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» 02/08/2010
THAILANDIA - CAMBOGIA
L’Unesco non approva il piano cambogiano per la gestione del tempio di Phra Viharn
di Weena Kowitwanij
La proposta, contenuta in un documento di appena quattro pagine, è stato inviato in ritardo all’Unesco. L’approvazione del piano è stata rimandata al 2011. Il tempio di Phra Viharn è conteso tra la Cambogia e la Thailandia. Esultano i villaggi thailandesi al confine, sperando nella fine delle ostilità tra i due Stati.

Bangkok (AsiaNews) – Il 29 luglio scorso, la Commissione sul patrimonio dell’umanità dell’Unesco, riunita in Brasile, ha rinviato al 2011 l’approvazione del piano del governo cambogiano per la gestione del tempio indù di Phra Viharn.

Il documento presentato da Phnom Penh, composto di sole quattro pagine, ritenute insufficienti dalla commissione, è stato presentato all’Unesco appena sei settimane prima dell’incontro e non è stato visionato nel dettaglio dalla parte thailandese. Per questi motivi, il piano non è stato approvato. Ci sarà una nuova discussione nel 2011, quando l’Unesco si riunirà nel Bahrain.

Il tempio indù si trova al confine tra la Cambogia e la Thailandia ed è conteso dai due Stati. Nel 1962 la Corte internazionale lo ha attribuito alla Cambogia suscitando le proteste di Bangkok e dando luogo a scontri armati tra i due Paesi.

 La zona dove sorge il tempio è considerata territorio cambogiano, ma è circondata da scoscesi dirupi coperti di giungla che la Thailandia rivendica come suoi. Per la morfologia del territorio, il sito non può essere raggiunto passando dalla Cambogia. Dopo anni di trattative, la disputa si è riaccesa nel 2008, quando l’Unesco ha deciso di dichiarare il tempio patrimonio mondiale dell’umanità, imponendo alla Thailandia di consentirne l’accesso attraverso i suoi confini.

Gli abitanti dei villaggi della provincia di Srisaket, dove è situato il tempio, hanno esultato alla notizia del rinvio: “Siamo molto felici. La situazione era tesa e non ci permetteva di vendere i prodotti della foresta ai visitatori di entrambi i Paesi come abbiamo sempre fatto”, a causa degli scontri a fuoco che si verificano tra i due Stati.

Per evitare il rischio di nuovi scontri sul confine, il vice-primo ministro Suthep Thaugsuban ha domandato al People Alliance for Democracy “di non riunirsi al confine per non aumentare la tensione politica”. Si è detto anche soddisfatto del risultato dell’assemblea dell’Unesco: “È una buona opportunità per risolvere in modo pacifico il problema”.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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