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» 16/03/2010 09:53
TURCHIA
L’Europa chiede ad Ankara di riconoscere il Patriarcato ecumenico e le altre minoranze religiose
di NAT da Polis
Una sentenza della Commissione europea per la democrazia afferma infatti che il titolo “ecumenico” del Patriarcato di Costantinopoli è universalmente riconosciuto e non si capisce l’ostinazione delle autorità turche nel non riconoscere un fatto storicamente definito. Il monito europeo utile a Erdogan nella sua battaglia per la riforma della costituzione.

Istanbul (AsiaNews) - La Commissione europea per la democrazia ha emesso una sentenza nella quale sollecita la Turchia a riconoscere, come da tempo immemore fa l’intera comunità internazionale, lo status del Patriarcato ecumenico e il suo ruolo storico come esso è stato definito sin dal VI secolo. Nella stessa sentenza si riconosce lo stato giuridico di tutte le minoranze religiose in Turchia.
 
La commissione, detta commissione Venezia, dal nome della città lagunare dove s’è riunita l'altro ieri, fa parte del Consiglio d’Europa, che riunisce 47 Stati, compresa la Turchia.
 
Le autorità turche, sin dalla fondazione nel 1923 della Repubblica turca, si rifiutano di riconoscere lo stato giuridico e religioso della sede di Costantinopoli, considerandola come una semplice diocesi della sola comunità ortodossa di Costantinopoli ed al Patriarca si riconosce la sola funzione di pastore di quella comunità.
 
Questa sentenza, commenta il noto giornalista, direttore del www.amen.gr, Nikos Papachristou, oltre a ristabilire il diritto storico di Costantinopoli, pone le basi non solo per la riapertura della scuola teologica di Chalki (nella foto), ma anche per cambiare la situazione attuale, per la quale i metropoliti debbono essere cristiani ortodossi di nazionalità turca.
 
La commissione afferma infatti che il titolo “ecumenico” del Patriarcato di Costantinopoli è universalmente riconosciuto e non si capisce l’ostinazione delle autorità turche nel non riconoscere un fatto storicamente definito e accettato in tutto il mondo. E proprio al ruolo ecumenico del patriarcato questa commissione lega il funzionamento della scuola teologica, chiedendone l’immediata riapertura. Fa inoltre esplicito richiamo alla Turchia per il riconoscimento giuridico del Patriarcato ecumenico e di tutte le comunità religiose presenti in Turchia. Alla discussione erano presenti due rappresentanti del governo di Ankara, le tesi dei quali sono state respinte.
 
La commissiona ha inoltre ricordato alla Turchia il rispetto dell’articolo 9 del Trattato sui diritti dell’uomo, che prevede il diritto alla libertà religiosa, per il quale non va ostacolato l’esercizio delle funzioni religiose e alla sede di Costantinopoli di fregiarsi del titolo di Patriarcato ecumenico. Certamente, si dice nella sentenza, la Turchia non è obbligata a riconoscere il titolo ecumenico, ma non può però costringere nessuno a non riconoscere questo titolo storicamente affermato, definito e universalmente accettato. E proprio su quest’ultimo punto il gran giurì ha dichiarato di non comprendere le ragioni giuridiche per le quali la Turchia si rifiuta di riconoscere il ruolo storico del patriarcato.
 
Nella sentenza si è respinto il richiamo ai trattati di Losanna da parte di Ankara, in quanto esso non fa alcuna menzione del Patriarcato ecumenico e di conseguenza non pone alcuna limitazione all’esercizio del suo ruolo. In proposito, si commentava tra gli addetti i lavori che il trattato di Losana (1923) è ormai reso obsoleto e superato dai recenti trattati sui diritti dell’ uomo. Per cui persistere a invocarlo è indice di arroccamento su posizioni superate dai tempi.
 
La sentenza, benché condanni per l’ennesima volta la Turchia per inosservanza dei diritti dell’uomo, in sostanza non dispiace ad Erdogan il quale potrà rinfacciare ai padrini della vecchia nomenclatura burocratica, imperniata sulla magistratura e sulla corte suprema, una mentalità non adeguata alla dimensione europea, e potrà invocare la necessità di accelerare i tempi della riforma della costituzione turca, gia avviata, responsabile di tutti i mali della Turchia.
 
Sarà un caso, ma al termine dell’incontro di giovedì scorso nel palazzo di Dolmabahce, a Istanbul, tra il vice capo del governo Bulent Arinc, responsabile anche delle fondazioni religiose, e tutti i capi spirituali delle minoranze religiose, compreso Bartolomeo, a una domanda dei giornalisti sulla riapertura di della scuola teologica di Chalki, lo stesso Arinc ha riposto che il governo Erdogan è deciso a permettere la riapertura.
 
Si apre la speranza di una vera primavera per le minoranze religiose in Turchia.
 

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