12/10/2011, 00.00
EGITTO
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L’Egitto sotto shock per il brutale attacco contro i copti. Chieste le dimissioni del governo

di André Mounir Azzam
Il ministro delle Finanze ha già presentato le sue dimissioni, invitando il resto dell’esercito a prendersi le sue responsabilità. Tv di Stato accusata di aver incitato il popolo all’attacco contro i cristiani diffondendo false informazioni. Testimoni oculari degli scontri del 9 ottobre raccontano di corpi martoriati dai blindati dell’esercito. Intellettuali e leader religiosi preoccupati per il clima di repressione che minaccia il futuro del Paese.
Il Cairo (AsiaNews) – Oggi nelle strade del Cairo e di altre città egiziane si vedono molte donne cristiane vestite di nero in segno di lutto e protesta per la brutale uccisione dei 25 manifestanti copti morti lo scorso 9 ottobre durante gli scontri con l’esercito. In questi giorni in molti hanno criticato il Consiglio supremo dei militari, considerato incapace di governare e anzi di fomentare il conflitto fra cristiani e musulmani. Ciò ha spinto Hazem el-Beblawi, ministro delle Finanze e vice-premier, a presentare le sue dimissioni affermando che “il governo ha fallito nel tener fede al suo principale compito di mantenere la sicurezza nel Paese e dovrebbe ammettere i suoi errori, scusandosi con la popolazione”.

Dopo nove mesi di governo di transizione e a poche settimane dalle elezioni parlamentari un grande interrogativo si pone di fronte a tutti gli egiziani: dove stiamo andando? Il Consiglio supremo delle forze armate sta incoraggiando i movimenti fondamentalisti? Le indagini saranno oneste? Ogni cittadino sente che l’Egitto sta tornando indietro dopo i furori di piazza Taharir e la popolazione sta perdendo la speranza per il futuro.

Prima dei tragici eventi del 9 ottobre una nota giornalista, Farida al Shubashy, ha scritto in un articolo “che lo spirito del nazismo sta rivivendo in Egitto. Come Hitler voleva lo sterminio degli ebrei, così fondamentalisti islamici e salafiti vogliono sterminare i cristiani”. Ieri, il grande scrittore, Alaa al Asswany, famoso per il suo libro “Yacoubain Building”, ha denunciato in un editoriale il vento di fascismo che regna ora in nel Paese.

Esempio di questo clima di repressione è la continua circolazione di informazioni false e fuorvianti sui media ufficiali. Durante la manifestazione dei copti davanti al palazzo di Maspero, la Tv di Stato ha diffuso false informazioni, accusando i cristiani di aver ucciso tre soldati, incitando tutto il popolo egiziano a scendere in piazza per salvare i militari dall’attacco. Ciò ha avuto effetti terrificanti. Un gruppo di persone ha visto una ragazza musulmana senza velo e credendola cristiana l’ha inseguita per strade e vicoli per poi picchiarla selvaggiamente. Davanti all’ospedale copto del Cairo, dove sono stati ricoverati i feriti e i morti degli scontri, decine di auto sono state bruciate, soprattutto quelle con all’interno croci e altri simboli cristiani. I responsabili della Tv di Stato hanno prima negato qualsiasi responsabilità, ma poi hanno ammesso che solo un militare è morto negli scontri, imputando l’errore allo stress del giornalista. Tuttavia si sono rifiutati di dare il nome del sodato. Ora tutti sono convinti che l’esercito non ha avuto perdite.

Un'altra informazione falsa si riferisce ai lanci di pietre contro le forze dell’ordine, che hanno giustificato la reazione spropositata dei militari. Alcuni testimoni dicono di aver visto bande di criminali lanciare dai tetti mattoni e pietre per creare confusione fra la folla.

La dimostrazione organizzata dai copti, per chiedere le dimissioni del governatore di Aswan dopo l’incendio di una chiesa, era pacifica. Ad essa hanno partecipato anche diversi musulmani che sono rimasti finché l’esercito non ha attaccato i manifestanti schiacciandoli con i mezzi blindati. Testimoni raccontano di corpi stritolati e irriconoscibili. Un sacerdote è uscito dalla piazza con in mano un sacchetto contenente la testa spappolata di un ragazzo di nome Peter, chiedendo alla gente come poteva fare per recapitare i miseri resti alla famiglia. Un dottore esperto in medicina legale, che lavora nell’obitorio di Stato, ha affermato di non aver mai visto cadaveri così martoriati, nemmeno ai tempi della strage di Luxor avvenuta alla fine degli anni ’90.

Per far luce sugli eventi e procedere ad indagini accurate, lo scorso 10 ottobre il grande iman di Al Azhar, lo sceicco Ahmed al Tayeb, ha organizzato un incontro con vescovi cristiani, alte autorità islamiche, giuristi e attivisti per i diritti umani.

Ora tutti vogliono sapere chi ha dato l’ordine di sparare contro i dimostranti e si chiedono perché non ci sono state reazioni quando nell’Alto Egitto i fondamentalisti hanno bloccato i treni per 10 giorni, paralizzando i trasporti in tutto il Paese. Perché c’è stata un’azione così brutale contro una manifestazione pacifica? Perché nessuno è stato arrestato per l’incendio della chiesa di San Giorgio nel villaggio di Merinab (distretto di Edfu, Asswan)? Media, opinione pubblica, molti giuristi e commissioni per il dialogo interreligioso chiedono le dimissioni del governatore di Asswan, un ex generale dell’esercito, perché ha fallito non riuscendo a risolvere il conflitto fra cristiani e musulmani, ma soprattutto perché ha diffuso informazioni false in merito all’incidente. Il governatore ha giustificato l’incendio sostenendo che la chiesa copta era solo una sala per riunioni e che i cristiani avevano violato la legge trasformando senza autorizzazione l’edificio in luogo di culto. Secondo lui l’attacco dei giovani musulmani è servito per ristabilire l’ordine. Tutto ciò è falso. La chiesa di S. Giorgio esiste da più di ottanta anni e aveva bisogno di restauri. I documenti sono in regola e hanno impresso il timbro del governatorato.

Gli islamici moderati hanno paura e sono scioccati da questi eventi che vedono coinvolti esercito ed estremisti islamici. Un grande avvocato musulmano ha chiesto “alla grande e vera Chiesa dell’Egitto” di pubblicare un comunicato più forte di quello letto ieri da Amba Yonnes, vescovo ausiliare di Shenouda III. Il 10 ottobre una folla di musulmani ha partecipato ai funerali solenni delle vittime celebrati nella cattedrale del Cairo. Il clima di unità è stato però macchiato dai fondamentalisti. Mina, una ragazza cristiana morta negli scontri, aveva chiesto ai suoi familiari di far passare la sua bara in piazza Tahrir, ma ciò non è stato possibile. Giunti nei pressi della piazza un gruppo di estremisti ha attaccato il corteo funebre, costringendo la gente a cambiare strada. Questo fatto ha scosso ancora di più l’animo degli egiziani, che nonostante le divisioni sono abituati a rispettare le esequie.
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