17/05/2019, 14.53
SIRIA - UE
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L’Unione europea rinnova le sanzioni (annuali) contro la Siria e Assad

Nel mirino di Bruxelles “il regime siriano e quanti lo sostengono” per la “repressione” che continua a esercitare sul popolo. Un elenco che comprende 270 persone e 70 entità. Esse prevedono l’embargo sul petrolio e numerose restrizioni. Nelle scorse settimane diverse personalità cattoliche avevano criticato le sanzioni, che colpiscono una nazione già martoriata dal conflitto. 

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Gli Stati membri dell’Unione europea hanno votato oggi il prolungamento di un anno (fino al Primo giugno 2020) delle sanzioni contro il governo siriano e alcune personalità di primo piano del Paese, vicine alla famiglia Assad. “L’Ue ha deciso - spiega il Consiglio in una nota - di mantenere le misure restrittive contro il regime siriano e quanti lo sostengono, tenendo conto della repressione che continua a esercitare sulla popolazione”. La “lista nera” di Bruxelles si è ridotta con la cancellazione di cinque individui (deceduti) e due entità. 

“L’elenco - prosegue il comunicato diffuso in queste ore a Bruxelles - comprende a oggi 270 persone e 70 entità, sottomesse al divieto di ingresso sul territorio dell’Unione europea e al congelamento dei loro beni”. Secondo i rappresentanti europei individui e organismi oggetto del bando “sono responsabili” a vario titolo “della repressione violenta esercitata verso la popolazione civile in Siria”, traggono “profitto” dal regime o “lo supportano” a vario titolo. 

Le sanzioni Ue sono in vigore dal Primo dicembre 2011 e sono oggetto di una revisione annuale. 

Bruxelles ha posto un embargo sul petrolio, cui si aggiungono “restrizioni” ad alcune tipologie di investimenti, un congelamento dei beni detenuti dalla Banca centrale siriana nell’Ue e restrizioni sulle esportazioni di apparecchiature e tecnologie. Fra questi vi sono anche mezzi di sorveglianza o capaci di intercettare comunicazioni telefoniche e via internet.

Nelle scorse settimane AsiaNews ha raccolto le testimonianze di diverse personalità cattoliche siriane (le suore trappiste di Azeir, l’arcivescovo maronita di Damasco e il parroco latino di Aleppo p. Ibrahim Alsabagh), concordi nel criticare le sanzioni europee (e statunitensi). Embargo e sanzioni, sottolineano i leader cristiani, finiscono solo per colpire una popolazione già martoriata da otto anni di conflitto durissimo.

Alle sanzioni europee si aggiunge la morsa imposta dagli Stati Uniti contro i vertici siriani e la famiglia Assad, con l’obiettivo di piegare - finora invano - il governo di Damasco e rovesciare il regime. La stretta di Washington impedisce l’ingresso di carburante e paralizza i trasporti; gli studenti faticano a frequentare scuole e università, i pazienti non possono recarsi agli appuntamenti con i dottori. Medicine e ospedali non dovrebbero rientrare nell’embargo, ma i nosocomi funzionano al minimo e i macchinari sono fermi per mancanza di pezzi di ricambio.

Una doppia morsa che, unita alle devastazioni del conflitto, ha causato la morte di quasi mezzo milione di persone, oltre tre milioni di disabili permanenti, circa 11 milioni - quasi metà della popolazione - costretti ad abbandonare le abitazioni. Oltre l’80% è in condizioni di estrema povertà, con meno di due dollari al giorno. Dal 2009 poco meno del 60% delle imprese si è trasferito all’estero e la disoccupazione è passata dal 10% del 2010 a oltre il 50% nel 2015. Le perdite in termini di Pil fra il 2011 e il 2016 ammontano a 226 miliardi di dollari.

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