17/06/2019, 11.37
LIBANO
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L’allarme della Chiesa maronita: il Medio oriente si sta svuotando dei cristiani

di Fady Noun

È quanto emerge dalla riflessione finale a conclusione del sinodo annuale dei vescovi. I prelati parlano di “messaggi gravi” che arrivano dai Paesi della regione e della diaspora. Una emorragia umana che ha svuotato Aleppo, Damasco, la Terra Santa. La liturgia elemento di unità fra i maroniti. L’ ausiliare patriarcale Boulos Abdel Sater nuovo arcivescovo di Beirut. 

Beirut (AsiaNews) - Il sinodo annuale della Chiesa maronita (in due fasi dal 5 all’8 giugno, poi dal 10 al 15 giugno) si è concluso sabato scorso con una grave scoperta, come emerge dall’espressione usata nel comunicato finale per parlare dell’argomento: il Medio oriente, partendo proprio dal Libano che presenta una situazione particolare, si sta svuotando dei cristiani. 

Affrontando questo tema obbligato nel contesto dei loro lavori, i vescovi maroniti hanno parlato di “messaggi gravi” che stanno “arrivando” dai prelati maroniti di Siria, Giordania, della Terra Santa, dell’Egitto e di Cipro. A questi si uniscono i “bisogni crescenti cui devono far fronte, a causa di un cumulo delle situazioni di crisi”. 

In altri termini, a preoccupare il sinodo dei vescovi maroniti è l’emorragia umana che è in atto in questi Paesi. Per riprendere le parole di un prelato che ha chiesto l’anonimato, “non c’è più nessuno ad Aleppo, a Damasco e in Terra Santa”. 

Per fare un esempio, sappiamo che ad Aleppo restano solo il 10% circa dei 400mila cristiani che abitavano la metropoli del nord prima dello scoppio del conflitto siriano nel 2011. 

Di fronte a tutto questo, i vescovi non intendono calare le braccia e affermano, nella loro nota, che difenderanno la causa di queste popolazioni forzate all’esodo a causa della guerra, dall’insicurezza, dalle necessità economiche o dalle pressioni ideologiche. Lo faranno di fronte alle istanze arabe e internazionali, di modo che possano “preservare la loro identità culturale, e perché i loro Paesi ritrovino il loro posto all’interno della comunità araba e internazionale”. 

Si parla di speranza? Senza dubbio. Certo, i vescovi sono sinceri nella loro argomentazione, ma non fanno altro che constatare che l’esodo delle popolazioni cristiane dal Medio oriente - in una certa misura - è irreversibile. Esso genera poi un fenomeno di vasi comunicanti, con l’Oriente che si stan svuotando nella direzione dei Paesi dell’emigrazione. 

Vasi comunicanti

Del resto, il sinodo non fa nient’altro che prenderne atto. Nel comunicato finale afferma di aver esaminato “la situazione dei vescovati della diaspora, così come l’aumento del numero dei loro fedeli e dei loro bisogni pastorali, in special modo per quanto riguarda i sacerdoti”. Secondo il comunicato, i prelati si sono concentrati sulle diocesi in Francia, quelle dell’Africa occidentale e centrale, le comunità in Sud Africa, in Europa occidentale e del Nord, così come in America centrale, Colombia Perù ed Ecuador. Le diocesi del Libano, principale bacino di riserva di preti maroniti, sono state sollecitate a dare “priorità” alla formazione di sacerdoti missionari e “di aiutare a livello finanziario le comunità bisognose e in continua crescita” al livello numerico. 

Fattori di unità

Affrontando il tema della riforma liturgica in seno alla Chiesa maronita, il sinodo ha poi insistito sulla liturgia come fattore di unità fra i maroniti. Una attenzione particolare è stata accordata al contempo, per il suo ruolo unificatore, ai programmi in vigore nei quattro seminari preposti alla formazione al sacerdozio: Ghazir, Karm Saddé, Washington e Roma, con una nota particolare “sull’accompagnamento” a tutti gli stadi della formazione sacerdotale, per scartare i candidati incompatibili con la missione della Chiesa.

Inoltre, il sinodo ha rivolto particolare attenzione ai tribunali religiosi maroniti e alla cura pastorale del matrimonio. L’auspicio è quello di arrivare alla creazione di giudici a tempo pieno e alla formazione di preti che siano specializzati nel diritto canonico. Vi sono poi i complimenti per i buoni risultati ottenuti nel contesto degli sforzi compiuti in questi ultimi anni per sviluppare centri di ascolto e riconciliazione, di accompagnamento e preparazione al matrimonio.

Fra gli altri temi oggetto del sinodo la presenza dei rifugiati siriani in Libano, il loro numero e la loro distribuzione geografica. A tal fine, i vescovi hanno preso visione di un rapporto dettagliato preparato dalla Fondazione maronita nel mondo.

Scuole e gli alloggi 

Le catastrofi sociali che si sono abbattute sul Libano negli ultimi anni non hanno risparmiato nemmeno il paesaggio e le infrastrutture, comprese le scuole cattoliche all’interno delle quali studia il 70% degli allievi in Libano. Una legge sull’aumento dei salari nel settore (la 46/2017) le ha messe in crisi al punto di obbligare alcune di esse a chiudere i battenti. 

Il sinodo non ha dimenticato di incoraggiare lo Stato libanese a riprendere il suo programma di prestiti per la casa, sospeso a causa di un indebolimento del suo ruolo di guida della Banca centrale. Per il sinodo, bloccare l’orizzonte delle giovani coppie in questo settore equivale a spingerle all’esodo e accentua l’emorragia umanitaria del Paese. Infine, i vescovi hanno esortato la classe politica a instaurare un clima di fiducia nel Paese e a preservare lo spirito del vivere in comune e “dell’equilibrio” all’interno degli ingranaggi che compongono la macchina statale. 

Elezioni

Sul fronte delle nomine: il vicario e ausiliare patriarcale Boulos Abdel Sater è stato eletto nuovo arcivescovo di Beirut, subentrando a mons. Boulos Matar. Egli è stato a sua volta sostituito nel ruolo di vicario da p. Antoine Aoukar, altro responsabile dell’Ordine di Sant’Antonio di Vienne.

Il vicario e ausiliare patriarcale Youhanna Rafic Warcha è stato nominato rappresentante del patriarcato presso la Santa Sede e presidente del Collegio maronita, in sostituzione del vescovo François Eid, che ha raggiunto l’età della pensione. All’interno della cura patriarcale è chiamato a sostituirlo il corepiscopo Peter Karam, finora responsabile del vescovato maronita di Nostra Signora del Libano a Los Angeles.

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