12/08/2010, 00.00
PAKISTAN
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L’Onu avverte: nel Pakistan alluvionato si insediano i talebani

Milioni di profughi mancano di tutto e funzionari Onu spiegano che chi ha un’organizzazione militante può approfittare della misera del popolo. Occorrono subito grandi aiuti, per evitare innumerevoli morti per fame, freddo, epidemie.
Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – Occorrono subito oltre 459 milioni di dollari di aiuti per il Pakistan flagellato dalle peggiori inondazioni che si ricordino, secondo John Holmes, capo degli Aiuti umanitari delle Nazioni Unite. Si deve anche vigilare perché il terrorismo talebano “sta tentando di mettere di un piede di nuovo [nella regione] facendo apparire alla popolazione che loro sono attivi in queste zone isolate”.
 
In una dichiarazione del 10 agosto i talebani locali hanno descritto l’inondazione come “una punizione divina” per il Paese per avere accettato un leader secolare eletto e hanno sollecitato la gente a non accettare aiuti stranieri. Fonti militari confermano che i ribelli, già cacciati dalla regione, nelle ultime 2 settimane hanno incrementato gli attacchi nell’area alluvionata. Inoltre fanno a gara con il governo nel mandare aiuti in alcune zone, come quella degli etnici Pashtun.
 
Jean-Maurice Ripert, inviato Onu in Pakistan, ammonisce che “la miseria della popolazione può essere sfruttata da chi ha organizzazione politica o militante”.
Holmes stima che nel Paese ci sono oltre 15 milioni di profughi per le inondazioni ma il disastro ha colpito oltre 40 milioni di persone, 6 milioni hanno bisogno di aiuti immediati come cibo, acqua potabile, servizi sanitari, tende e altri ripari, materiale per cucinare e per difendersi dalle mosche, “altrimenti molta gente potrebbe morire per epidemie o mancanza di cibo”.
 
Da giorni Islamabad ha riconosciuto di non avere mezzi sufficienti per affrontare la catastrofe: nel meridionale Sindh migliaia di famiglie non hanno nemmeno un riparo e sono accampate su banchine e strade in alto, esposte a sole e pioggia, prive di tutto: l’acqua ha distrutto coltivazioni, bestiame, strade e infrastrutture, almeno 6mila villaggi sono stati cancellati. Si prevede che il monsone possa continuare per un altro mese e per i profughi la situazione è ogni giorno più dura: intanto per oggi e domani sono attese nuove pesanti piogge, il Fiume Indo ha una portata d’acqua almeno 10 volte superiore al normale ed è elevato il rischio di nuove inondazioni, anzitutto nelle zone basse di Hyderabad, 1,6 milioni di persone e 6° maggior città del Paese, tuttora protetta da una diga che però potrebbe non reggere un’ulteriore spinta delle acque.
Abdullah Hussain Haroon, ambasciatore pakistano presso l’Onu, conferma che nelle zone colpite ci sono casi di colera e che “è alto il pericolo di epidemia”.
 
Secondo l’Onu i morti accertati sono 1.600, i dispersi migliaia e circa 300mila abitazioni sono state distrutte o danneggiate in modo serio (ma il ministro pakistano per l’Informazione Qamar Zaman parla di 722mila case danneggiate).
 
Mohsin Leghari, membro del parlamento regionale del Punjab, devastato dalle inondazioni, spiega che bambini e anziani sono affamati e la gente è pronta ad attaccare i convogli di rifornimento per prendere quanto le occorre.
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