo ministro. Ieri notte, le frizioni interne alla coalizione di governo hanno spinto il premier a rinunciare anche alla presidenza del Parti Pribumi Bersatu Malaysia (Bersatu), formazione ora uscita dall’alleanza chiamata Pakatan Harapan (Ph).

Abdullah Ri’ayatuddin Al-Mustafa Billah Shah, 16mo Yang di-Pertuan Agong (sovrano) della Malaysia, ha accettato le dimissioni del 94enne Mahathir e lo ha nominato premier ad interim. Tutti i ministri di gabinetto sono sollevati dai rispettivi incarichi. Tra oggi e domani, il re terrà colloqui con ciascuno dei 221 parlamentari (escluso Mahathir), per capire chi può guidare una maggioranza di almeno 112 deputati. Per la prima volta nella storia della Malaysia, sarà il re a decidere chi guiderà il prossimo governo nazionale.

La crisi politica segue indiscrezioni sulla formazione di una nuova coalizione di governo al di fuori del Ph. Ieri il ministro dell’Economia, Mohamed Azmin bin Ali, ha guidato l’esodo di 11 parlamentari dal Parti Keadilan Rakyat (Pkr) di Anwar Ibrahim. In molti vi hanno letto un tentativo per impedire ad Anwar di diventare primo ministro, come da accordi elettorali presi con Mahathir. Meno di due anni fa quest’ultimo – già premier tra il 1981 ed il 2003 – era tornato dalla pensione per unire le forze con Anwar, suo ex delfino poi divenuto rivale. Nel maggio 2018, i due hanno sconfitto la coalizione del Barisan Nasional (Bn), che governava il Paese sin dal 1957, anno dell’indipendenza. Di recente, i sostenitori del 72enne Anwar avevano cominciato a premere sull’anziano premier, chiedendo chiarezza sul passaggio di consegne.

“Due anni fa, il Pakatan Harapan (Ph) era salito al governo perché le sue promesse di cambiamento, lotta alla corruzione e superamento delle barriere razziali avevano convinto i malaysiani”, spiega ad AsiaNews Anil Netto, esperto di diritti umani e giustizia socioeconomica. “Tuttavia – prosegue – i rapporti tra i due principali partiti sono stati caratterizzati da tensioni. Al momento, il Paese è in attesa di capire quale coalizione emergerà dai colloqui tra il nostro agong ed i parlamentari. È probabile che Mahathir riesca a formare una nuova maggioranza, ma nessuno è in grado di prevedere chi ne farà parte”.

Secondo Netto, i partiti che fino a ieri notte erano all’opposizione non saranno in grado di proporre al re un nuovo governo. “È probabile che l’ago della bilancia siano i partiti più rappresentativi negli Stati di Sabah e Sarawak”, afferma l’editorialista. Questi due sono i Territori federali con la maggior concentrazione di cristiani. Nel Sarawak, il cristianesimo è regione maggioritaria (42,6%); nel Sabah è la seconda per numero di fedeli (26,6%), dopo l’islam (65,4%). “Ora – prosegue Netto – i parlamentari dei due Stati avranno più spazio per negoziare un ruolo di maggior rilievo. Per molti, questi Territori sono un modello di armonia e pluralismo”.

Sulla confusione politica in Malaysia, Netto afferma: “È opinione diffusa che i politici debbano metter da parte i propri interessi politici e concentrarsi di più su temi come l’aumento del costo della vita, un vero e proprio peso sulle spalle dei cittadini. La situazione è molto fluida, alcuni sentono di esser stati traditi. Una volta annunciata la nuova coalizione di governo, dopodomani, sarà tutto molto più chiaro. È però da sottolineare che, nonostante le tensioni politiche, il clima generale è molto disteso. Le Forze di sicurezza stanno tenendo un profilo basso. Se questa situazione si fosse verificata 20-30 anni fa, sarebbe stato un dramma. Credo sia un segno positivo, perché in questi momenti la gente si sente comunque rappresentata”. (PF)

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