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  • » 16/06/2008, 00.00

    CAMBOGIA – CINA

    L’ombra del dragone si allunga sulla Cambogia



    Si rafforzano gli scambi fra i due Paesi nel settore del commercio, dell’industria e nel turismo. La Cina offre anche aiuto militare, mentre fra gli studenti è in aumento la percentuale di quanti scelgono il mandarino. Ma l’influenza cinese porta anche corruzione e sfruttamento della manodopera.

    Phnom Penh (AsiaNews) – Cresce l’influenza cinese in Cambogia: il gigante asiatico, assetato di energia e materie prime e interessato a estendere la propria influenza nella regione, si propone quale maggior investitore e partner commerciale del Paese. Una influenza che non si limita solo al commercio e all’industria, ma si diffonde a livello sociale e culturale, visto che la lingua cinese è diventata un punto di riferimento essenziale nel mondo degli affari, superando anche il monopolio imposto sinora dall’inglese.

    Le relazioni fra i due Paesi risalgono alla fine degli anni ’50, rafforzate due decenni più tardi durante il regime sanguinario del dittatore maoista Pol Pot sostenuto attivamente dalla Cina, a dispetto del genocidio del popolo Khmer, che ha causato la morte di oltre un milione di cambogiani in poco meno di 5 anni. Fonti della China News Agency riferiscono che la Cina è uno dei principali partner commerciali della Cambogia, grazie alle 3.016 imprese cinesi che operano nel territorio per un volume di affari pari a 1,58 miliardi di dollari alla fine del 2007. Lo scorso anno i commerci bilaterali sono cresciuti del 30% rispetto al 2006, per un volume di investimenti di 730 milioni di dollari. Un appoggio che non si limita allo scambio economico, ma si riflette anche nel sistema difensivo del Paese: la Cina fornisce assistenza militare alla Cambogia, rafforzando la flotta della marina con 9 lance per il controllo delle acque nel 2007 e 5 navi da guerra nel 2005.

    La presenza cinese offre però un rovescio della medaglia: attivisti per i diritti umani ed esponenti che si battono nella lotta contro la corruzione denunciano un aumento esponenziale di disboscamenti illegali di ampie zone della foresta, opere di escavazione non regolamentate, sfruttamento della manodopera e una crescita smisurata nei livelli di corruzione. Secondo Simon Taylor, direttore dell’ente internazionale Global Group, il “crescente afflusso di capitali cinesi, che vanno per la maggior parte a funzionari ed elementi del Governo, ha contribuito a innalzare il livello generale di corruzione nel Paese”.

    Nel frattempo il governo cambogiano ha approvato la costruzione di due centrali idroelettriche, realizzate da imprese cinesi, i cui lavori inizieranno entro la fine del 2008: un progetto osteggiato dagli ambientalisti che denunciano “seri danni all’ecosistema del Paese e un rischio per la vita di migliaia di persone”. Le dighe verranno costruite nella provincia di Koh Kong, nel sud-ovest del Paese, con un volume di spesa di 540 milioni di dollari messo sul piatto dalla China National Heavy Machinery Corp. (i lavori termineranno nel 2014), e di 495,7 milioni di dollari sborsato dalla Michelle Corp., l’altra azienda cinese che si occuperà del progetto e che produrrà 338 megawatt di elettricità.

    Gli investimenti delle aziende cinesi, spingono infine gli studenti del Paese a privilegiare il mandarino rispetto all’inglese (che rimane comunque la lingua straniera più diffusa), perché si rivela indispensabile nel settore dei commerci: esso rappresenta una risorsa fondamentale per trovare una migliore sistemazione in ambito professionale nei settori dell’industria e del turismo. La più importante scuola cinese in Cambogia è la Duan Hoa Chinese School a Phnom Penh, suddivisa in due diversi settori con oltre 7mila iscritti; la seconda, la Chhung Cheng Chinese School, è assai diffusa fra le famiglie sino-khmer e annovera circa 2mila studenti. Il governo prevede infine di inserire il cinese quale materia di studio obbligatoria nei curricula universitari.

     

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